Zerocalcare su Netflix: le sfide e i timori di Strappare lungo i bordi

Abbiamo intervistato Zerocalcare, che ci ha raccontato le sfide e le emozioni del passare dai fumetti a una serie TV.

Articolo a cura di

Alla Festa del Cinema di Roma 2021 abbiamo visto in anteprima i primi due episodi di Strappare lungo i bordi, la serie animata Netflix tutta italiana creata, diretta e interpretata da Zerocalcare. Avremo modo di raccontarvi, nelle prossime settimane, un progetto che siamo sicuri soddisferà i fan più affezionati di Michele Rech, ma che permetterà all'artista di farsi scoprire (e apprezzare) anche da un pubblico più ampio (e per capire di cosa stiamo parlando non vi resta che guardare il trailer di Strappare lungo i bordi con Zerocalcare). Grazie a Netflix abbiamo avuto occasione di intervistare Michele, una breve chiacchierata in cui ci ha raccontato le sfide, i timori e le emozioni del suo primo progetto seriale.

Dalla vignetta allo schermo

Everyeye.it: In "Strappare lungo i bordi" c'è tutta la tua cifra stilistica, ma anche qualcosa in più. Cosa pensi possa raccontare in più una serie TV rispetto ad un fumetto?
Zerocalcare: Io nei fumetti provo spesso a inserire i testi di alcune canzoni per suggerire al lettore quella che immagino sia l'atmosfera in quel preciso momento. Scommetto che solo un lettore su un milione ascolterebbe davvero quelle canzoni mentre sfoglia un mio fumetto. Con una serie io posso imporlo, controllando l'esperienza in maniera sensorialmente più completa, e per me che sono un maniaco del controllo è qualcosa di davvero stimolante. Mi piace l'idea che chi guarderà questo prodotto viva delle emozioni quanto più simili a come le ho immaginate io.

Everyeye.it: Passare dalla vignetta allo schermo non è facile. Tu lo hai fatto letteralmente, quali sono state le emozioni e le sfide di questo progetto?
Zerocalcare: Di timori ne ho avuti tantissimi. Uno di questi era sicuramente di non riuscire nel mio intento, di non mantenere lo stesso tipo di linguaggio che uso nei fumetti. Un po' perché non mi sento capace, ma anche perché passare da un lavoro solitario ad un'opera collettiva avrebbe potuto significare "annacquarlo" o semplicemente non sentirlo più mio. E poi non credo di essere un attore capace.

Però devo dire che mi sono trovato molto bene con tutto lo staff di produzione. Hanno sostenuto la mia ossessione per il controllo e mi hanno supportato. Credo che questa serie potrà piacere ma anche non piacere, magari qualcuno potrebbe trovarla maldestra, ma credo che difficilmente la si possa definire come qualcosa di "non mio". Quando guarderete gli episodi capirete che è un lavoro molto personale, e questo si sente molto. La sfida era anche quella di riuscire a lavorare diversamente dalla mia routine, che è molto solitaria e dipende anche molto dalle mie fisse. Lavorare in gruppo significa anche stare ai tempi degli altri. Inizialmente era difficile, ma poi ne ho anche imparato gli aspetti positivi. Il confronto con gli altri mi ha restituito qualcosa di davvero inaspettato. Ed è stato sorprendente.

Tra passato e presente

Everyeye.it: Il tuo lavoro è appunto personale, anche da un punto di vista vocale perché interpreti quasi tutti i personaggi della serie. Hai sempre avuto questa idea in mente o è successo in divenire?
Zerocalcare: Tutto è iniziato quando lavoravo da solo. Registravo tutto con il mio cellulare quasi per diletto, ma ho deciso di mantenere questa idea perché mi piaceva l'idea che questa serie fosse percepita proprio come se fosse il racconto di qualcun altro. Come se fossi seduto al tavolo con un amico e lui ti stesse raccontando una vicenda con la sua voce.

Everyeye.it: Le tue storie parlano sempre di nostalgia, radici e passsato. E se invece provi a guardare al futuro cosa vedi?
Zerocalcare: La devastazione, la morte e l'estinzione della razza umana. E' per questo motivo che non riesco a non voltarmi indietro.