I Medici: intervista a Frank Spotnitz

In vista dell'arrivo della nuova stagione della serie Rai, abbiamo intervistato il co-creatore (nonché showrunner) de I Medici.

intervista I Medici: intervista a Frank Spotnitz
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Già sceneggiatore di X-Files, Frank Spotnitz è un'autentica miniera d'oro d'idee a puntate. Alla vigilia dell'arrivo de I Medici - Lorenzo il Magnifico su Rai Uno (il 23 ottobre, ma i primi due episodi sono già disponibili su Raiplay), ha già annunciato un nuovo progetto seriale su Leonardo Da Vinci. L'Italia, insomma, lo ha adottato creativamente ormai da anni e lui ne è orgoglioso, come ci ha ripetuto in varie occasioni sia al Festival della TV di Monte-Carlo che al MIPCOM di Cannes. Sorriso sornione, sguardo dolce, intelligenza vivace: questo sceneggiatore-produttore statunitense non ha mai l'aria condiscendente di chi sa di essere il più sveglio del gruppo. Anzi ascolta sempre con attenzione e accoglie ogni critica e considerazione con un rispetto quasi d'altri tempi. A voler scomodare un'etichetta troppo inflazionata, lo definiremmo "genio" perché guarda la realtà con occhi diversi dai "comuni mortali" e la descrive con una poetica sempre originale e spiazzante. Dopo Mulder e Scully, però, oggi si dà alla storia. E ora, dopo la prima stagione con Dustin Hoffman, torna sulla rete ammiraglia con la storia di Lorenzo il Magnifico, interpretato da Daniel Sherman di Teen Wolf.

L'idea di una seconda stagione è arrivata dopo il successo della prima o era già in programma??
Abbiamo sempre saputo di voler continuare a raccontare la storia dopo la prima stagione, ma avevamo bisogno di nuove sfide. Lorenzo è la figura perfetta, la più grande di tutte, il cuore del Rinascimento - un periodo di drammi e cospirazioni che ha dato vita ad uno dei thriller mozzafiato di maggiore impatto nella storia. Il nuovo capitolo ruota attorno alla nuova generazione, desiderosa di rendere il mondo un posto migliore.

Come si è trovato a tornare a lavorare con la stessa squadra??
Per me il lavoro non è un atto solitario, ma una collaborazione che mette insieme vari talenti. Prima de I Medici non mi era mai capitato di fare qualcosa di storico e il panorama italiano ha rappresentato per me la sfida perfetta.

Ha avuto qualche "no"? Ad esempio sulle scene di sesso e violenza??
Mai. Il punto cruciale è sempre stato servire la storia e se lo fai con coscienza allora raggiungi tutto il pubblico. Li vedi questi capelli grigi? Sono il risultato di tante coproduzioni internazionali. Scherzi a parte, finché si va nella stessa direzione vince sempre l'idea migliore.

Perché ha lasciato Hollywood?
Hollywood è governato da cinque giganti, le major, che dispongono di budget infinito, mentre in Europa il rapporto con i partner è più personale, oserei dire pesino più divertente.

Come ha cambiato mentalità ed è passato da X-Files a I Medici?
Mi sono avvicinato alla storia come se fosse uno sci-fi, insomma ho inventato delle storie per riempire i buchi degli annali. A me piaceva l'idea che all'epoca i comportamenti venissero guidati dalla fede, dallo spirito di sacrificio e il tutto in nome di un bene più grande.

Cos'ha di speciale questa famiglia di nobili?
Per alcuni versi, mi fanno venire in mente Il Padrino ; mi sembra una storia unica e speciale. Ecco perché sono partito dal mistero di un presunto assassinio di Giovanni [Dustin Hoffman] per iniziare a parlarne. Ho umanizzato una vicenda storica rendendola personale.

Ama guardare la tv?
Non proprio e non tanto. Gli ultimi colpi di fulmine seriali sono stati Breaking Bad e Better call Saul.

Cosa ne pensa delle piattaforme streaming??
Sono una sfida e io l'ho accettata volentieri con The man in the high castle, soprattutto perché mi ha permesso di cambiare il ritmo dello storytelling e di considerare la storia come un flusso unico lungo dieci ore. Il binge watching ha rivoluzionato tutto. Ed è un bene.