Intervista a Lucy Lawless: “La mia Xena è un'eredità per le nuove generazioni”

In vista del finale di Ash Vs Evil Dead abbiamo intervisto l'iconica Principessa Guerriera, in visita nella città partenopea.

intervista Intervista a Lucy Lawless: “La mia Xena è un'eredità per le nuove generazioni”
Articolo a cura di
Carlo Lanna Carlo Lanna Giornalista Pubblicista, laureato in Giurisprudenza con un'insana passione per le serie tv ed il cinema.

Per il Napoli Comicon 2018 sono stati organizzati una serie di eventi per festeggiare i primi vent'anni della kermesse napoletana dei fumetti. Uno di questi è stato l'arrivo di Lucy Lawless, attrice neozelandese famosa per aver interpretato, a metà degli anni '90, la mitica Xena, la guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie. Con un fascino immutato nel tempo e con tanti iconici personaggi interpretati dopo la conclusione di Xena, come quello di Lucretia nella serie di Spartacus, ora Lucy Lawless ha indossato le vesti di Ruby, co-protagonista in Ash Vs Evild Dead. Nella serie tv prodotta da Sam Raimi, l'attrice è tornata a interpretare un astuto villain, intento a cercare il libro nero dei morti e scatenare l'apocalisse sulla Terra. In realtà Lucy Lawless è tutt'altro che diabolica ed effimera, è una donna dai mille talenti, intelligente e spigliata. Ecco cosa ha rivelato ai nostri microfoni.

Lo scorso anno ci siamo stupiti del grande successo ottenuto al cinema da Wonder Woman. Però negli anni '90 un'altra guerriera si è imposta come una combattente al femminile. Possiamo considerare Xena una sorta di precursore?

C'è da dire che inizialmente il personaggio di Xena è stato costruito per un uomo non per una donna, un po' com'è accaduto per Sigourney Weaver in Alien. In realtà quando mi trovo a prestare il mio volto per personaggio così complesso, non importa se interpreto un uomo o donna, devo solo essere me stessa. Xena è una combattente, una donna molto forte che nasconde la sua vera femminilità. È stata sì un precursore, ma alla fine, per rendere credibile le sue caratteristiche, ho dovuto sottrarre ed eliminare quelle più tenui e dolci. E credo che la magia sia insita proprio in questa particolarità. Il personaggio è una donna ma si comporta da uomo. E non è una dissonanza.

Eppure sei stata identifica come una vera icona femminile, per chi è cresciuto negli anni '90. Non è cosi?

Erano le persone che mi vedevano come un'icona, in realtà Xena era un semplice prodotto, un personaggio di finzione. Nella mia mente già mi sentivo importante, sapevo che stavo recitando in un prodotto diverso dal solito, ero consapevole che Xena era un personaggio che avrebbe fatto scalpore. Però capisco il fatto di essere stata mistificata come un'icona, perché per le donne è sempre difficile trovare il modo di convivere in un mondo di soli uomini.

È stato un anno molto difficile per il cinema, travolto da molti scandali sessuali. Cosa ne pensi di quest'aria malsana che, oggi giorno, si respira?

Se c'è un problema bisogna farlo notare, non nascondere la testa sotto la sabbia. Soprattutto per far capire alle generazioni del futuro che c'è la possibilità di costruire un mondo migliore, che c'è la possibilità di raggiungere una posizione di equità. Noto però che il problema degli abusi è concentrato prettamente nel mondo del cinema, in TV ci sono meccanismi diversi. Recitare in una serie TV significa collaborare ogni giorno con registi, sceneggiatori e produttori come in una grande famiglia. È una catena di montaggio e se c'è che una persona che avvelena il lavoro degli altri, si spezzano molti equilibri, vanificando il lavoro di tutti.


In Ash Vs Evil Dead sei tornata a recitare in una serie di Sam Raimi, qual è il tuo rapporto con l'affermato produttore?

È una persona deliziosa, è un cuoco magnifico e beviamo sempre dell'ottimo vino. Al di là di tutto, abbiamo un legame molto forte che è maturato nel tempo. Mi sento a mio agio quando sono sul set insieme a lui.

Qui in Italia sei conosciuta prettamente per il ruolo di Xena. Accetteresti l'idea di tornare ad indossare i panni della principessa guerriera?

In tutta sincerità non riuscirei a reggere quei ritmi serrati. Certo mi piacerebbe tornare a interpretare Xena, ma vorrei farlo in un modo diverso. Il mio prossimo progetto vorrei che fosse un qualcosa di più intimistico, reale, non vorrei indossare un'armatura, così che il pubblico non riuscisse distinguere dove inizia e finisce il personaggio.

Cosa ricordi della tua permanenza in Spartacus? Era uno show molto particolare sia in termini visivi che narrativi.

Sì, una serie molto particolare e impegnativa. Sul set eravamo tutti come fratelli e girare alcune scene non era affatto facile. Ero però la moglie del produttore, quindi dovevo dare il buon esempio. Cercavo di finire il mio lavoro il prima possibile. Ma nonostante il personaggio di Lucretia fosse molto complicato e complesso, forse il migliore che ho interpretato, è stato comunque un periodo molto gratificante per la mia carriera di attrice.


La rappresentazione della donna in tv è molto cambiata dagli anni '90 a oggi: cosa ne pensi?

Direi che il mondo della televisione è diventato più complesso, perché ora specialmente in America vogliono più diversità. Prima la cosa più difficile al mondo era essere donna, di origini asiatiche, con difficoltà di pronuncia o con qualche impedimento fisico. Quelle persone non riuscivano mai a ottenere ruoli. Ora però [il pubblico] vuole vedere più varietà e diversità. Le donne ovviamente sono la più grande minoranza in tv e stanno crescendo. Penso stia diventando più interessante, prendi ad esempio Stranger Things: abbiamo ragazzini che non sembrano modelli, evviva! Perché ora questo ci piace! Quindi credo sia una gran cosa che ci sia maggiore diversità. E ovviamente le donne compongono il 50% della popolazione mondiale... tutti vogliono essere rappresentati sullo schermo. Ecco perché Xena era così importante per la comunità gay, perché finalmente le donne omosessuali si sono sentite rappresentate.

Com'è stato lavorare in Ash vs Evil Dead?

Fare Ash vs Evil Dead è stato rischioso, perché si ha sempre paura che qualcosa vada storto in produzioni con un'eredità così importante. Però abbiamo Sam Raimi alla produzione insieme a Bruce Campbell e Rob Tapert, oltre a tanti sceneggiatori, e proprio loro tre sono un insieme magico: ogni cosa che fa Bruce Campbell è divertente, e quindi il pubblico fa binge-watching della serie perché è incredibilmente spassosa.