Disney “Short Circuit”: intervista ai registi dei corti originali Disney+

Il progetto che permette agli artisti Disney di realizzare il proprio cortometraggio approda su Disney+ e abbiamo fatto due chiacchiere con i protagonisti.

intervista Disney “Short Circuit”: intervista ai registi dei corti originali Disney+
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La realtà produttiva Disney è in continua evoluzione e, dopo la commistione artistica derivante dall'acquisizione della Pixar negli scorsi anni, abbiamo assistito all'evolversi di progetti sempre più interessanti, provenienti dalla fucina di talenti che l'azienda di Burbank è riuscita a coltivare nel corso della sua storia pluridecennale. Abbiamo già esplorato i dietro le quinte di Frozen 2, con la nostra intervista all'animatrice di Elsa, Malerie Walters, ma le sperimentazioni in Disney avvengono soprattutto nell'interessante campo del cortometraggio.

A tal proposito da quest'anno la casa di Topolino ha istituito "Short Circuit", un programma sperimentale per dare l'opportunità a tutti gli artisti che lavorano in azienda di presentare la loro idea per un cortometraggio e di poterla realizzare in caso di approvazione. Forse avrete già visto le novità Disney+ di agosto, ma magari non sapete che sulla piattaforma sono disponibili anche tutti i cortometraggi del programma "Short Circuit". Noi di Everyeye abbiamo avuto l'occasione di entrare in contatto con tre di questi talenti che sono riusciti a realizzare il loro sogno, per discutere con loro di lavoro, creatività e, ovviamente, delle loro opere.

Intervista a Jeff Gipson (Cycles)

Cycles è un cortometraggio diretto dall'Animation Lighting Artist Jeff Gipson. È il primo corto Disney in VR e segna il suo debutto alla regia. Il film è ispirato all'infanzia di Jeff e ci porta a scoprire il vero significato della parola casa, immergendoci in un viaggio alla scoperta di vite vissute e spazi condivisi.

Everyeye.it: Ciao Jeff, piacere di conoscerti, complimenti per il tuo cortometraggio. Ci potresti dire qualcosa di più sul processo che ti ha portato alla realizzazione di Cycles?
Jeff Gipson: Ciao, il piacere è mio. Cycles nasce da questo programma sperimentale di Disney Animation, "Short Circuit", nel quale ognuno all'interno dello studio è incoraggiato a presentare un'idea per un cortometraggio. Nello specifico, Cycles nasce dalla mia esperienza con mia nonna, che abbiamo dovuto trasferire in strutture di cura, lasciando la sua casa praticamente abbandonata. La consapevolezza che quella casa contenesse così tanto della mia storia familiare, l'ha fatta diventare quasi una sorta di membro della famiglia ai miei occhi ed è questo potente ricordo ad avere ispirato la trama. Inizialmente Cycles è stato realizzato in VR, ma eravamo un po' scettici sulla volontà dello studio di produrlo e sulla nostra capacità di realizzarlo. Quando però il progetto è stato approvato abbiamo dovuto capire come farlo e ora è incredibile che una versione non in VR del corto sia presente nel catalogo Disney+, permettendo così al pubblico di tutto il mondo di vederlo.

Everyeye.it: A tal proposito parliamo dunque della relazione tra il pubblico e lo spazio in Cycles, in particolare con le mura domestiche.
Jeff Gipson: Certo, la cosa per me importante era che il corto fosse una sorta di lungo piano sequenza nel quale utilizzare i timelapse come punteggiatura tra i punti cardinali della trama; ed era un modo davvero divertente e unico per usare l'intero spazio. Inizialmente, come dicevo, Cycles è stato realizzato in VR e questa tecnica ha aiutato a guidare l'occhio del pubblico attraverso lo spazio, perché di fatto puoi esplorare tutta questa abitazione, che diviene un personaggio nella vita della famiglia che la vive.

Everyeye.it: Quindi vi siete divertiti a lavorare con la VR. Pensi di utilizzarla di nuovo nei tuoi prossimi progetti o tornerai ad una tecnica più tradizionale?
Jeff Gipson: L'esperienza di Cycles in VR mi ha permesso di rapportarmi anche con alcuni segmenti in realtà aumentata. Gli engine che utlizziamo in Disney per progetti di questo tipo (Unreal Engine e Unity), permettono differenti tipi di output e penso che ci sia davvero un immenso potenziale dietro questi strumenti. Dopo Cycles, infatti, ho diretto il mio secondo cortometraggio, Myth: A Frozen Tale, un altro film in VR; il primo basato sui personaggi di Frozen. In Disney è eccitante anche solo il modo in cui realizziamo queste opere avvalendoci di tecnologie in real time. Posso essere in tempo reale sul set con l'Art Director e decidere quali elementi inserire o come far muovere i personaggi. Ormai è quasi come se fossimo sul set di una produzione live action e penso che sia molto interessante che attraverso questi cortometraggi stiamo imparando come studio ad utilizzare questa tecnologia anche nei nostri lungometraggi.

Everyeye.it: Cosa cerchi di trasmettere con il tuo lavoro?
Jeff Gipson: Cerco sempre di trovare un messaggio universale, qualcosa che abbia un'eco nel mio essere, ma che penso possa averla anche in tutti gli altri, così come per Cycles, dove vediamo come l'abitazione diventi "casa", come la vita sia fatta di alti e bassi e quanto sia effimera. In "Myth: A Frozen Tale" il tema riguarda più noi in quanto umanità che si riunisce per creare qualcosa di meraviglioso.

Everyeye.it: I cicli sono parte integrante del nostro vissuto, così come i luoghi della nostra esistenza. Pensi che siano gli spazi a definirci o viceversa?
Jeff Gipson: Penso che siamo noi a definire gli spazi che ci circondano, attraverso il nostro tocco personale; appendiamo quadri, aggiungiamo cose... Viviamo la nostra vita, cucinando nelle feste o discutendo in salotto o in giardino con amici e familiari. In questo modo investiamo così tanto di noi stessi nei posti nei quali viviamo e la cosa sorprendente è che non ce n'è uno uguale all'altro, perché è la nostra visione a plasmarli. Ecco cosa c'è di speciale al riguardo: puoi conoscere una persona attraverso lo spazio che abita.

Everyeye.it: Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Jeff Gipson: Penso che un giorno sarebbe fantastico dirigere un lungometraggio e scegliere il soggetto in maniera saggia.

Everyeye.it: Sarebbe fantastico. Quale consiglio daresti ai giovani che vorrebbero diventare registi e animatori?
Jeff Gipson: Un paio di consigli. Innanzitutto avere una prospettiva propria. Quando ho iniziato a presentare progetti tendevo a focalizzarmi su cosa piacesse alla gente, ma per me è stata una sorta di epifania quando ho cominciato a pitchare film che risuonavano profondamente nel mio essere, anche se non erano esattamente i progetti che avrebbe presentato qualcun altro. Cycles, per esempio, è una storia differente che sovverte la direzione della narrazione raccontando gli alti e bassi della vita e lo fa con una nota malinconica.

La seconda cosa che credo sia fondamentale è essere persistenti in ciò che fate. Tendiamo a celebrare sempre i successi, ma sono i fallimenti, i "no" attraverso i quali dobbiamo passare, che ci fanno crescere e che ci guidano verso il successo. Bisogna continuare ad andare avanti perché, se non chiedi, la risposta sarà sempre. e comunque un no e, anche nel caso lo fosse, bisogna continuare imperterriti.

Everyeye.it: Grazie Jeff, davvero.
Jeff Gipson: Grazie a voi.

Intervista a Natalie Nourigat (Exchange Student)

Come Story Artist Natalie Nourigat ha avuto l'opportunità di veicolare la visione di molti registi ai Walt Disney Animation Studios, ma il programma "Short Circuit" le ha dato l'occasione per realizzare un cortometraggio tutto suo, veicolando alcune esperienze personali. In Exchange Student la vita dell'unica terrestre in una scuola di alieni non è certo facile e deve provare a se stessa e ai suoi inusuali compagni di classe di essere degna di accettazione.

Everyeye.it: Sappiamo che ami le storie che hanno come tema il classico "pesce fuor d'acqua"; l'elemento estraneo che deve fare i conti con un mondo le cui regole sono diverse dalle proprie.
Natalie Nourigat: Sì, la storia di Exchange Student prende proprio piede da un'esperienza personale di questo tipo. Da bambina ho partecipato a questo campeggio dove credevo si imparasse il francese, ma che in realtà scoprì essere rivolto a chi già conosceva la lingua. Avrò avuto 8-9 anni e rimasi completamente ammutolita per due settimane, mentre gli altri si conoscevano e facevano amicizia. Sentii come se la mia personalità e il mio senso dell'umorismo stessero evaporando. Per questo nutro profondo rispetto per coloro che imparano l'inglese come seconda lingua. Poi a vent'anni andai lavorare in Francia per una famiglia in una piccola cittadina. A quel punto avevo imparato un po' di francese, ma fu comunque difficile. Questo per dire che amo utilizzare il linguaggio come metafora per rappresentare gli outsiders e, oltretutto, nel mio corto la protagonista è l'unica umana e viene da un altro pianeta. Una metafora carina per questo tipo di storia.

Everyeye.it: Il tema dell'integrazione è molto d'attualità in questo periodo. Pensi che gli spettatori possano imparare qualcosa attraverso il tuo cortometraggio?
Natalie Nourigat: Lo spero, soprattutto i bambini. Avrei voluto capirlo anch'io prima quanto fosse difficile per alcuni miei compagni essere i nuovi arrivati in classe, soprattutto quando l'inglese non era la loro lingua madre e venivano fuori dagli States. Vorrei che i bambini non solo recepissero il messaggio, ma che si mettessero anche nei panni della protagonista nello scoprire le reazioni di disgusto di fronte al contenuto del proprio cestino per il pranzo, solo perché ha tradizioni diverse. Come se qualcuno vedendo la mia fetta di pizza la guardasse disgustata e mi giudicasse, senza magari darmi l'opportunità di mostrare la mia personalità o apertura nei confronti dei nuovi compagni.

Everyeye.it: Dicci qualcosa di più su come sei arrivata a realizzare Exchange Student.
Natalie Nourigat: Il mio ruolo in Disney è quello di Story Artist di solito e per me questa è stata una grande opportunità. Ho lavorato con grandi registi in azienda, ma il programma "Short Circuit" mi ha permesso di vedere il quadro complessivo, di conoscere meglio i vari reparti e di capire la regia in maniera completamente diversa rispetto a prima. Ora sento di essere una migliore Story Artist quando lavoro con altri registi e spero di tornare a dirigere quanto prima. Ho trovato un immenso valore educativo nell'essere a capo del mio primo progetto.

Everyeye.it: Ora per forza di cose ci devi raccontare qual è il progetto che sogni di realizzare!
Natalie Nourigat: Oh! Credo che mi piacerebbe dirigere un lungometraggio un giorno. Penso che sia un lavoro immane, ma mi piacerebbe intraprendere questo viaggio, ma per ora lo storyboarding mi sta dando un sacco di lavoro da sbrigare!

Everyeye.it: Raccontaci invece le peculiarità di Exchange Student dal punto di vista dell'animazione. Perché non hai deciso di realizzarlo in 2D?
Natalie Nourigat: Amo l'animazione 2D. Sono cresciuta con il Rinascimento Disney degli anni Ottanta e Novanta e amo quell'estetica. Sono cresciuta anche con i fumetti; ho fatto la Comic Book Artist per cinque anni prima di approdare in Disney, quindi il mio stile è molto grafico e piatto. Mi piacciono i colori semplici e i contorni neri marcati, quindi l'animazione 2D sarebbe stata una scelta ovvia per il mio progetto. Ma uno dei maggiori vantaggi di lavorare ad un film in Disney è potersi affidare ai nostri straordinari animatori, che sono per lo più specializzati in 3D al giorno d'oggi. L'animazione 3D permette di approcciarsi in maniera più semplice e precisa anche ai personaggi. Ho lavorato con dei professionisti meravigliosi che attraverso questa tecnica sono riusciti ad inserire un look che comprendesse anche elementi tipici dell'animazione 2D, dei fumetti e delle illustrazioni. Negli sfondi, che sono completamente 2D, gli oggetti sono inseriti tramite un attento compositing, in modo tale che il risultato sia lo specchio di un mondo unitario e coeso.

Everyeye.it: Realizzeresti anche il tuo primo lungometraggio in 3D?
Natalie Nourigat: Sì, ma penso che ogni regista debba decidere questa cosa basandosi sulla storia che vuole raccontare. Ci sono temi e circostanze che si adattano più all'utilizzo del 3D e altre che prediligerebbero un approccio bidimensionale. Per esempio, "Exhange Student" aveva bisogno di questo look e di questa particolare tecnica. Sta tutto alla personalità del regista e alla sua visione della storia.

Everyeye.it: E quale sarà la tua prossima storia?
Natalie Nourigat: Per ora mi sto concentrando sulla scrittura. Vorrei essere una sceneggiatrice migliore e raccogliere le mie esperienze e quelle delle persone che mi circondano, mischiandole con un pizzico di fantasia e di intrattenimento. Vorrei davvero crescere in questo senso, per avere una storia da raccontare in futuro.

Everyeye.it: Cosa ti ha ispirato nel diventare una regista e perché hai scelto Disney?
Natalie Nourigat: Come dicevo vengo dal fumetto e lì i team di lavoro sono molto piccoli. Io stessa potrei scrivere, disegnare e pubblicare in maniera autonoma. Nell'animazione non esiste niente di tutto questo; in qualità di Story Artist supporti la visione di qualcun altro e la cosa bella di questo processo è che puoi apprendere moltissimo e far parte di qualcosa di grande. Allo stesso tempo, avendo la capacità di creare storie a mia volta, ho pensato che il fumetto non fosse la via giusta e che attraverso l'animazione fosse possibile raggiungere un pubblico prima inimmaginabile. In Disney i registi hanno rispetto per ogni singolo reparto perché si interessano di ogni singolo aspetto del prodotto. È il tipo posto dove poter trovare mutuo rispetto; i progetti possono andare avanti per anni ed è molto importante avere una quotidianità che non vedi l'ora di affrontare e di poter investire nel tuo lavoro. E Disney è il posto giusto per questo.

Everyeye.it: Grazie Natalie per la bella intervista.
Natalie Nourigat: Grazie a voi per le domande!

Intervista a Brian Scott (Elephant in the Room)

Frozen 2, Big Hero 6, Zootropolis... Se avete visto uno di questi film sicuramente vi siete imbattuti nelle animazioni di Brian Scott, che è stato anche Head of Animation del corto Feast di Patrick Osbourne. Ora Brian ha fatto il tanto agognato salto alla regia con Elephant in the Room, la storia di un piccolo elefante che viene portato a lavorare in una piantagione di banane da un ragazzo e da suo padre, ma che desidera fortemente tornare dalla propria famiglia.

Everyeye.it: Ciao Brian, innanzitutto complimenti per il tuo Elephant in the Room. Iniziamo proprio dall'idea alla base di questo cortometraggio.
Brian Scott: Grazie. Ti dirò, quando sono entrato nel mondo dell'animazione professionale ho imparato moltissimo e nel frattempo ho continuato a coltivare un po' di storie originali. Una volta entrato in Disney ho avuto l'occasione di lavorare al corto Feast di Patrick Osborne come animatore principale. Rimasi colpito da come Patrick avesse inserito anche la propria esperienza personale all'interno del film. Così mi sono chiesto: "a cosa potrei ricorrere, nella mia esperienza personale, per raccontare una storia che davvero sia mia?".

Il pensiero continuava a tornare ad un aneddoto della mia infanzia quando, insieme a mio padre, vidi un cucciolo di elefante in mezzo alla strada. Il mio pensiero fu subito quello di portarlo a casa, così implorai mio padre. Ovviamente lui mi disse che era impossibile, come avrei fatto a condividere la mia cameretta con un elefante?! Ripensandoci da adulto, c'è una responsabilità nostra, in quanto persone, nei confronti degli animali e più in generale nei confronti delle persone che amiamo. Per questo mi è balenata quest'idea riguardo al nostro ruolo nella vita degli altri; era anche il periodo nel quale è nata mia figlia, il momento nel quale sono diventato genitore. Quindi cercai di sposare la mia passione per gli elefanti e il concetto del prendersi cura degli altri in un'idea originale.

Everyeye.it: Ti sei ispirato a qualche altro film in particolare per il tuo corto?
Brian Scott: Assolutamente sì, mi sono ispirato ad alcuni dei miei film preferiti come "Il Libro della Giungla", per quanto concerne la rappresentazione degli elefanti e la loro mimica nei dialoghi. Ovviamente anche Dumbo è stata una forte presenza a livello di ispirazione. Stilisticamente, invece, volevo riprendere ed espandere il lavoro svolto per Feast, portandolo su un altro livello.

Everyeye.it: Dicci qualcosa di più sul processo di animazione del tuo cortometraggio?
Brian Scott: Il film è stato animato in CG, come Frozen per intenderci, ma l'attenzione è stata focalizzata nel ripulire il lavoro in 3D, per renderlo più simile ai disegni 2D, unendo in questo modo la mia passione per entrambe le tecniche e mantenendo in qualche modo lo stile Disney degli anni d'oro.

Everyeye.it: A tal proposito, sappiamo che hai collaborato con alcuni storici talenti Disney per il tuo progetto. Puoi dirci qualcosa in merito?
Brian Scott: Il bello della Disney è che ovunque cammini trovi ispirazione. Devo dire che è stato un vero onore lavorare con alcuni dei miei eroi. Sul fronte Art Design avevamo Lisa Keene, che è un'incredibile Art Director, e anche Mike Gabriel, che si è occupato delle scenografie del film. Proprio Mike Gabriel ha diretto uno dei miei quattro film preferiti degli ultimi vent'anni, "Lorenzo", e penso che lavorare con personalità di questo calibro sia una vera fonte d'ispirazione.

Everyeye.it: Come valuti la tua prima esperienza da regista in Disney.
Brian Scott: È stato un grande privilegio. Ho una grande passione nel raccontare storie e il programma "Short Circuit" di Disney è stata un'opportunità unica per me e per tantissime persone che cercavano l'occasione per esprimersi.

Everyeye.it: Quale sarà il tuo prossimo progetto e qual è il tuo sogno nel cassetto?
Brian Scott: Al momento sto lavorando a "Raya e l'Ultimo Drago" ed è un film che vi sorprenderà moltissimo, nonostante non possa dirvi molto altro. Penso che già lavorare in Disney sia un sogno. Sto anche lavorando ad altri cortometraggi dei quali non posso parlare, ma ritengo che quest'azienda sia il posto perfetto per lasciarsi ispirare dalle molteplici personalità che la compongono. Quindi continuo a riempire il mio quaderno di idee; ne ho di grandi per alcuni lungometraggi, di piccole per i corti. Adorerei tornare a dirigere qualcosa, ma sono anche contento di essere un animatore qui in Disney e fare il lavoro che amo.

Everyeye.it: Qual è il consiglio che daresti ai giovani aspiranti registi là fuori?
Brian Scott: Non abbiate paura di realizzare la vostra storia e di distribuirla in qualsiasi modo possibile, non abbiate paura di condividere e di fallire. Continuate a fare, ad affinare la vostra arte e a ricevere feedback, perché è solo così che vi costruirete un pubblico e che diventerete grandi registi.

Everyeye.it: Chiudiamo in bellezza. Descrivici il progetto "Short Circuit" in tre parole.
Brian Scott: Ispirazione. Audacia. Opportunità.

Everyeye.it: Grazie davvero, Brian.
Brian Scott: È stato un piacere, grazie a voi.