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The Ranch parte 5, le impressioni di metà stagione

La sitcom interpretata da Ashton Kutcher e Danny Masterson si prende una pausa, congedando definitivamente uno dei due protagonisti.

half season The Ranch parte 5, le impressioni di metà stagione
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(Attenzione, questa recensione contiene spoiler)
Siamo arrivati alla svolta annunciata sei mesi fa: la dipartita di Danny Masterson da The Ranch, dovuta ad accuse di violenza sessuale nei confronti dell'attore e produttore esecutivo dello show che da due anni fa parte del catalogo comico di Netflix. Al momento della decisione di estromettere Masterson era quasi terminata la produzione dei primi dieci episodi della terza stagione (gli altri dieci sono attualmente in lavorazione, in vista di un arrivo sulla piattaforma di streaming entro la fine dell'anno), con quella che presumibilmente è stata una riscrittura all'ultimo minuto per far uscire di scena lo scomodo interprete di Rooster Bennett.
Ed è con una sana dose di giustizia poetica che l'incallito donnaiolo lascia il ranch di famiglia: nel finale di questa prima parte di stagione, intitolato Change (cambiamento), Rooster viene minacciato dall'ex-marito della compagna, il quale gli intima di andarsene per sempre, pena una serie di conseguenze negative per tutti i suoi cari. In altre circostanze si potrebbe pensare a una soluzione per congedare un attore che voleva passare ad altro, lasciando però la porta aperta per eventuali ospitate future, come capita spesso in altre serie di successo (basti pensare, ricollegandoci al precedente sodalizio tra Masterson e Ashton Kutcher, a come quest'ultimo e Topher Grace lasciarono That ‘70s Show).
Qui invece, nonostante la scelta di far semplicemente sparire Rooster anziché ucciderlo, è altamente probabile che il fratello di Colt sia effettivamente persona non grata sul piano narrativo, con tanto di sostituto già dietro l'angolo: nella seconda metà della stagione a Masterson subentrerà Dax Shepard, un altro vecchio amico di Kutcher, e forse la serie cambierà in positivo, dopo due e stagioni e mezzo di soluzioni simpatiche ma fin troppo aderenti a una formula rigida e piuttosto datata.

La famiglia disunita


Chiuso il capitolo Rooster, i primi episodi della terza stagione continuano a giocare, in modo per lo più efficace, sui contrasti fra gli altri membri della famiglia, principalmente il conservatorismo stoico del patriarca Beau ("Ci sono più armi da fuoco in casa mia che in tutto il Canada") e la stupidità senza limiti di Colt, quest'ultima abbinata al pragmatismo di Abby che ora darà alla luce un nuovo Bennett (con grande gioia dei suoi genitori, interpretati da Jim Beaver e Debra Jo Rupp).
Tra incendi, affari andati male e furti, questo gruppo centrale rimane il motivo migliore per vedere lo show, insieme a una dose di autoironia dalla cattiveria inattesa: già nella prima stagione si era scherzato sulla natura di Netflix, ma in questa sede si va ben oltre, chiamando in causa Fuller House e facendo dire a Colt "Non è un granché, ma una volta che hai iniziato vuoi sapere come andrà a finire."
Un atteggiamento che alcuni avranno avuto anche nei confronti di The Ranch, forse proprio per sapere come Masterson sarebbe uscito di scena, e il fatto che gli autori, seppure per interposta serie, riconoscano la qualità non sempre eccelsa dello show è un segnale positivo per il futuro, che eccezionalmente si può considerare davvero incerto, fenomeno raro per le sitcom in generale e per questo programma in particolare, che era stato venduto sulla base dell'accoppiata Kutcher-Masterson. E così, archiviata la quinta parte, si aspetta la sesta con genuina curiosità anziché la rassegnazione abitudinaria dei tre cicli precedenti.