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Unbreakable Kimmy Schmidt: recensione della prima metà dell'ultima stagione

Il ritorno della serie dalla sigla più catchy di sempre! Riuscirà Unbreakable Kimmy Schmidt a confermarsi anche nella sua ultima stagione?

half season Unbreakable Kimmy Schmidt: recensione della prima metà dell'ultima stagione
Articolo a cura di
Luciano Moscariello Appassionato di serie tv e videogiochi, non disdegno qualche occasionale capatina filosofica, dovrei anche laurearmici un giorno.

Quattro ragazze, tre delle quali molto giovani, vengono rapite da un delirante reverendo e rinchiuse dentro un bunker per 15 estenuanti anni, convinte che il mondo sia finito. Sembra l'incipit di un noir poliziesco, di quelli emotivamente devastanti che non lasciano spazio a un sospiro di sollievo nemmeno nell'eventuale risoluzione della vicenda, a causa delle scorie postume, dell'orrore vissuto. E invece è soltanto la premessa della comedy ideata da Tina Fey, un genio ormai acclamato in America dai tempi di 30 Rock, senza contare alcuni dei suoi sketch divenuti celebri per il Saturday Night Live. Unbreakable Kimmy Schmidt non è e non è mai voluta essere una rivoluzione spacca-genere: nonostante il plot sembri andare in linea retta nella direzione delle dramedy che tanto stanno spopolando, la serie originale Netflix, come ogni lavoro della Fey, è composta da uno scheletro quanto più classico immaginabile, ma levigato e curato fino allo stato dell'arte.
Le avventure dell'ingenua e incrollabilmente ottimista Kimmy (Ellie Kemper), del capriccioso attore gay di colore Titus Andromedon (Tituss Burgess), dell'ancora fin troppo arzilla Lilian Kaushtupper (Carol Kane) e dell'ex ricca viziata Jacqueline White (Jane Krakowski) sono così giunte al loro ultimo atto, cariche di una varietà di situazioni e tematiche invidiabili, e pronte a mescolare per l'ennesima volte le carte in tavola. Per ora, però, solo a metà, vista l'insolita decisione di dividere la stagione in due tronconi da sei episodi ciascuno, il secondo dei quali verrà rilasciato addirittura a gennaio 2019. Una scelta non propriamente consumer friendly, ma sfruttata come meglio non si poteva. Vi spieghiamo il motivo.

It's a miracle!

Se fino a questo momento le eccentriche peripezie nella Grande Mela di Kimmy avevano un ben preciso denominatore comune, ovvero la ricerca sfrenata di qualche dollaro da mettere in tasca per sopravvivere, adesso la musica è cambiata: avevamo infatti lasciato la sempre sorridente protagonista con un lavoro nuovo di zecca presso una start-up e Jaqueline a gestire la carriera di Titus, mentre Lilian affronta il lutto del suo ultimo amante.Il nuovo lavoro spalanca le porte di un nuovo mondo per Kimmy, un universo fatto di shopping, lunghe escursioni dall'estetista, una deliziosa versione caricaturale di Netflix (parodiare il proprio datore di lavoro è un feticcio immancabile per la Fey) e anche severe responsabilità lavorative.
Ogni elemento funziona a meraviglia, l'intreccio è un orologio svizzero della comicità sincronizzato al limite del maniacale perfezionismo, i siparietti rimangono brillanti grazie al nuovo retrogusto, gli sceneggiatori riescono mirabilmente a giocare con le novità e gli argomenti clou degli ultimi mesi, in prima linea i numerosi casi di molestie che hanno sconvolto il mondo dello show business, e raggiungono questo risultato attraverso la disarmante semplicità e allegria che caratterizzano la serie.

A fascinating transition

Fortunatamente sembra essere stata inoltre scongiurata con efficacia la sindrome dell'ultima stagione, quel timore atavico di non riuscire a creare un finale abbastanza significativo per la propria creatura. Una grande enfasi viene pertanto posta sulla caratterizzazione delle singole storyline e sulla loro trama verticale, dando spazio anche a curiosi ed intriganti cliffhanger, sul modello di quel The Good Place che sta facendo scuola negli ultimi tempi. Strada più idonea non era possibile rintracciare nell'economia narrativa di Unbreakable Kimmy Schmidt, che costantemente ha dato importanza alla crescita dei suoi attori principali, basta riguardare la prima puntata e tastare con mano l'evoluzione di Jacqueline. Amplificato questo aspetto tutto sembra dirigersi verso una naturale e non scontata accelerata finale, tra virtuosismi di pregevole fattura (l'episodio girato come un documentario è una piccola gemma) e la sempreverde ironia pungente sul mondo delle celebrità, che per ora ci lascia bramosi come non mai per il fatidico 25 gennaio 2019.

Unbreakable Kimmy Schmidt - Stagione 4 Unbreakable Kimmy Schmidt torna con la sua consueta forza e allegria dirompenti. E molto probabilmente anche con la sua miglior incarnazione fino a ora: sempre più pungenti, sempre più corposi, sempre più vari, l'umorismo e i personaggi che sorreggono la produzione sembrano essere pronti per il gran finale. L'ultimo atto di una serie ormai cult nell'olimpo delle migliori produzioni Netflix si farà però attendere ancora un bel po', visto che gli ultimi 6 episodi verranno rilasciati il prossimo Gennaio. Un modo per mantenerci perennemente affamati? I clamorosi cliffhanger di una clamorosa metà stagione dicono di si.