Star Wars e The Mandalorian, intervista al traduttore Gian Paolo Gasperi

Abbiamo parlato con Gian Paolo Gasperi, adattatore dialoghista di The Mandalorian e vate della traduzione di Star Wars in Italia.

intervista Star Wars e The Mandalorian, intervista al traduttore Gian Paolo Gasperi
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Quello di oggi è un appuntamento imperdibile per tutti i fan di Guerre Stellari, universo espanso e non. Vi proponiamo, infatti, un'intervista esclusiva a Gian Paolo Gasperi, adattatore dialogista di The Mandalorian, nonché mentore di chi vi scrive. Abbiamo collaborato, ad esempio, nella traduzione di "Star Wars: Anno per anno" e del volume "Tutto quello che non sai sulla Marvel". Gasperi, in ogni caso, è un vero e proprio vate della linguistica applicata al franchise Lucasfilm, e infatti l'intervista verterà esclusivamente su Star Wars.

Tradurre Star Wars

Everyeye.it: Ciao, Gian Paolo, anzitutto raccontaci un po' di te.
Gian Paolo Gasperi: Ciao! Cosa posso raccontarvi di me? È difficile riassumere trent'anni di attività in poche parole. Posso dire che svolgo l'attività di traduttore editoriale dagli inizi degli anni Novanta e che traduco narrativa di genere, in particolare thriller, mystery, fantasy e fantascienza. Tra gli autori che ho tradotto posso citare Glenn Cooper, Dean Koontz e James Rollins. Da una quindicina di anni a questa parte mi occupo anche di game localization e, da qualche tempo, di adattamento per il doppiaggio. Sono appassionato di cinema fantastico in tutte le sue declinazioni, nonché un fan di Star Wars fin dal lontano 1977.

Everyeye.it: Tu hai lavorato direttamente alla Lucasfilm, com'è stata quell'esperienza?
Gian Paolo Gasperi: Indescrivibile! Nel periodo 2001-2002, in occasione dell'uscita di Star Wars Episodio II: L'attacco dei cloni, ho lavorato come Brand Manager della Lucasfilm presso l'agenzia licensing che all'epoca rappresentava la casa di produzione americana in Italia. È stata un'esperienza unica, che mi ha insegnato molto e mi ha permesso di viaggiare e visitare per lavoro luoghi leggendari come lo Skywalker Ranch di George Lucas, a San Francisco, in California. In tale ruolo, mi sono occupato fondamentale del publishing delle principali proprietà della Lucasfilm, come Star Wars, Indiana Jones e Willow.

Everyeye.it: Come hai cominciato a tradurre Star Wars? Ricordi il tuo primo prodotto legato al franchise?
Gian Paolo Gasperi: Ho cominciato per caso... ma non troppo! Come ho accennato prima, sono un appassionato di Star Wars fin dal 1977 e tale passione mi aveva portato a organizzare i primi raduni di fan nell'ambito delle ItalCon e delle FanCon, ossia i congressi italiani dei professionisti e appassionati della fantascienza e del Fantasy, che negli anni Novanta si tenevano, rispettivamente, a San Marino e Courmayeur.

Da quelle esperienze nacquero idee, progetti e anche opportunità di collaborazioni professionali, tra cui quella di curare e cotradurre l'edizione italiana di Star Wars: The Roleplaying Game della West End Games, pubblicata in Italia da Stratelibri, il più importante editore di boardgame e giochi di ruolo dell'epoca. Il gioco di ruolo di Star Wars è stato quindi il primo prodotto legato al franchise che ho tradotto. Dopo questa prima opportunità, arrivò anche quella di supervisionare e tradurre i romanzi di Star Wars pubblicati da Sperling & Kupfer e svariati altri editori.

Tradurre The Mandalorian, la prima serie live-action di Star Wars

Everyeye.it: Sappiamo che hai scritto i dialoghi di The Mandalorian. Come sei arrivato all'adattamento per il doppiaggio?
Gian Paolo Gasperi: In modo molto graduale. Avevo già esperienza nell'adattamento dei dialoghi per i videogame, sebbene non sia paragonabile, per una serie di ragioni tecniche, all'adattamento per il doppiaggio cinetelevisivo. Inoltre, già da Star Wars Episodio II: L'attacco dei cloni fornivo consulenze per le edizioni italiane dei film della saga, ma per quanto fossi affascinato dall'adattamento per il doppiaggio cinetelevisivo, non lo avevo mai preso in seria considerazione come possibile sbocco professionale, in quanto, vivendo a Milano, non avevo la possibilità di frequentare le scuole per adattatori dialoghisti a Roma.

Tuttavia, nel 2008 ho avuto l'occasione di conoscere Carlo Cosolo, uno dei più importanti e stimati direttori di doppiaggio e adattatori dialoghisti italiani. L'occasione era il doppiaggio del pilot della serie animata Star Wars: The Clone Wars. Ci siamo tenuti in contatto anche dopo questa collaborazione fino a riprenderla nel 2014, quando a Cosolo sono stati affidati la direzione del doppiaggio e l'adattamento dei dialoghi dei nuovi prodotti cinematografici e televisivi legati a Star Wars.

Da questa esperienza, nel 2016 è nato successivamente il progetto di un Master in Doppiaggio, adattamento e traduzione di opere cinetelevisive e videoludiche con l'Università IULM di Milano, giunto ormai alla terza edizione, e nel cui ambito curo la parte dedicata alla localizzazione dei videogame. Ho avuto così l'opportunità - e il privilegio - di apprendere le tecniche di adattamento cinematografico da un grande Maestro... senza andare a Roma! Non appena si è presentata l'occasione di lavorare sull'adattamento dei dialoghi di un prodotto Star Wars, l'ho colta senza pensarci due volte! E di questo non finirò mai di ringraziare Carlo Cosolo.

Everyeye.it: Quali sono state le sfide traduttive legate alla serie? Come ci si coordina tra direttore del doppiaggio e adattatore dialoghista?
Gian Paolo Gasperi: Le sfide traduttive sono andate di pari passo con quelle "logistiche", nel senso che il livello di sicurezza che circonda questi progetti è altissimo. Per evitare i cosiddetti "spoiler" prima dell'uscita di determinati blockbuster, si lavora infatti in assoluta "reclusione", spesso in salette semi-blindate, con materiali audiovisivi parzialmente "mascherati" anche per gli addetti ai lavori.

Sono situazioni "limite", naturalmente; nondimeno, ti costringono a fare un po' il "detective" della situazione e a mettere insieme gli indizi sparsi per gli script per riuscire a risolvere dubbi ed enigmi traduttivi. In questo complicato processo è determinante lo stretto rapporto di collaborazione con il direttore di doppiaggio con il quale si confrontano e scartano ipotesi traduttive fino ad arrivare alla soluzione più adatta al contesto, tenendo conto dei limiti imposti dalle misure di sicurezza adottate.

Nel caso di The Mandalorian, ho cercato, d'accordo con i direttori del doppiaggio della serie (a Carlo Cosolo è subentrato dal quarto episodio Daniele Giuliani) di seguire l'approccio dell'originale, ampliando la terminologia in-universe e giocando di richiami e rimandi alla terminologia classica di Star Wars in italiano.

Everyeye.it: A parte The Mandalorian, qual è stata la cosa più interessante che hai tradotto per Star Wars?
Gian Paolo Gasperi: Difficile scegliere un titolo tra le decine e decine che ho tradotto o curato nel corso di tutti questi anni. Andando molto indietro nel tempo, ricordo con particolare affetto, nonché una punta di orgoglio, le novelization di Una nuova speranza, L'Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, edite da Sperling & Kupfer nel 1997, in occasione dell'uscita sugli schermi cinematografici della Special Edition della trilogia originale. Venendo a tempi più recenti, invece, direi che il titolo più interessante su cui ho lavorato è stato senza dubbio Star Wars: Anno per anno, il volume, pubblicato da Giunti, che ripercorre, anno dopo anno, per l'appunto, la nascita e lo sviluppo della Saga di Star Wars dalle origini a oggi nel suo contesto sociale e culturale.

Una galassia lontana lontana

Everyeye.it: Come ti orienti sulle varie traduzioni di navi, droidi, pianeti? Ci spieghi un po' le regole traduttive di Star Wars?
Gian Paolo Gasperi: Dipende dal prodotto. Se si tratta di un'opera destinata al cinema o alla televisione, di solito gli studios chiedono con larghissimo anticipo (parliamo di molti mesi prima dell'uscita dell'opera) una traduzione più o meno definitiva di un glossario da utilizzare come guida per la localizzazione del nuovo prodotto nei vari Paesi.

Al termine della lavorazione, quando cioè le scelte traduttive sono state fatte e sono da ritenersi finali, il glossario viene inserito in un database generale che raccoglie e cataloga, suddivisa per categorie, tutta la terminologia sviluppata per un dato franchise. Nel caso di Star Wars, si tratta di un database in continuo aggiornamento che aiuta a mantenere una coerenza terminologica nei prodotti audiovisivi e, sebbene non sia sempre vero, anche editoriali.

In campo editoriale, infatti, negli ultimi anni è diventato sempre più difficile mantenere questa coerenza tra tutti i prodotti Star Wars, come romanzi, fumetti, videogame, eccetera, un po' perché il franchise è gestito da un gran numero di licenziatari diversi, un po' perché, a differenza del passato, l'impressione è che ci sia una minore "sorveglianza" da oltreoceano, con la conseguenza che ogni licenziatario compie scelte diverse, spesso in contrasto con quelle di altri, cosa che finisce per compromettere la cosiddetta "consistency" del franchise.

Everyeye.it: Secondo te, qual è stato il vero motivo del successo di The Mandalorian?
Gian Paolo Gasperi: Penso che nessuno si aspettasse un successo di critica e di pubblico di queste proporzioni. Posso azzardare una spiegazione, del tutto personale: forse la ragione di tanto successo sta nel fatto che, a differenza della Trilogia Sequel, Jon Favreau e Dave Filoni, autori di The Mandalorian, hanno cercato di evitare l'eccessiva autoreferenzialità che ha caratterizzato i Sequel a tal punto da portare un gran numero di fan a considerare Il risveglio della Forza, per esempio, una specie di "remake" di Una nuova speranza.

Agli autori di The Mandalorian va riconosciuto il merito di essere tornati alle "radici" di Star Wars, per così dire, preferendo riferimenti culturali "esterni", con omaggi ai Western di Sergio Leone e ai film su samurai di Akira Kurosawa, riferimenti che erano stati la principale fonte d'ispirazione di George Lucas per la Trilogia Classica. Tutto ciò, combinato con robuste "iniezioni" di "lore" di Star Wars sufficienti a soddisfare anche i palati più fini dei fan e l'introduzione di un personaggio irresistibile, "Baby Yoda", come soprannominato dai fan, capace di attrarre e conquistare al tempo stesso anche un pubblico più generale, è alla base di un successo che, per quanto sperato, non era stato previsto, a mio parere.

Everyeye.it: Ci fai una tua personalissima classifica riguardante l'universo cinematografico di Star Wars?
Gian Paolo Gasperi: La mia classifica è basata sulle trilogie più che sui singoli film. Diciamo che metterei al primo posto la Trilogia Classica, seguita da Rogue One, quasi che con la prima costituisse una Quadrilogia, e poi la Trilogia Prequel, Solo e la Trilogia Sequel.

Everyeye.it: Quali sono i tuoi fumetti preferiti in assoluto riguardanti Star Wars? E i romanzi?
Gian Paolo Gasperi: Scelta difficile di fronte a una produzione così vasta. Per quanto riguarda le storie Legends, citerei fra i tanti L'alba dei Jedi, Le cronache dei Jedi, La saga dell'Impero Cremisi e, soprattutto, La trilogia di Dark Empire. Per quanto riguarda le storie Canon, ho molto da recuperare, anche perché preferisco le storie raccolte in volumi. L'Impero a pezzi, Darth Maul: Figlio di Dathomir, i volumi dell'Età della Repubblica sono i primi che mi vengono in mente. Quanto ai romanzi, anche in questo caso la produzione è talmente vasta che la scelta mi risulta altrettanto difficile. Tra i romanzi Legends, citerei la Trilogia di Thrawn, la Trilogia di Darth Bane e Darth Plagueis; tra i romanzi Canon, sicuramente Lost Stars, Bloodline, L'apprendista del Lato Oscuro.

Everyeye.it: Star Wars, in Italia, ha avuto un'esperienza editoriale un po' travagliata, secondo te quali sono stati i motivi?
Gian Paolo Gasperi: I motivi sono tanti e andrebbero cercati, a mio parere, nella natura stessa di Star Wars, un'opera prettamente audio/visiva, che nella dimensione puramente scritta non ha lo stesso impatto di un film sul grande schermo, o sul piccolo, se è per questo, visto il successo di The Mandalorian. I fumetti, infatti, sono un medium che riscuote già più successo dei romanzi grazie alla sua natura essenzialmente "visiva".

A ciò si aggiunge la scarsa propensione del Bel Paese alla lettura in generale, e alla fantascienza in particolare, un genere di nicchia nel quale Star Wars rappresenta un'ulteriore nicchia. Per quella che è stata la mia esperienza anche come agente licensing, la maggior parte delle case editrici più grandi ha sempre ritenuto la popolarità del brand "Star Wars" garanzia assoluta di successo editoriale, con aspettative di vendita del tutto irrealistiche per il nostro mercato.

Ciò ha portato quasi sempre a forti ridimensionamenti dei piani editoriali dopo i primi "deludenti" risultati di vendita. Dopo aver seguito le vicissitudini editoriali di Star Wars in Italia per ben tre decenni, sono giunto alla conclusione che, nonostante la grande popolarità di cui gode, a livello editoriale Star Wars è e rimane, purtroppo, un prodotto di nicchia. Le uniche case editrici che sono riuscite a pubblicare Star Wars per molti anni e con regolarità sono state quelle medio-piccole, quelle cioè che non mirano a fare numeri da best-seller, ma che sono specializzate in un segmento di mercato molto ristretto con vendite modeste ma costanti nel tempo.