Il nuovo Montalbano secondo Zingaretti: così raccontiamo l'amore e la giustizia

Il 12 febbraio torna su Rai 1 Il Commissario Montalbano con due puntate inedite, per l'occasione abbiamo incontrato Luca Zingaretti a Roma.

intervista Il nuovo Montalbano secondo Zingaretti: così raccontiamo l'amore e la giustizia
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Non può certo vantare una capigliatura folta o un carattere irreprensibile, eppure la sua sferzante ironia, il suo aspetto un po' burbero e il suo gran cuore non lo fanno di sicuro passare inosservato. Per avere un quadro completo della situazione possiamo anche aggiungere un marcato accento siciliano, diventato ormai un suo marchio di fabbrica, immancabile sulla carta stampata come - soprattutto - in televisione. Parliamo ovviamente del commissario Montalbano, personaggio creato dalla prolifica mente di Andrea Camilleri e ormai figura di spicco della nostra televisione pubblica da quasi vent'anni. La sua prima apparizione in TV risale infatti al 1999, un anno in cui guardare prodotti a risoluzione 4K in streaming via internet era pura fantascienza. Il mondo da quel momento è profondamente cambiato, eppure nulla ha scalfito il successo e l'aura leggendaria di Montalbano, che il 12 febbraio torna su Rai Uno più in forma che mai. Serata in cui inizierà ufficialmente la dodicesima stagione dello show, formata però da sole due puntate inedite (tratte dai racconti Amore e La Giostra degli Scambi), con la seconda in programma il 19 febbraio. La Rai infatti ha scelto una strada ben precisa, lontana dagli schemi inflazionati dei concorrenti: non una serie composta da una decina di episodi ma due film per la TV, "elevati a puro cinema". Questo è ciò che ci ha raccontato il regista Alberto Sironi in compagnia del cast della serie nella sede Rai di Viale Mazzini a Roma.

Vent'anni e non sentirli

"Sono passati quasi vent'anni da quando tutto è iniziato, è vero", ci ha raccontato Sironi, "eppure mi diverto ancora. È sempre un privilegio mettere in scena i lavori del maestro Andrea Camilleri, anche perché senza una buona sceneggiatura e un'ottima idea di partenza è impossibile creare un buon film. Quest'anno poi, oltre alla presenza immancabile di Luca Zingaretti, bisogna sottolineare come le musiche del maestro Franco Piersanti abbiano fatto particolarmente la differenza. Figuro come regista, ma il risultato finale è merito di tanti mestieri messi insieme. È il gruppo che funziona."
Torna dunque nei panni di assoluto protagonista Luca Zingaretti, che ha fatto di Montalbano un tratto distintivo della sua carriera, un amico immaginario (ma neanche troppo) senza cui è impossibile vivere: "Sono davvero orgoglioso di questi due nuovi film, frutti di un team che ha lavorato in modo eccezionale. Chiunque ha collaborato ci ha spinto a dare sempre il meglio, anche perché la posta in gioco era molto alta: rinnovare una scommessa con il pubblico, cosa che dopo vent'anni non è scontata. I risultati però fino a oggi ci hanno dato ragione e siamo sicuri che andrà bene anche con i nuovi episodi, persino le repliche in prima serata sono riuscite recentemente a competere (se non a vincere) contro i diretti concorrenti. Ci tengo poi a sottolineare che questi nuovi film parlano d'amore, hanno questo importante filo comune, in tempi in cui siamo spaventati da tutto, partendo dal terrorismo e finendo ai migranti. L'amore ci salverà, sempre e comunque, è questo il messaggio che ho colto rivedendo gli episodi, anche se magari si racconta di un amore sbagliato, ossessivo, violento."

Sete di giustizia

Sullo schermo Zingaretti non è certo da solo, con lui ci sono i compagni di sempre (compresa Sonia Bergamasco, arrivata nella decima stagione) ma anche una new entry che caratterizza non poco gli episodi: Fabrizio Bentivoglio. Il suo personaggio sarà il fulcro de La Giostra degli Scambi: "Ho dovuto lavorare moltissimo sulla lingua di Camilleri (del resto Bentivoglio è nato a Milano da padre veneto e madre lombarda e poco ha a che fare con la Sicilia, ndr), ho dovuto prestare davvero moltissima attenzione alle espressioni e all'accento. Al di là di questo però la squadra mi ha accolto a braccia aperte, non mi sono sentito mai un intruso, è un gruppo di lavoro davvero molto affiatato, lo si capisce anche dal risultato finale. Grazie al cast e alla troupe entrare nell'atmosfera è stato estremamente naturale."
Da quel 1999 dunque "è passata tantissima acqua sotto i ponti", la Rai grazie a Montalbano ha creato 32 episodi e aperto una breccia nel cuore degli appassionati, come ha sottolineato una volta di più Eleonora Adreatta, la direttrice di Rai Fiction. "Montalbano rimane ancora oggi un campione di qualità, sia in termini produttivi che di ascolti. Inoltre rappresenta l'Italia in oltre 60 Paesi nel mondo, ulteriore motivo d'orgoglio. Per una volta non raccontiamo una nazione fatta solo di mafia, camorra e crimine organizzato; al centro delle storie c'è un uomo retto che ha una sete di giustizia immensa, insegue la verità a ogni costo, caratteri di cui andiamo molto fieri."


Non toccate quell'auto

Cresce dunque l'attesa per i nuovi episodi di Montalbano. Abbiamo parlato di amore, di nuovi personaggi, di come la serie dipinga un'Italia "diversa" in tutto il mondo, resta soltanto una domanda cruciale che molti fan si pongono: vedremo ancora l'iconica Fiat Tipo del commissario, nonostante sia il 2018?
"La Tipo di Montalbano non si cambia, la vediamo ancora in questi nuovi episodi" ci ha detto il regista Sironi con un sorriso, "abbiamo provato a cambiarla a livello di sceneggiatura, quando la notizia è uscita però il pubblico si è letteralmente rivoltato. Abbiamo ricevuto centinaia di lettere che ci pregavano di non cambiare l'auto, diventata ormai un simbolo vero e proprio del commissario. È un po' fuori dal tempo, è vero, ma gli spettatori le sono affezionati. Ci siamo messi l'anima in pace e ne abbiamo acquistate tre diverse, rimettendole in funzione; quelle che vedete sono Tipo vere e funzionanti." Non resta dunque che attendere il 12 febbraio per una prima serata tutta inedita: Montalbano è tornato.