Netflix

Baby: a tu per tu con Benedetta Porcaroli e Alice Pagani sulle baby-squillo

Abbiamo incontrato il cast di Baby, che ha salutato per sempre i personaggi che li hanno accompagnati in questi tre anni di riprese.

intervista Baby: a tu per tu con Benedetta Porcaroli e Alice Pagani sulle baby-squillo
Articolo a cura di

Baby è arrivata a conclusione: con l'ultima stagione e i suoi ultimi sei episodi (recupera qui la recensione di Baby 3), la vicenda di Chiara e di Ludovica arriva a un punto finale. Le due baby-squillo che ci hanno tenuto compagnia per tre anni non avranno più niente da dirci e avranno portato al pettine tutti i nodi delle rispettive vicende.

Una lotta contro se stesse, ma anche contro il mondo che le circonda. Per parlarne in maniera più approfondita abbiamo incontrato Benedetta Porcaroli, Alice Pagani e il cast, supportato da Nicola De Angelis, produttore della serie per Fabula Pictures, e approfondito alcune tematiche che la serie ha fatto emergere, soprattutto negli aspetti in cui alcune scelte narrative non ci hanno del tutto convinto.

Una serie che finisce è un'avventura che finisce

Inevitabilmente, l'argomento cardine sul quale il cast si è soffermato inizialmente è stato il percorso che finisce, un'avventura che ha comunque caratterizzato l'adolescenza dei protagonisti, che in questi tre anni hanno visto crescere le loro figure e la loro carriera in concerto con i personaggi e la serie stessa.

Benedetta Porcaroli: "È sempre molto traumatico finire un percorso così intenso, in cui chiaramente si sono creati dei legami importanti con dei personaggi complessi che raccontano frammenti di una generazione non facilissima.

Da un certo punto di vista è stato molto difficile allontanarmi da Chiara, siamo cresciute insieme e ho rivissuto con lei alcuni momenti della mia giovinezza, che per fortuna è ancora in corso. Ricordandomi con tenerezza degli eventi e delle sensazioni piuttosto complicate da superare. Era previsto che la serie durasse tre anni e in qualche maniera quando abbiamo finito ho sentito anche che era arrivato il momento giusto per chiudere tutto, che l'arco fosse oramai arrivato al capolinea e che tutto quello che dovevamo raccontare era stato detto. Da un lato sono sollevata dal fatto di poter lasciare Chiara nelle mani del pubblico: so che verrà trattata nel modo giusto. "

Brando Pacitto: "È la fine di un ciclo. Come tutte le cose, come ad esempio andare al liceo, prima o poi finisce e ti lascia un po' di malinconia, ma allo stesso tempo è la conclusione giusta e bella di quanto accaduto. Parlo per me nel dire che sono cresciuto molto e sono felice di quanto Baby mi abbia permesso di fare. Finire qualcosa porta con sé inevitabilmente una componente malinconica. Dispiace, ma è bello sapere che il lavoro fatto sia stato valido e che mi accompagnerà nel mio percorso."

Nel cast della terza serie anche la figlia di Asia Argento e Morgan, che dopo aver debuttato a 13 anni diretta dalla madre, adesso può farsi conoscere dal grande pubblico, dimostrando che, da nipote di Dario Argento, buon sangue non mente.

Per Anna Lou Castoldi, quindi, queste sei puntate sono state le prime, ma saranno anche le ultime: "È triste aver fatto solo una stagione, ma mi ha insegnato moltissimo fare il ruolo di Aurora. Penso che la terza stagione sia abbastanza soddisfacente e conclusiva, dato che vengono a galla tutti i problemi. Il mio personaggio è molto positivo nella serie, aiuta Riccardo a capire cosa vuole e come si sente, è anche molto simile a me e mi sono ritrovata bene a interpretarla. Mi ha sbloccato molto come esperienza, mi ha reso meno chiusa. Mio padre ha scoperto di recente di questo mio ruolo in Baby, mia madre è molto felice, mi supporta moltissimo e ha già avuto modo di vedere la serie: è molto contenta di come sono andate le cose."

Alice Pagani: "Mi dispiace tantissimo lasciare Ludovica. Ero abituata a svegliarmi la mattina e pensare che c'era lei che mi accompagnava, che ci sarebbe stata una seconda e una terza stagione. Ora sapendo che non ci sarà una quarta mi dispiace moltissimo. Quel personaggio rimarrà vivo attraverso uno schermo, ma io non potrò più essere lei. Fare per tre anni lo stesso personaggio trasforma quell'attività in un'abitudine: ti accorgi nell'ultimo giorno di riprese che poi non rivedrai mai Ludovica, non potrò mai mettere gli abiti del personaggio. Ludovica nella prima stagione aveva una sua simpatia pur essendo antipatica.

È una cosa molto comune negli adolescenti: anch'io quando cerco di essere simpatica mi ritrovo a essere antipatica, ho lavorato molto su questo nella recitazione, facendo mio il personaggio. Nella seconda stagione poi diventa molto più sensibile, si sgretola: ci può stare che a un adolescente possa fare paura questo aspetto, mi sono sempre chiesta che cosa potessero immaginare di Ludovica gli adolescenti vedendola così fragile, perché per me è stato difficile. In questa terza stagione Ludovica, però, ha una grande forza, reagisce, e secondo me in queste tre stagioni ci sono riuscita a costruire un personaggio vero, unico: sono partita da un punto e sono arrivata a un altro, con la fragilità che è uscita, fino a costruire una grande forza."

La insospettabile spensieratezza delle baby-squillo

C'è un aspetto narrativo che ci ha portato a storcere il naso, o quantomeno a trovarlo parecchio originale. I personaggi di Chiara e di Ludovica, nonostante il processo che stanno per andare a vivere e tutte le problematiche che sono legate alla scoperta del loro ruolo di baby-squillo, riescono a ragionare con leggerezza al futuro: Ludovica col desiderio di trasferirsi a Parigi per studiare in una grande scuola di fumetto risulta la più scollata dalla realtà delle due, quasi a voler sottovalutare quanto accaduto nelle tre stagioni. Una parentesi e nulla più, che non deflagra e non provoca ripercussioni sulla vita delle ragazze e dei genitori. A questa sottigliezza ha replicato Benedetta Porcaroli, con un piglio per niente banale.

Benedetta Porcaroli: "Nel periodo critico della vita di tutti quanti noi che va dai 15 ai 18 anni ti ritrovi spesso ad avere dei picchi emotivi, che sono difficili da ritrovare dopo, quindi vivi tutto con un trasporto e un entusiasmo che è tipico di quell'arco di tempo. Le scelte che fai le vivi con un'intensità elevata, rispetto alle fasi avanzate della vita. Questi personaggi si ritrovano a fare delle scelte e delle non scelte, ritrovandosi in dinamiche contorte, circoli viziosi: credo che Chiara non voglia trattare tutto come una parentesi e chiuderla, anche perché la serie non vuole lasciare un finale ben definito. È come dire "vi raccontiamo le loro vite, ragazzi che vivono nella borghesia, dove tutto apparentemente va bene, ma poi scopriamo che di funzionante c'è ben poco nelle vite scombussolate di queste persone".

"Chiara addirittura arriva a ricordare la vicenda con una certa malinconia, perché quanto accaduto fa parte di un periodo in cui ti trasformi, cerchi di diventare qualcos'altro: sa che la sua vita deve andare avanti perché le conseguenze saranno amare, da un certo punto di vista si rende conto che ha fatto delle scelte pericolose, ma è vittima di un sistema che non funziona e che l'ha quasi costretta a fare quanto compiuto.

I personaggi sono alla ricerca di un rapporto umano, che può essere una relazione sentimentale, può essere l'amicizia, qualunque cosa che possa andare a sopperire l'assenza di un ambiente familiare accogliente e valido: tutti i rapporti creati in queste tre stagioni finiscono per essere ricordati con malinconia e la serie lascia un enorme punto interrogativo: quanti ragazzi lasciamo indietro, costretti a vivere queste situazioni e senza nessuno pronto a salvarli?

La stessa Benedetta Porcaroli arriva da un'esperienza cinematografica importante, quel 18 regali che le ha permesso di ricoprire un ruolo diverso dalla Chiara di Baby. La delicata storia raccontata da Francesco Amato le ha permesso di sfogarsi ancora di più: "Non è così comune avere a che fare ruoli con così tanti contrasti e sfumature in cui puoi liberare aspetti di te che nemmeno conoscevi. Quando lavori con l'anima e con uno scambio umano, spesso e volentieri succede qualcosa di magico. Mi sento grata alle persone che hanno creduto in me, mi sento di avere molto da dare ma ancora tanto da imparare. Ho intenzione di studiare e di dedicarmi a questo percorso che è facile, ma non così tanto, quindi spero di avere altre cose da potervi raccontare e farvi vedere il prima possibile. Ci sto lavorando. "

La dicotomia con SKAM

Infine la chiosa conclusiva arriva da Nicola De Angelis, produttore della serie, che pur ammettendo di non voler fare polemica, lancia un guanto di sfida al diretto concorrente di Baby in Italia, ossia SKAM. Le due serie, d'altronde, anche se con mire diverse, vogliono raccontare uno spaccato dell'adolescenza moderna e, ci permettiamo di dire, al di là del peso della vicenda di cronaca, SKAM ci riesce meglio:

"Per noi vedere i ragazzi compiere passi in avanti significativi nella loro carriera è strepitoso ed emozionante. C'è tanta malinconia, ho imparato a convivere con questo sentimento perché sono stato molto attaccato a Baby per una serie di motivi. Per me è un mezzo trauma vederla finire perché ci tengo tanto, ma mi fa piacere sapere che non abbiamo lasciato niente in sospeso. Il futuro ci porterà forse a fare spin-off o qualsiasi altro prodotto, ma credo che quello che abbiamo raccontato non abbia più bisogno di aggiunte. Musicalmente abbiamo avuto delle ottime e interessanti collaborazioni che ci hanno permesso di essere internazionali, di arrivare ovunque: Achille Lauro ha realizzato il brano della terza stagione per darle un vestito completo, dev'essere un'abitudine che dovremo continuare a seguire se vogliamo essere al passo con gli altri paesi. Ai GRAMS tanti complimenti perché era come una band all'inizio, tipo Rolling Stones senza droghe, e sono riusciti a mettersi insieme, a scrivere, progredire, migliorarsi, e l'ACME è stato il momento in cui Antonio (Le Fosse, ndr) è riuscito a dirigere anche un episodio. La prima cosa che ha voluto fare è stata voler mettere dell'animazione all'interno delle riprese, infatti ci sono due minuti e mezzo circa di animazione e questa decisione va a bucare un ulteriore confine, quello di far diventare tutti i personaggi dei cartoni animati."

"Il finale di fatto non era quello che avevamo immaginato all'inizio: l'obiettivo era completamente diverso in merito all'arco dei personaggi. In stagione 2 è successo qualcosa che ha curvato il finale, che invece è molto soddisfacente, soprattutto dal punto di vista drammaturgico. Fa tornare bene i nodi al pettine. Abbiamo seguito molto la fan base e i GRAMS hanno lavorato in funzione di quanto i fan hanno detto, aggiustando l'arco narrativo.

Fare due stagioni separate ci ha permesso di fare così, perché invece avremmo avuto problemi a farlo a bocce ferme. Questi sono i felici problemi di una serie che non è basata su un remake, è una serie originale, parte senza regole, senza dover adattare nulla: l'abbiamo creata da zero e il finale andava a curvarsi a seconda delle esigenze. Un plauso ai GRAMS perché scrivere da zero una serie non è facile come adattarla."