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The Rain: intervista ai creatori della serie Netflix danese

Abbiamo intervistato i creatori e gli interpreti principali dell'ultima novità Netflix, disponibile dal 4 maggio sulla piattaforma streaming.

intervista The Rain: intervista ai creatori della serie Netflix danese
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Alessandra De Tommasi Alessandra De Tommasi ha avuto il colpo di fulmine per la scrittura quando ha ricevuto in regalo una macchina da scrivere gialla giocattolo, ma funzionante, alla tenera età di 4 anni. L'argomento preferito? I telefilm, a cui ha dedicato (oltre a svariate notti insonni) la tesi di laurea e il saggio per diventare giornalista professionista. In due parole: serial addicted! Se volete, potete seguirla su Twitter!

L'apocalisse tv è made in Danimarca: si chiama The Rain ed è disponibile su Netflix dal 4 maggio. Il gruppo di teenager sopravvissuti è ben assortito e altamente pericoloso, come raccontano creatori e cast. Chi non lo sarebbe al loro posto? Una pioggia tossica si è abbattuta ovunque e, per via di uno strano virus, ha decimato la popolazione globale lasciando questi adolescenti abbandonati a se stessi e alla disperata ricerca di cibo e riparo. Due di loro sono fratelli, Simone (Alba August) e Rasmus (Lucas Lynggaard Tønnesen), e nascondono un segreto delicato: il padre, uno scienziato governativo, potrebbe conoscere la ragione di questo disastro ambientale e addirittura trovare un rimedio per salvare l'umanità. Ma non sarà facile nasconderlo a lungo a Martin (Mikkel Boe Følsgaard), il leader dei "ribelli". La storia, a metà tra fantascienza e noir, è firmata da Jannik Tai Mosholt (Borgen), Esben Toft Jacobsen (Il grande orso) e Christian Potalivo (Dicte).

In cosa The Rain si distingue da serie con un tema simile?

Jannik Tai Mosholt: La voglia di raccontare una vicenda ad alta tensione ma ambientata in un contesto locale. Come The Killing e The Bridge, vuole sorprendere e coinvolgere.
Christian Potalivo: Questa è la prima produzione Netflix in Danimarca e per noi è stato importante parlare delle nostre radici, di quello che conosciamo. In effetti, venendo da una zona piovosa ma anche da una società ben strutturata e sana, abbiamo mescolato i vari elementi per scombussolare ogni certezza: cosa ci succederebbe se perdessimo quella sicurezza che ci fa dormire sonni tranquilli? Abbiamo aggiunto a questo dei temi universali, come il primo amore, i rapporti familiari o la gelosia per una storia che ha un appeal universale.

In effetti il rapporto tra i due fratelli è cruciale. Si basa su esperienze reali?

Alba August: Io nella realtà ho otto fratelli, quindi capisco benissimo il senso di protezione che anima Simone in tutte le sue scelte, sempre orientate a proteggere Rasmus. A casa mia invece la piccola sono io, ma comunque so quanto sia cruciale il supporto di un membro della famiglia nelle decisioni quotidiane.
Lucas Lynggaard Tønnesen: Io invece ho una sorella maggiore - come nella serie - e un fratello minore e capisco benissimo entrambi i punti di vista, anzi mi hanno aiutato a mettere insieme il personaggio.

È stato insolito doppiare i vostri personaggi in inglese?

Lucas Lynggaard Tønnesen: All'inizio era inusuale cambiare intonazione, soprattutto perché si è trattata della mia prima esperienza di doppiaggio, ma l'ho affrontato come una nuova sfida.
Mikkel Boe Følsgaard: Io in realtà presto la voce ai cartoni da quando avevo dieci anni, quindi non mi sembrava strano. L'unica differenza? Evitare le vocine buffe...

Gli scenari apocalittici si moltiplicano sul piccolo e sul grande schermo. Perché il pubblico ne è tanto attratto?

Jannik Tai Mosholt: Fanno leva sulla crescente paura che attanaglia il mondo di oggi, senza un motivo apparente. O forse la ragione esiste: ci sembra che tutto attorno a noi stia mutando rapidamente e gli adulti temono di lasciare alle nuove generazioni un pianeta devastato, quindi guardare un gruppo di giovani in azione intriga. In questo caso a loro viene tolto il futuro, non c'è alcuna umanità sulla terra. Oggi più che mai è un tema delicato e attuale. Lo so che il confronto con The Walking Dead può sorgere spontaneo, ma il nostro unico obiettivo è stato quello di raccontare una storia in cui lo spettatore si potesse identificare.

Quanto conta avere un'audience globale con Netflix?

Lucas Lynggaard Tønnesen: Per uno come me che ama Tredici e Stranger Things è il debutto migliore che avessi mai potuto sperare!
Alba August: Sento l'enorme responsabilità dei ragazzi che si possono identificare nella storia perché so che la guarderanno ovunque. Tenere alta la concentrazione durante i cinque mesi di riprese non è stato facile, soprattutto perché prima non avevo alcuna esperienza nelle serie tv. È stato importante trovare colleghi in grado di supportarmi quando ero stanca. Ci siamo fatti forza a vicenda, che è poi quello che succede nelle varie puntate tra i nostri protagonisti.