The Walking Dead 8x08 Recensione: molto rumore per nulla

La serie arriva alla consueta interruzione natalizia con abbondanti dosi di azione ma l'anima filosofica e umana è ormai un lontano ricordo.

The Walking Dead 8x08 Recensione: molto rumore per nulla
Articolo a cura di

Nei mesi che hanno preceduto la messa in onda dell'ottava stagione di The Walking Dead era stata data una particolare importanza al primo episodio, il centesimo della serie e, stando ai produttori, l'evento che poneva le basi per altrettante puntate a venire. Una dichiarazione che, a conti fatti, non ha trovato il suo corrispettivo pratico in ciò che abbiamo visto sullo schermo, a meno che tale promessa non fosse legata a tutta la prima metà della stagione, poiché l'ormai obbligatorio finale mid-season, seguito da due mesi di pausa, contiene davvero almeno un elemento capace di ridefinire l'essenza dello show (a patto che non si tratti di un cliffhanger gratuito come quello di Negan al termine della sesta annata).
Per arrivare a quel colpo di scena (che non sveliamo qui, se ne riparlerà prossimamente) è stato però necessario impostare la stagione in modo forse più discontinuo del solito, alternando diversi momenti di interesse non indifferente a svariati tempi morti capaci di durare anche quasi un episodio intero, nel peggiore dei casi.
Si riconferma quindi la fastidiosa tendenza degli ultimi anni, dove si dà l'importanza necessaria all'inizio e alla fine della stagione, con l'aggiunta del momento di suspense strategico a metà annata per tenere il pubblico sulle spine, e tutto il resto passa in secondo piano, fungendo da (lungo) riempitivo tra un evento importante e l'altro. In questa sede la trama orizzontale riguardava l'inevitabile grande scontro tra le varie fazioni e il gruppo di Negan, una battaglia i cui preparativi sono durati sette episodi solo perché occorre avere altro materiale da sfruttare in primavera. E quando si arriva finalmente al confronto, la delusione è dietro l'angolo poiché la strategia dei "buoni", oggetto di anticipazione narrativa per diverse settimane, è piena di buchi e, soprattutto per gli standard dello show, particolarmente ridicola.

E adesso?

Per la AMC, nonostante i cali degli ascolti (la première, ricordiamolo, è stata la meno vista dai tempi della terza stagione), quello di The Walking Dead rimane un progetto su cui puntare per assicurare il futuro commerciale del network, con promesse di continuare per decenni con le disavventure di Rick Grimes e degli altri superstiti dell'apocalisse zombie creata da Robert Kirkman (il quale, d'altro canto, ha annunciato che il fumetto originale giungerà invece a un capolinea tra non molto).

Se questi primi otto episodi della nuova annata sono indicativi della strada che intendono seguire il rischio di ulteriori abbandoni anche da parte dei fan duri e puri non è da trascurare, ed è davvero auspicabile un cambio di rotta, forse con un passaggio di consegne dietro la macchina da presa (Scott M. Gimple, attivo come sceneggiatore dalla seconda stagione e subentrato a Glen Mazzara come showrunner a partire dalla quarta, è ormai visibilmente a corto di idee veramente forti). Se sfruttata come si deve, l'idea introdotta alla fine dell'episodio potrebbe essere l'assestamento di cui la serie ha disperatamente bisogno, e l'eventuale inizio di un nuovo percorso più simile ai primi tempi, quando The Walking Dead era davvero un appuntamento catodico irrinunciabile.