Frozen 2: parla l'animatrice di Elsa, protagonista della docuserie Disney+

In concomitanza dell'uscita del Making of di Frozen II su Disney+, abbiamo intervistato Malerie Walters, l'animatrice di Elsa nel Classico Disney.

Frozen 2: parla l'animatrice di Elsa, protagonista della docuserie Disney+
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Avevamo già parlato del making of di Frozen II nella nostra anteprima di Into The Unkown, la serie Disney+ che ci porta nel dietro le quinte di film, soffermandosi su tutti gli aspetti della creazione di quello che è il film d'animazione di maggior successo della storia del cinema. Il botteghino ha premiato il sequel delle storie di Elsa, inserito anche nella nomenclatura dei Classici, segnando anche una prima volta storica, non essendo mai successo prima d'ora (Bianca e Bernie e Ralph Spacca Internet non venivano accreditati come sequel). Inevitabilmente, quindi, Disney ha continuato il proprio processo di esaltazione mettendo Frozen II sotto i riflettori e raccontandoci come nasce il film che farà da benchmark per tutti gli incassi futuri.

Non ne stiamo esaltando la qualità narrativa, bensì quella tecnica, affermando che un prodotto di tale portata ha davvero cambiato il modo di intendere la realizzazione artistica di un film d'animazione: potremmo stare qui a discutere moltissimo sui contenuti narrativi, sugli aspetti puramente creativi, ma ciò che i nostri occhi vedono in Frozen II è insindacabilmente di altissima fattura. Per poter affondare ancora di più le mani in questo tipo di lavorazione abbiamo avuto l'opportunità di intervistare Malerie Walters, l'animatrice di Elsa, soprattutto per quanto riguarda la sequenza di Into The Unknown, la canzone simbolo del film, realizzata da Robert Lopez, il nuovo recordman delle colonne sonore Disney. Malerie, che aveva debuttato giovanissima al cinema come animatrice del film dei Peanuts, arriva in Disney con Ralph Spacca Internet e da lì in avanti la strada è spianata verso Elsa.

Un sogno divenuto realtà

Everyeye.it: Quando il primo Frozen arrivò al cinema nel 2013, tu non stavi nemmeno lavorando in Blue Sky Studios ancora. Ti saresti mai immaginata che sei anni più tardi avresti animato Elsa, o ancora più semplicemente che avresti varcato la soglia degli studi di Walt Disney? Che cosa significa lavorare per te a Burbank adesso?
Malerie Walters: È un sogno che diventa realtà, perché è sempre stato il mio sogno più grande in assoluto, sin da quando ho iniziato a studiare per fare questo lavoro. Non avrei mai immaginato di poter essere qui ad animare un personaggio così importante, ma ero certa che poter lavorare in questo ambiente sarebbe stato incredibile. Ricordo che ai tempi vidi il primo teaser di Frozen e ne rimasi completamente stupita: l'avevo amato totalmente e desideravo con tutta me stessa di poterlo animare. Mi farebbe molto piacere tornare indietro nel tempo e dire a me stessa che qualche anno più tardi l'avrei fatto. Non necessariamente Elsa, perché un qualsiasi altro personaggio sarebbe andato bene alla me di qualche anno fa. Sto vivendo un sogno.

Everyeye.it: Quindi, abbiamo detto che era la prima volta che animavi Elsa e all'improvviso ti sei ritrovata ad avere la responsabilità di disegnarla nella scena di Into the Unknown, dando vita a quello che è il personaggio che oramai si può dire ha fatto la storia dell'animazione. D'altronde parliamo del film d'animazione col più alto incasso di sempre, nella storia del cinema. Hai sentito il peso della responsabilità?
Malerie Walters:È stata una bella sfida: dovevo replicare il lavoro fatto da chi c'era stato prima di me e non ho potuto non prendere come riferimento Let It Go del primo Frozen, che aveva un'animazione bellissima. Ho cercato di realizzare una performance altrettanto convincente, cercando di avvicinarmi il più possibile a quanto era già stato fatto. Ho attinto tantissimo alle registrazioni passate, all'archivio del primo film, così da studiare l'intero processo lavorativo e raggiungere quel livello di qualità. Era una sfida, sì, ma ho dovuto accettarla e dimostrare di essere in grado. D'altronde più ci provi e più riesci a ottenere grandi risultati, soprattutto se fai la cosa giusta. Ho avuto poi la fortuna di avere dei supervisori molto bravi e che mi hanno aiutata parecchio.

Everyeye.it: Abbiamo potuto vedere in anteprima i primi tre episodi del Making of di Frozen II e ho subito pensato a quanto possa essere stressante avere una camera puntata su di sé durante una lavorazione così complessa e spinosa. Noi abbiamo avuto la possibilità di andare più a fondo nella conoscenza di Frozen II, ma dall'altro lato non dev'esser stato facile per te.
Malerie Walters: È stato tutto molto nevrotico per me! C'era tanta pressione, soprattutto perché dovevo fare di tutto per sembrare naturale mentre avevo una telecamera puntata addosso. Sai di non essere sola mentre lavori e che in quel momento specifico devi riuscire a fare tutto per il meglio, perché ci sono tantissime persone che ti stanno guardando e che ti guarderanno. Non pensavo che mi sarei ritrovata a fare questo lavoro stando sotto i riflettori, perché sì, sapevo di star facendo qualcosa di unico, ma non a questi livelli! Si è trattata comunque di una grande esperienza, unica e molto complessa. Disney mi sta aiutando a raccontare me stessa, a dire qualcosa sul mio lavoro e sono sicura che sono aspetti che mi aiuteranno molto in futuro.

Sulla via dell'ispirazione

Everyeye.it Facciamo un salto nel passato, a un periodo più artigianale dell'animazione. Siamo nel 1938, Walter Elias Disney sta preparando i suoi animatori a Fantasia e li sta mandando a guardare i balletti russi a Los Angeles per capire come far muovere i suoi personaggi. Malerie Walters, invece, dove ha deciso di andare per animare Elsa?

Malerie Walters: Ho guardato moltissime ballerine per animare Into the Unkown; dovevo capire soprattutto il movimento delle gambe, fare in modo che sembrasse tutto molto elegante. Serviva d'altronde che Elsa sembrasse molto bella, aggraziata, avere un corpo ottimale, aspetti che ovviamente non sono la mia quotidianità. Una delle reference più alte alle quali mi sono affidata è stata Pocahontas: il suo stile era molto aggraziato (Jeffrey Katzenberg la volle ispirata a Naomi Campbell e Kate Moss, ndr) e aveva dei movimenti raffinatissimi. Ho cercato di avvicinarmi moltissimo a lei. Poi il making of del primo Frozen mi ha aiutato parecchio, così come i video delle cantanti. Per esempio, sul movimento del petto ho cercato di essere molto capillare e attenta: doveva essere credibile, molto forte, perché se sta cantando è fondamentale che il suo corpo si muova in quella direzione e produca un effetto reale. Abbiamo lavorato tanto di ricerca, ma non solo io, tutto il team. Non puoi fare altrimenti.

Everyeye.it: Vorrei che mi raccontassi questo attimo preciso: hai appena terminato il tuo lavoro e stai per raggiungere Chris Buck e Jennifer Lee, i registi del film, per mostrare loro cosa hai realizzato. Quanta pressione hai?

Malerie Walters: Ah, tantissima. È sempre un momento molto nevrotico e intenso quando mostri il tuo lavoro ai registi. Ma non perché Chris e Jen siano intimidatori o vogliano mettere in difficoltà le persone, ma perché comunque stai dicendo che quel lavoro è finito, lo hai rivisto più volte, lo hai già perfezionato. Ti ritrovi in questa stanza in cui tutti ti guardano, aspetti solo un giudizio sul tuo lavoro e vorresti fare bella impressione: ti senti in soggezione. In quel momento sono stata molto nervosa perché l'unica cosa che volevo era un "ok", un cenno di approvazione. Sono però contenta del lavoro svolto e ribadisco che siamo arrivati a questo risultato grazie a un'attenta supervisione da parte del resto del team.

Tra presente e futuro

Everyeye.it: Starai sicuramente lavorando a Raya and the Last Dragon. Com'è andato il processo di lavorazione in questo periodo di lockdown? Siete riusciti ad andare avanti?
Malerie Walters: Ovvio che ci sto lavorando! Non posso dirti molto, come puoi immaginare, ma sono molto orgogliosa di come sta venendo la lavorazione. Abbiamo continuato a coordinarci e a lavorare ognuno da casa propria: è stato qualcosa di strano, di nuovo, ma ci siamo adattati, mantenendo il workflow nelle migliori condizioni possibili, gestendolo alla grande. D'altronde possiamo essere produttivi anche da casa, senza difficoltà. Il nostro è un lavoro molto collaborativo; sì, serve essere molto ispirati ma allo stesso tempo riuscire a rimanere connessi con i tuoi colleghi. È vero che le tecnologie più importanti si trovano negli studi, ma abbiamo comunque potuto portare avanti altri tipi di lavorazioni, procedendo senza problemi. È stato strano, un momento particolare, come puoi immaginare, ma siamo sicuri che alla fine realizzeremo un grande film.

Everyeye.it:È chiaro che oramai Frozen sia un franchise di una potenza inaudita e dubito che Disney deciderà di interrompere la produzione di nuovi contenuti dopo questo enorme successo. Però so anche che un artista spesso preferisce non legarsi troppo a un personaggio o ad una serie, cercando di andare oltre. Se quindi domani dovessero proporti di continuare a lavorare su Elsa che cosa diresti?
Malerie Walters: Ma direi subito di sì! Sono una grandissima fan di Elsa e di Frozen e sarebbe favoloso poter continuare a lavorare su di lei! Animarla ancora mi permetterebbe stavolta di tornare su qualcosa che conosco benissimo. Mi sento molto connessa a lei, oramai. Però voglio anche essere onesta: sono felice di quello che sto facendo adesso su Raya; non posso parlare del personaggio che sto animando perché non posso dire nulla sul film, ma sono soddisfatta. Si tratta di una sfida nuova, che fa sempre bene lavorativamente, ma se mi dovessero proporre di tornare a lavorare su Elsa non me lo farei chiedere più di una volta.