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Una serie di sfortunati eventi: prime impressioni sulla seconda stagione

Dal 30 marzo sono disponibili su Netflix i nuovi episodi della serie tratta dalla saga letteraria creata da Lemony Snicket, pseudonimo di Daniel Handler.

half season Una serie di sfortunati eventi: prime impressioni sulla seconda stagione
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Continue disgrazie, eventi ai limiti dell'assurdo, bambini più svegli degli adulti e black humour: bastano questi pochi elementi per sapere con certezza di cosa stiamo parlando. Una serie di sfortunati eventi infatti non ha bisogno di presentazioni: la saga letteraria per ragazzi scritta da Lemony Snicket (pseudonimo di Daniel Handler) è stata tradotta in più di quaranta lingue e ha venduto oltre 65 milioni di copie in tutto il mondo, raggiungendo una popolarità tale che i primi tre libri hanno ispirato un film, uscito nel 2004. Nel 2017 su Netflix è arrivata la serie televisiva, la cui seconda stagione è disponibile dal 30 marzo. Composta da dieci episodi, questa stagione (saranno tre in tutto) copre le vicende di altri cinque libri della saga, dal quinto - L'Atroce Accademia - al nono, Il Carosello Carnivoro. Torniamo quindi a seguire le sfortunate vicende dei tre fratelli Baudelaire, come sempre in fuga dal malvagio Conte Olaf (Neil Patrick Harris) e alle prese con un mondo popolato da adulti inetti e incapaci. Ecco alcune considerazioni sulla prima metà stagione.

Elementi ormai collaudati

Il primo episodio si apre lì dove si era interrotta la prima stagione: gli orfani Baudelaire si trovano ora alla Prufrock Preparatory School e sono in attesa di incontrare il preside. Il problema di avere bambini molto piccoli come protagonisti è che crescono in fretta nei mesi di pausa tra una ripresa e l'altra, e infatti notiamo subito come l'attrice che interpreta la piccola Sunny, Presley Smith, sia molto cresciuta. Lì dove la sospensione dell'incredulità rischia di risentirne però intervengono le battute degli stessi protagonisti, che in maniera metatelevisiva ironizzano sulla lunga attesa davanti allo studio del preside ("Aspettiamo da così tanto tempo che anche Sunny sembra cresciuta"). Avevamo trovato commenti di questo genere già nella prima stagione, e anche in questi cinque episodi li troviamo sparsi qui e lì, centellinati in modo che la battuta sia sempre inaspettata. Ritroviamo anche gli altri elementi peculiari (e apprezzati da pubblico e critica) della serie, in linea con quello che già era lo stile dei romanzi: black humour a dismisura, umorismo sottile e carico di sottintesi che si accompagna a scene e momenti ai limiti dell'assurdo, e naturalmente un Lemony Snicket (Patrick Warburton) che è sia narratore esterno che personaggio.

To binge or not to binge?

Sono elementi che ben si mescolano e che continuano a funzionare, ma questa prima metà di stagione sembra comunque poco adatta al binge-watching. La struttura portante degli episodi è un po' sempre la stessa: i Baudelaire finiscono in nuovo posto/con nuovi tutori, sono circondati da adulti inetti e devono sventare da soli i piani del Conte Olaf, che si presenta sempre con un nuovo travestimento.
Una trama semplice che nei libri funzionava meglio che nella serie semplicemente per i tempi di pubblicazione, che prevedevano pause tra l'uscita di un romanzo e l'altro. Il consiglio è quindi quello di centellinare gli episodi, guardandone magari due alla volta, altrimenti si rischia di arrivare a metà stagione con un vago senso di noia che potrebbe compromettere la visione del resto delle puntate.

Neil Patrick Harris: un Conte Olaf troppo protagonista?

La prima stagione di Una serie di sfortunati eventi si è imposta subito come una fresca novità nel panorama seriale, riscuotendo un immediato successo nonostante il suo non essere certo priva di difetti. Uno su tutti, la presenza troppo predominante del Conte Olaf, con un Neil Patrick Harris a tratti poco convincente per via di una sceneggiatura che sembrava volersi concentrare più su di lui che sui veri protagonisti della serie. In questi primi cinque episodi la presenza del Conte Olaf è sì massiccia - e di nuovo lo vediamo alle prese con un numero musicale - ma non arriva a oscurare le vicende dei Baudelaire, merito anche dell'introduzione di nuovi personaggi secondari che seguiamo in parallelo.

Per il momento la scrittura sembra insomma più equilibrata e va ad approfondire e arricchire quei personaggi che nei romanzi avevano poco spazio, come Jacques Snicket, fratello dell'autore/narratore e qui interpretato da Nathan Fillion, o ancora Olivia Caliban (Sara Rue) - un personaggio che subisce un completo restyling rispetto alla sua controparte letteraria. E naturalmente la sceneggiatura viene arricchita anche dal mistero che ruota attorno alla misteriosa organizzazione V.F. (V.F.D. in originale), con le indagini dei Baudelaire e le continue allusioni fatte da altri personaggi che rendono la trama finalmente più complessa e intrigante rispetto al semplice susseguirsi di fuga e scontri con Olaf che ha caratterizzato la prima stagione. Non resta che vedere cosa ci riserveranno i prossimi (sfortunati) episodi.