A.P. Bio: recensione della nuova comedy della NBC

La NBC propone una nuova e interessante comedy con un insegnante in disgrazia che cerca vendetta sfruttando proprio i suoi alunni.

recensione A.P. Bio: recensione della nuova comedy della NBC
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Non saranno in molti a conoscere Bad Education, una gemma indiscussa e assolutamente imperdibile per tutti gli amanti del british humour. Una comedy incentrata sul peggior insegnante mai visto nel sistema educativo britannico, alle prese con una classe piuttosto problematica, colma di hipster, bulli sulla sedia a rotelle e ragazze sempre pronte a dei flirt inappropriati. Andata in onda dal 2012 al 2014, la serie era un genuino concentrato di creatività e gusto per l'assurdo, capace di dar vita a situazioni esilaranti e personaggi che si amalgamavano alla perfezione in un mix di scherzi sopra le righe e piani machiavellici, senza perdere di vista quel rapporto particolare e ambivalente che si crea tra professori e studenti, quasi idealizzato,. Ed è innegabile che Mike O'Brien, nel processo di creazione di A.P. Bio, si sia ampiamente ispirato proprio a Bad Education, riproducendo gli stessi punti cardine, seppur in maniera curiosamente opposta. Il peggior insegnante di sempre è stato sostituito da un capriccioso genio filosofico estromesso dall'università, e la classe di alunni difficoltosi e disinteressati è ora rimpiazzata da un gruppo di liceali fin troppo zelanti. Ecco cosa pensiamo di questa prima stagione.

Meglio riporre le speranze...di imparare

Nel liceo Whitlock di Toledo, Ohio, è appena giunto un nuovo membro del corpo docenti direttamente da Harvard: l'eccentrico Jack Griffin (uno smagliante Glenn Howerton), specializzato in filosofia, allontanato dal suo amato ambiente intellettuale per motivi comportamentali. Assunto a ogni costo dal preside Durbin (Patton Oswalt) per dare un minimo di risalto alla sua fatiscente scuola, Jack dovrebbe insegnare biologia, ma il suo unico obiettivo è vendicarsi del rivale Miles Leonard (Tom Bennett), reo di avergli sottratto il posto di lavoro ideale. E non esiste modo migliore per riuscirci se non farsi aiutare da un gruppo di ragazzi acuti e studiosi e, aspetto cruciale, sotto minaccia di perentoria bocciatura in caso rivelino qualcosa.
A.P. Bio è semplicemente questo, un susseguirsi di prelibati piani al di là di ogni logica razionale (allenare l'accento inglese per imitare la madre biologica di Miles è sicuramente il meno perverso) alternati a tentativi da parte degli studenti, capeggiati in questo dall'intransigente Sarika (Aparna Brielle), di liberarsi del loro pseudo-mentore per poter studiare l'agognata biologia. Superficialmente sembra la tipica comedy dozzinale e priva di qualsivoglia ispirazione, e in effetti non si può non rimarcare la mancanza di spontanea innovazione della formula standard. Eppure lo show della NBC ha carattere da vendere, fin dalla scena introduttiva con il roboante ingresso di Jack, e non solo grazie agli squisiti attentati alla salute mentale della sua nemesi.

I personaggi, ovvero delizia...

A rubare la scena a un attore rinomato come Glenn Howerton sono gli studenti, un gruppo di nerd variegato e caratterizzato con la giusta perizia. Dal ligio al dovere Marcus (Nick Peine) al principe delle tenebre Devin (Jacob McCarthy) passando per l'agghiacciante Heather (Allysin Ashley Arm), i singoli allievi riescono persistentemente a portare freschezza alle situazioni, di per sé già stravaganti, ma arricchite volta per volta da un umorismo diversificato e allettante. Sono loro a illuminare le puntate e a istigare le reazioni più isteriche di Jack, una forza della natura pronta a scatenarsi al più microscopico inconveniente - come l'assenza delle sue patatine preferite dal distributore. Le vicende dunque funzionano e intrattengono, l'intruglio è preparato in maniera saggia, ma soffrono di oscillazioni brusche nella loro qualità generale a causa di un problema facilmente evitabile o perlomeno ridimensionabile.

....e pesante croce

La vacuità, anzi l'inutilità totale dei personaggi al di fuori dell'aula interessata è insopportabile. Teoricamente è negli intenti di A.P. Bio mostrare una persona raffinata in contrasto con dei sempliciotti. Un simile scopo però non può assolutamente redimere gli sceneggiatori dall'aver creato delle storyline secondarie basate quasi unicamente su fastidiosi cliché.

Si è davvero perso il focus dell'intera produzione in questi momenti, quando in realtà anche con il residuo corpo docenti si sarebbe potuto fare di più, magari puntando addirittura i riflettori su un'altra classe in certi frangenti. L'unica funzione positiva di queste storie secondarie è il dare un supporto al flemmatico e conflittuale legame tra Jack e il liceo, inserito nell'ambito di quell'ermetico rapporto che si viene a formare tra un professore e una classe con cui si è molto a contatto. Il coup de théâtre di A.P. Bio è proprio il raccontare tale affetto senza scadere nel sentimentalismo becero e sdolcinato, anzi con piccoli e significativi gesti che non snaturano i personaggi e i loro ruoli, un vero e proprio odi et amo continuo. Un timido coronamento di un prodotto che, al pari di onerosi scivoloni e pur non dando uno scossone al genere, riesce a dire la sua con una forte identità e una ragguardevole quanto ispirata vena di comicità.

A.P. Bio A.P. Bio non è perfetta: segue forse troppo sistematicamente un modello standard e pecca di profondità nei personaggi e nelle vicende secondarie. Eppure riesce a dimostrare di essere una serie con carattere, forte di personaggi principali eccellenti e una vena comica assolutamente da non sottovalutare, varia e intrigante. Si può fare ancora molto e le possibilità sono infinite, ma questa base (che ha meritato il recente rinnovo da parte della NBC) è solida e con una sua unicità.

6.5