No Activity Niente da Segnalare: forse Maccio non basta su Prime Video

No Activity è una simpatica sketch comedy che a tratti riesce pure a sorprendere, ma rimane prigioniera di una struttura troppo debole ed ingessata.

No Activity Niente da Segnalare: forse Maccio non basta su Prime Video
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Ci sono idee che forse non dovrebbero espandersi e diventare una serie intera. Non uno dei perni centrali, badate bene, ma la struttura e l'andamento stesso della produzione in sé. Per intenderci, è una situazione simile a quando, nel mondo videoludico, alcuni giochi vengono criticati perché troppo poveri, avendo trasformato una meccanica o una gimmick nel contenuto totale nonché unico. Un po' come No Man's Sky al lancio (passiamo oltre le polemiche e le promesse non mantenute dagli sviluppatori in questo discorso): meravigliosa la possibilità di esplorare l'universo e una miriade infinita di pianeti in tempo reale e senza caricamenti di sorta, ma sotto questi muscoli c'era davvero ben poco in cui affondare i denti. Naturalmente un gioco - proprio No Man's Sky lo dimostra appieno - può espandersi tramite aggiornamenti e DLC, una possibilità non esattamente preventivata per una serie tv.

No Activity: Niente da Segnalare, serie italiana originale di Prime Video che ha debuttato sulla piattaforma lo scorso 18 gennaio, è esattamente un caso simile, ovvero una gimmick che non funziona in toto una volta trasformatasi in un'opera intera. Un prodotto sicuramente godibile - e infatti non abbiamo dato un voto negativo - che però si regge più sul carisma e sulla chimica innata dei protagonisti che sul coinvolgimento del contenuto.

Una struttura troppo povera e ripetitiva

Ma di cosa tratta No Activity? In sostanza il telefilm è una sketch comedy divisa in 3 tronconi: abbiamo Marcello (Luca Zingaretti) e Achille (Alessandro Tiberi), due poliziotti impegnati in un'estenuante ed infinita serie di appostamenti per fare una retata su un carico di droga in arrivo; Katia (Carla Signoris) e Palmira (Emanuela Fanelli) sempre pronte al centro dell'azione, rappresentato nientepopodimeno che dal centralino della polizia; ed infine Toni (Rocco Papaleo) e Dario (Fabio Balsamo), i due gangster che aspettano pazientemente le sostanze illegali con tanto di borsone ricolmo di banconote.

E ovviamente il cuore pulsante della serie è composto dai loro segreti, dalle difficoltà che stanno affrontando - il possibile divorzio imminente di Marcello o la maledizione della sfortuna che grava su Dario - e dai mille imprevisti ed equivoci che renderanno complicatissimi dei compiti in apparenza semplici, quasi mondani.

Ecco, non crediamo ci voglia un'immaginazione fervida per capire subito che quelli che sono a tutti gli effetti degli agevoli sketch comici non siano concepiti per riempire ben 6 episodi di una serie - e la lunghezza di alcuni, che sfiora o supera la mezz'ora, non aiuta affatto. Sono appunto dei siparietti e, una volta esauritasi la fase della presentazione dei personaggi e delle situazioni che stanno affrontando, fanno un'enorme fatica a coprire il minutaggio, dando vita a ripetizioni fastidiose di gag e dialoghi e affidando il fattore novità a qualche guest star di turno - che non sempre riesce a svoltare le cose in positivo. Purtroppo non c'è altro, No Activity rimane una serie povera ed eccessivamente impostata.

Disastro strutturale, contenuto divertente

Detto ciò, se la si inquadra per quel che è, ovvero dell'intrattenimento senza troppe pretese, non si può dire che non funzioni: la straordinaria chimica tra Papaleo e Balsamo dà vita a scene esilaranti e ad una simpatica parodia del mondo della criminalità organizzata; il duo Zingaretti-Tiberi dona una quanto mai dovuta rinfrescata allo stereotipo ormai fin troppo abusato della classica coppia poliziesca esperto disilluso/giovane voglioso di dimostrare il proprio valore; la Fanelli illumina praticamente da sola con il suo carisma le sequenze al centralino, con tanto di guest star e minuscolo monologo diventati già virali sui social - anche se, secondo noi, la scena la ruba spesso e volentieri un collega fervente religioso che fa di tutto per mandarla via.

Insomma, il contenuto genuinamente divertente in No Activity c'è, è impossibile negarlo e certe trovate riescono addirittura a conferire un piccolo brivido di freschezza a luoghi comuni cristallizzati nella memoria collettiva. Il problema alla base rimane lo stesso: stiamo parlando pur sempre di una sketch comedy che, con una struttura del genere così ingessata, semplicemente non può rivestire 6 puntate con la medesima qualità dei suoi momenti migliori. Ed anzi, lo scarto qualitativo a volte si sente in maniere persino eccessive.

Noactivity No Activity: Niente da Segnalare ha dei pregi, alcuni dei quali persino tutt'altro che banali. Preso come intrattenimento senza pretese è una serie che funziona, dai contenuti genuinamente divertenti che riescono a volte persino a dare un briciolo di freschezza a ruoli e stereotipi triti e ritriti. Non sono meriti minori, ma vengono spesso e volentieri sommersi da una struttura da sketch comedy troppo impostata, ingessata, povera. Una struttura che, fin dalla seconda puntata, genera purtroppo una sensazione di déjà-vu costante, di ripetizione - sia di alcuni dialoghi che di certe gag. E, a pensarci bene, non potrebbe essere altrimenti: quella che a tutti gli effetti è una mera sketch comedy basata su una singola gimmick non può coprire con la stessa qualità ben 6 puntate, che a volte superano la mezz'ora. No Activity allora diventa un passatempo pomeridiano, assumendo il suo senso e la sua dimensione. Però, con questo cast, questa chimica, queste piccole intuizioni, avrebbe potuto essere qualcosina in più.

6.5