Barbari: Intervista a Diego Riace, interprete di Quintus

Visto dietro le quinte, Barbari è un progetto che trasuda emozione, passione e impegno, come ci ha rivelato in un intervista Diego Riace.

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Probabilmente la prima stagione di Barbari non passerà alla storia come la miglior serie mai realizzata a causa di alcuni difetti, ma un aspetto su tutti è palese: nel realizzarla si è visto impegno e cuore, come espresso nella nostra recensione di Barbari. Dai costumi e dalle scenografie, al dipinto a tratti quasi struggente e logorante delle divisioni tra le tribù germaniche, sembra chiaro quanto l'esclusiva Netflix sia un progetto particolarmente caro ai suoi creatori. Ed è un dato che tutti i difetti non possono cancellare e che lascia intravedere le straordinarie potenzialità di un'epopea in salsa germanica.

Abbiamo avuto la fortuna e l'immenso piacere di intervistare Diego Riace, interprete di Quintus, che ha fatto luce su questi dettagli, a volte troppo facilmente tralasciati quando si guarda o si giudica un prodotto. Tra racconti dietro le quinte, lunghe sfide ed imprevisti sul set, ci sentiamo di dire che la chiacchierata con Diego Riace rappresenti un esempio perfetto di storie da raccontare. Bisogna sempre ricordare che dietro ad ogni film o telefilm c'è una schiera infinita di persone che danno il loro meglio, a prescindere dal risultato finale.

La sfida del latino

Everyeye.it: Buongiorno, Diego, è un piacere conoscerti! Innanzitutto volevo chiederti, in questo periodo non esattamente facile, come stai?
Diego: Beh, bloccato, per fortuna in giardino, ma bloccato in casa! Essendo anche un personal trainer è come se fossi già un po' in lockdown. Mi sto dedicando molto alla promozione della serie, un progetto cui sinceramente tengo molto. Per me è stata una vittoria sin dall'inizio prendere parte ad una serie del genere.

Everyeye.it: Ci tenevamo in apertura a farti i complimenti per l'interpretazione. Siamo sempre convinti che un attore, anche quando non interpreti il protagonista, debba trovare il modo per risaltare, cosa non facile quando si è vicini a Gaetano Aronica (interprete di Varo).
Diego: Grazie davvero! Gaetano è un grandissimo professionista e vi assicuro che non è così cattivo come Varo. Ma in generale è stata l'intera esperienza ad essere gratificante. E poi considerate che proprio durante le riprese si è deciso che il mio personaggio dovesse continuare a vivere. Nella battaglia di Teutoburgo doveva esserci una scena cruenta, alla fine della quale venivo ucciso, poi cambiata con un'altra che però non è stata ancora usata. Non so ancora di preciso i piani, ma forse rivedrete Quintus nella seconda stagione, magari al seguito di Germanico (il generale che guidò le nuove spedizioni romane in Germania dopo la disfatta di Teutoburgo, Ndr.)

Everyeye.it: Com'è stato prepararsi ad un ruolo interamente in latino?
Diego: Devo ammettere che è stata un'esperienza eccitante e, nonostante le difficoltà, ho avuto molto piacere nel farla e sono anche molto intrigato per la possibilità di continuarla. Considera che il latino è una lingua che non conosco e ho dovuto impararlo come se fosse un vero e proprio mantra. Avevamo un coach e ogni volta che ne avevamo bisogno potevamo chiamarlo per farci spiegare il senso e la pronuncia corretta, di conseguenza è stato un lavoro abbastanza lungo.

Solo una volta capito come pronunciare le parole e il loro significato io iniziavo a memorizzare e lavorare sugli altri aspetti dell'interpretazione. Credo che alla fine la resa sia riuscita. Mi ha messo un po' in crisi la prima scena che ho girato, a cavallo prima della battaglia di Teutoburgo. Avevo le parole imparate a memoria, l'elmo mi andava strettissimo, era il primo giorno e dunque c'era voglia di fare una buona figura e, proprio prima del ciak, mi chiedono di aggiungere altre due parole! Alla fine è andata, ma avevo il cuore a tremila!

Cos'è Barbari?

Everyeye.it: Dopo l'uscita della recensione abbiamo notato un po' di confusione tra il pubblico, nata dal fatto che nessuno sapeva precisamente cosa aspettarsi da Barbari. Se fosse insomma più una docuserie o un dramma storico puro. Agli occhi di una persona che è dentro al progetto, cos'è Barbari?
Diego: Non so precisamente su cosa si punterà, credo che vogliano prendere spunto da tutte le campagne romane fatte in Germania. Io ho trovato un'accuratezza impeccabile nei costumi e nelle scenografie, anche in dettagli che non saltano subito all'occhio. Ovviamente la storia è molto romanzata, ci saranno di sicuro delle incongruenze, ma è un processo naturale, basti pensare a Il Gladiatore.

Perciò non so se si possa definire una docuserie. Credo voglia attenersi ai fatti storici con l'intento di creare qualcosa in più. In questa serie è ovvio che l'attenzione sia sbilanciata nei confronti dei Germani e che quindi si voglia raccontare una grande epopea storica, seppur romanzata il giusto. Per la produzione, inoltre, è uno show sentito in modo particolare. Non ho mai visto tanto impegno e passione: per la scena finale siamo stati 7 ore a cavallo, sotto la pioggia e con gli stivali pienoidi fango a Novembre! Sono persone competenti per cui conta moltissimo l'impegno e la disciplina, che non si accontentano di niente di meno della resa perfetta, giusta. Ma è ciò che ti permette di stare in alto. Siamo stati primi in classifica in 46 paesi.

Everyeye.it: Com'è stato lavorare con Netflix per la prima volta?
Diego: È stato bellissimo, nel senso che è come vorrei sempre lavorare io, con rispetto e gentilezza generalizzata. Con il cast, non solo non Gaetano, ma anche con Laurence (interprete di Arminio), David (Folkwin) e Jeanne (Thusnelda) si è creato subito un bel rapporto. E soprattutto ti fanno capire che il tuo lavoro è importante. Considerate che alla fine delle mie riprese ci sono stati applausi, hanno aperto una bottiglia di champagne, cose a cui non ero abituato. Il tuo lavoro è molto valutato ed è vero che esigono tanto, persino un comportamento impeccabile, ma danno anche tanto in cambio.

Everyeye.it: Grazie per il tuo tempo, è stato davvero un piacere, e in bocca al lupo per tutto.
Diego: Anche per me, ci rivediamo allora nella battaglia di Idistaviso!