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Into the night, l'attore Stefano Cassetti: "così affrontiamo la pandemia"

Abbiamo intervistato Stefano Cassetti, attore protagonista in Into the Night: l'attore di Terenzio ci parla del valore internazionale della serie Netflix.

intervista Into the night, l'attore Stefano Cassetti: 'così affrontiamo la pandemia'
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Da qualche tempo è disponibile su Netflix Into the Night, una serie che cerca di portare le storie di apocalisse verso nuovi orizzonti creativi. La minaccia per il genere umano arriva dal sole, e a pagarne le conseguenze sono i passeggeri di un aereo: Into the Night, di produzione belga, rilegge le storie di sopravvivenza in chiave più realistica e scientifica e poggia su un cast multilingua e internazionale (per un quadro più completo dello show vi rimandiamo ovviamente alla nostra recensione di Into The Night). Tra i protagonisti, ad interpretare un personaggio chiave per la vicenda qual è Terenzio, l'attore italiano Stefano Cassetti. Grazie a Netflix abbiamo potuto scambiare qualche chiacchiera con lui, ve la riportiamo di seguito.

Una produzione internazionale

Everyeye.it: Com'è stato interpretare il tuo personaggio e come hai vissuto la sua evoluzione?
Stefano Cassetti: Devo dire che all'inizio non è stato facile, anche perché non abbiamo girato gli episodi in ordine cronologico. L'adrenalina però era a mille anche grazie ai temi della storia. Ciò che ho amato sin da subito del mio personaggio è il suo essere un eroe a sua insaputa. Egoisticamente pensa a sé stesso, all'inizio, perché entra in possesso di un'informazione cruciale per la vicenda. Poi si rende conto che, paradossalmente, per salvarsi ha bisogno di collaborare con gli altri. Insomma, è un eroe suo malgrado, e questo è molto affascinante. Mi è piaciuto sostenere un ruolo così importante, ma soprattutto è stato bellissimo lavorare con attori di nazionalità così diverse, ci siamo arricchiti un po' tutti e siamo tutt'ora in contatto.

Everyeye.it: Ecco, ora parlami dell'approccio ad un prodotto così internazionale ed eterogeneo.
Stefano Cassetti: Ti dico solo che sul set si parlavano 7-8 lingue diverse: tra inglese, francese, russo, turco, italiano, arabo e persino la troupe (fiamminga) discuteva tra sé in un altro idioma ancora. È stato anche molto difficile, perché capirai che anche i testi (e le relative traduzioni) presentavano a volte interpretazioni diverse. Abbiamo sostenuto dei workshop multilingua e penso che anche questo aspetto sia uno dei punti di forza del prodotto.

È un ritratto dell'Europa moderna: siamo sempre in viaggio, sempre su un aereo, conviviamo costantemente con lingue straniere. Penso anche che questa serie arrivi in un momento particolare e calzante come quello che stiamo vivendo: ci sono tanti punti di contatto tra la trama e la pandemia. C'è un nemico comune, invisibile, che attanaglia un gruppo di persone provenienti da Paesi diversi. Sono tutti nella stessa barca, com'è avvenuto nella realtà con il Coronavirus, solo che qui siamo su un aereo.

Un'apocalisse reaslitica

Everyeye.it: sopravvivenza e apocalisse, un genere che oggi è davvero inflazionato. Qui abbiamo una rilettura del tema in chiave più realistica. È questo il valore aggiunto di Into the Night?
Stefano Cassetti: è un ritmo che abbiamo già visto, è vero. Ma, come già detto, il valore internazionale del prodotto è un valore aggiunto. Io non la chiamerei science-fiction, perché trovo che il contesto sia davvero realistico e che le basi scientifiche della trama siano fondate. L'apocalisse c'è, ma è sempre riletta in chiave realistica, e ancora una volta penso che rappresenti un'analogia perfetta all'epidemia coronavirus.

Everyeye.it: hai lavorato un po' in tutto il mondo e vissuto tanti approcci differenti al cinema e alla serialità. Come valuti la tua esperienza finora?
Stefano Cassetti: La principale differenza è, secondo me, nell'interazione tra regista e attore. Nelle produzioni internazionali viene data più libertà interpretativa a chi recita, soprattutto in ambito extra-europeo. Nei film italiani o francesi l'attore diventa più uno strumento nelle mani di chi dirige. Il valore aggiunto della mia carriera è stato proprio vivere queste due differenti prospettive professionali: mi annoierei a lavorare solo in una o in un'altra.