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The Rain: intervista ai creatori della serie Netflix danese

Abbiamo intervistato i creatori e gli interpreti principali dell'ultima novità Netflix, disponibile dal 4 maggio sulla piattaforma streaming.

intervista The Rain: intervista ai creatori della serie Netflix danese
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L'apocalisse tv è made in Danimarca: si chiama The Rain ed è disponibile su Netflix dal 4 maggio. Il gruppo di teenager sopravvissuti è ben assortito e altamente pericoloso, come raccontano creatori e cast. Chi non lo sarebbe al loro posto? Una pioggia tossica si è abbattuta ovunque e, per via di uno strano virus, ha decimato la popolazione globale lasciando questi adolescenti abbandonati a se stessi e alla disperata ricerca di cibo e riparo. Due di loro sono fratelli, Simone (Alba August) e Rasmus (Lucas Lynggaard Tønnesen), e nascondono un segreto delicato: il padre, uno scienziato governativo, potrebbe conoscere la ragione di questo disastro ambientale e addirittura trovare un rimedio per salvare l'umanità. Ma non sarà facile nasconderlo a lungo a Martin (Mikkel Boe Følsgaard), il leader dei "ribelli". La storia, a metà tra fantascienza e noir, è firmata da Jannik Tai Mosholt (Borgen), Esben Toft Jacobsen (Il grande orso) e Christian Potalivo (Dicte).

In cosa The Rain si distingue da serie con un tema simile?

Jannik Tai Mosholt: La voglia di raccontare una vicenda ad alta tensione ma ambientata in un contesto locale. Come The Killing e The Bridge, vuole sorprendere e coinvolgere.
Christian Potalivo: Questa è la prima produzione Netflix in Danimarca e per noi è stato importante parlare delle nostre radici, di quello che conosciamo. In effetti, venendo da una zona piovosa ma anche da una società ben strutturata e sana, abbiamo mescolato i vari elementi per scombussolare ogni certezza: cosa ci succederebbe se perdessimo quella sicurezza che ci fa dormire sonni tranquilli? Abbiamo aggiunto a questo dei temi universali, come il primo amore, i rapporti familiari o la gelosia per una storia che ha un appeal universale.

In effetti il rapporto tra i due fratelli è cruciale. Si basa su esperienze reali?

Alba August: Io nella realtà ho otto fratelli, quindi capisco benissimo il senso di protezione che anima Simone in tutte le sue scelte, sempre orientate a proteggere Rasmus. A casa mia invece la piccola sono io, ma comunque so quanto sia cruciale il supporto di un membro della famiglia nelle decisioni quotidiane.
Lucas Lynggaard Tønnesen: Io invece ho una sorella maggiore - come nella serie - e un fratello minore e capisco benissimo entrambi i punti di vista, anzi mi hanno aiutato a mettere insieme il personaggio.

È stato insolito doppiare i vostri personaggi in inglese?

Lucas Lynggaard Tønnesen: All'inizio era inusuale cambiare intonazione, soprattutto perché si è trattata della mia prima esperienza di doppiaggio, ma l'ho affrontato come una nuova sfida.
Mikkel Boe Følsgaard: Io in realtà presto la voce ai cartoni da quando avevo dieci anni, quindi non mi sembrava strano. L'unica differenza? Evitare le vocine buffe...

Gli scenari apocalittici si moltiplicano sul piccolo e sul grande schermo. Perché il pubblico ne è tanto attratto?

Jannik Tai Mosholt: Fanno leva sulla crescente paura che attanaglia il mondo di oggi, senza un motivo apparente. O forse la ragione esiste: ci sembra che tutto attorno a noi stia mutando rapidamente e gli adulti temono di lasciare alle nuove generazioni un pianeta devastato, quindi guardare un gruppo di giovani in azione intriga. In questo caso a loro viene tolto il futuro, non c'è alcuna umanità sulla terra. Oggi più che mai è un tema delicato e attuale. Lo so che il confronto con The Walking Dead può sorgere spontaneo, ma il nostro unico obiettivo è stato quello di raccontare una storia in cui lo spettatore si potesse identificare.

Quanto conta avere un'audience globale con Netflix?

Lucas Lynggaard Tønnesen: Per uno come me che ama Tredici e Stranger Things è il debutto migliore che avessi mai potuto sperare!
Alba August: Sento l'enorme responsabilità dei ragazzi che si possono identificare nella storia perché so che la guarderanno ovunque. Tenere alta la concentrazione durante i cinque mesi di riprese non è stato facile, soprattutto perché prima non avevo alcuna esperienza nelle serie tv. È stato importante trovare colleghi in grado di supportarmi quando ero stanca. Ci siamo fatti forza a vicenda, che è poi quello che succede nelle varie puntate tra i nostri protagonisti.