Recensione A young doctor's notebook - Stagione 1

Vladimir Bomgard è un giovane medico alle prese con la propria versione adulta.

Articolo a cura di
Nicola Della Pergola Nicola Della Pergola da bambino ricevette in regalo una VHS di Indiana Jones e da allora non ha più abbandonato la passione per i film e per le serie tv. Decide però di dedicarsi anche ad altro e comincia quindi una discreta collezione di scacchiere. Legge, scrive e fa siti web. Si annoia raramente e mai quando è da solo [cit.]. Stalkeratelo su Facebook

Veloce come queste festività, anche “A young doctor’s notebook” è passato. Quattro puntate piuttosto brevi (20 minuti ciascuna) che hanno stuzzicato il palato degli spettatori che si stanno chiedendo se la serie avrà un seguito, come paventato qualche mese fa, o se Sky Arts deciderà di non prolungare né rinnovare questa piccola perla natalizia. Per quanto ci riguarda, invece, non possiamo che confermare quanto di positivo avevamo detto nel nostro First Look, sia per quello che riguarda la sceneggiatura sia per quello che riguarda la recitazione. Preferiamo quindi concentrarci ora su quattro aspetti (uno per puntata) che dal First Look non erano emersi. Vediamo quali sono.

1 - Un po' di mistero

“A young doctor’s notebook” è una serie surreale, poco da dire. Partendo da uno dei pochi racconti realistici del maestro russo Bolgakov, gli sceneggiatori hanno preferito distaccarsi dalla mera realtà per lanciarsi in un azzardato parallelo tra passato e futuro. Ma il mistero che aleggia attorno alla serie è invece quanto mai concreto. Trovare informazioni sul serial è infatti decisamente arduo. In primis non esiste un sito internet ufficiale né una sua pagina di Wikipedia. Vi è solo una scarna paginetta sul sito di Sky Arts nella quale si riportano le mere informazioni di base. Non parliamo poi dei dati di ascolto, difficilissimi da trovare e che rendono quindi complesso fare una previsione oggettiva su un possibile rinnovo. Ma non solo. Mancano anche gli script inglesi (davvero una rarità) e la pubblicità fatta dalla rete è stata mediocre, facendo approdare la prima puntata sul piccolo schermo con un certo silenzio, nonostante il cast di prim’ordine. È davvero un mistero l’aver deciso di far passare così sotto traccia una serie che aveva tutti i numeri per essere un prodotto di punta.

2 - La deriva dark

Se il pilot ci aveva colpito per l’ironia e il surrealismo aleggiante per tutti e 20 i minuti, dalla seconda puntata abbiamo potuto apprezzare una notevole deriva dark (quasi splatter) in alcune scene. Il contrasto tra la trama profondamente ironica e la crudezza dell’intervento alla gamba della ragazzina presente proprio nella seconda puntata, ad esempio, ha creato un connubio che ci è piaciuto moltissimo, andando a formare uno dei punti di forza dell’intera serie. L’aver scelto come protagonista un attore come Radcliffe, inoltre, aumenta nello spettatore la sensazione di “sbagliato”: un ragazzino imbranato, estremamente poco “fisico” anche nel suo modo di recitare, cosa ci fa con un una sega spuntata per ossa in mano? Chapeau agli sceneggiatori e alle loro scelte, quindi. E a Radcliffe ovviamente.

3- Radcliffe VS Hamm

Come può il giovane Vladimir Bomgard diventare quel Vladimir Bomgard rappresentato da Hamm? Come può cioè un ragazzo giovane ma non più in età dello sviluppo, prendere quei 20 centimetri in più? Come può raddoppiare la sua massa muscolare pur rimanendo a esercitare in quel paesino sperduto nel nulla? Come può insomma, Radcliffe diventare Jon Hamm? Semplice: non può. E allora? Errore nella scelta del cast? Non vi erano forse due attori più simili tra loro? Qualcuno di più credibile? Certo che c’era. Ma quello che emerge con il passare delle puntate - dalla seconda in poi in particolar modo - è che gli sceneggiatori hanno voluto rappresentare due persone diverse in tutto e per tutto. Quelli che vediamo sono i due lati psicologici di un’unica persona, i due lati di una stessa medaglia. E se sembra facile pensare al fatto che sarà lo spaurito Radcliffe a diventare come il possente Hamm, già nella terza puntata ci si comincia a domandare se invece non si assisterà alla metamorfosi opposta.

4 - Il finale

È difficile parlare di un finale senza cadere in qualche spoiler. Non vogliamo quindi dirvi nulla sulla trama dell’ultima puntata ma dire solamente che sarà solo la quadratura di un cerchio, il manifestarsi di un destino inevitabile (perché già scritto). Al culmine del suo surrealismo, a young doctor’s notebook si chiude lasciando uno spiraglio di luce per un possibile proseguo e lasciando in sospeso anche molte domande che le menti più razionali non hanno potuto fare a meno di porsi: “ma quello che si vede è un ricordo o interagiscono sul serio?”, “ma Hamm può cambiare il proprio passato?”. Ottime domande che noi non ci siamo fatti, convinti che la storia narrata non si basasse su quelle ma sul conflitto interiore di una mente debole.

A Young Doctor's Notebook - Stagione 1 "A young doctor’s notebook" è un serial davvero particolare. Divertente, crudo, intrigante, riflessivo, surreale, ha così tante caratteristiche in sé che ci verrebbe da consigliarlo a chiunque, perché qualcosa di bello ve lo si trova, qualsiasi siano i propri gusti. Preferiamo però consigliarlo a chi è in cerca di qualcosa che è al limite dell’onirico, a chi non è in cerca di risposte facili. Davvero un peccato che Sky Arts abbia sottovalutato una serie di così alto livello. Speriamo che qualcuno si ricreda e si possa arrivare almeno a una stagione intera composta dalle canoniche 12 puntate.

Altri contenuti per A Young Doctor's Notebook - Stagione 1