Agents of S.H.I.E.L.D.: recensione della quinta stagione

Tornano le avventure dell'agente Coulson e dello S.H.I.E.L.D. in situazioni sempre più disperate e apocalittiche, con un tocco di spazio in più.

recensione Agents of S.H.I.E.L.D.: recensione della quinta stagione
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Ne è passata di acqua sotto i ponti dall'incerto debutto di Marvel's Agents Of S.H.I.E.L.D. nel 2013. Una trama evanescente, personaggi mediocri (escluso l'eccellente Phil Coulson, magistralmente interpretato da Clark Gregg) e un impianto da procedurale scritto con mediocrità sembravano essere la pietra tombale per la creatura dei fratelli Joss e Jed Whedon. Eppure c'è stata un'improvvisa ripresa, un cambio di struttura e di passo grazie a una trama lineare e compatta, non più dispersa nei frammenti dei casi da affrontare ad ogni singola puntata, e grazie a una caratterizzazione dei personaggi più minuziosa e coerente, oltre a repentine e ragguardevoli new entry. Non è un caso che personalità del calibro di Lance Hunter (Nick Blood), Bobbi Morse (Adrianne Palicki) e Alphonso "Mack" MacKenzie (Henry Simmons) abbiano debuttato proprio nel secondo ciclo di episodi. Sono loro, insieme a un intreccio curato e mai a corto di epicità e ideali da proteggere, a rivendicare il merito di aver costruito le fondamenta di una delle migliori serie corali che si siano viste dai tempi del primo Heroes. E adesso, dopo Inumani impazziti, teschi infuocati e androidi in rivolta, è giunto il turno degli alieni.

Persi nello spazio-tempo

Le vicende partono immediatamente in seguito al cliffhanger, in verità fin troppo randomico, della passata stagione e vedono gli agenti dello S.H.I.E.L.D. trasportati nello spazio e nel futuro, talmente oscuro e terrificante da lasciare nei protagonisti delle cicatrici irrimediabili. La Terra è stata distrutta, apparentemente da Quake/Daisy (Chloe Bennet), la "distruttrice di mondi", a parte una minuscola porzione, e l'umanità è stata "salvata" dalla ben nota razza aliena dei guerrieri Kree. Rinchiusi in una vera e propria prigione fluttuante nello spazio, gli umani devono sottostare a delle ferree regole e limitarsi a sopravvivere estraendo metalli preziosi per i nuovi padroni blu, guidati dall'implacabile e sanguinario Kasius (un formidabilmente eclettico Dominic Rains). Coulson e la sua squadra sono stati mandati in questo futuro dal retrogusto apocalittico affinché realizzino una profezia, pronunciata da una vecchia conoscenza, che li vuole appunto salvatori del residuo della razza umana. Ecco, apocalittica è l'aggettivo più adatto per descrivere la quinta stagione: poeticamente costruito attorno a una sensazione costante di fine ineluttabile, di un destino avverso che non può essere modificato in nessun modo, l'intreccio riesce a far emergere con maestria gli aspetti più deformi e calcolatori dei personaggi, lati che si erano già intravisti ma che ora sono dilatati da una frustrazione disperata fino a causare attriti e divisioni, a tratti insanabili.

Un arco narrativo da standing ovation

Un approfondimento virtuosisticamente magistrale incoronato e allo stesso tempo originato dal miglior arco narrativo della serie per ritmo, sceneggiatura, colpi di scena e intensità. Non manca nulla a questa storyline, capace di dipingere un ritratto spietato e lucido di un incubo, addolcito unicamente dalla classica sfrontatezza di Coulson e soci e da continui riferimenti a celebri opere di fantascienza.
Ma si tratta di appigli a una realtà familiare appena riacquistata e subito strappata via, la cui sola funzione è di sostenere la fievole sanità mentale dei nostri eroi mentre sono immersi in una lotta selvaggia per la sopravvivenza. Un gioco per superare la noia, animali addestrati a combattere per divertirsi con altri potenti mercenari della galassia davanti a cene gourmet, ecco la rappresentazione più adeguata dell'umanità per Kasius. È superfluo girarci intorno, la forza di concetto e comunicativa raggiunge in queste puntate livelli altissimi e mai banali.

Calo fisiologico?

Agents Of S.H.I.E.L.D. cala leggermente verso metà stagione, come succede ogni anno. Da un lato verrebbe da considerarlo alla stregua di un calo fisiologico - d'altronde gestire 22 puntate con la stessa intensità dirompente è impossibile, se non addirittura un'arma a doppio taglio - ma d'altro canto i continui filler utilizzati per riprendere fiato sono a dir poco scadenti. Un artificio forzato e raramente ispirato, l'ennesima frenata fiacca prima dello slancio conclusivo, che però contro ogni aspettativa ha di positivo l'atmosfera. Il gioco stilistico portato avanti dagli sceneggiatori non avrebbe funzionato così egregiamente senza questa pausa tattica, senza questi momenti di riflessione sulle conseguenze di ciò che è stato visto e sentito nel futuro, sulle scelte tremende e paradossali da compiere per evitare un loop sadico, tasselli preziosi dell'evoluzione di alcuni personaggi portati sull'orlo della follia dalla loro personale guerra contro il fato.

Fantasmi dal passato...

Un deficit non imputabile alla fisiologia strutturale è, invece, la ripresa di una quantità non indifferente di situazioni e personaggi dalle passate stagioni, scomparsi in seguito alla conclusione delle loro storyline e ora riaffiorati un po' per caso. Il loro ruolo all'interno della vicenda è sicuramente ben contestualizzato e funzionale, non si tratta di una sorta di parata sul viale dei ricordi fine a sé stessa, ma lo sforzo mnemonico richiesto allo spettatore è spropositato.

Non volendo ricorrere a massicci recap nei "previously on", una scelta condivisibile poiché potenzialmente avrebbe potuto rovinare l'effetto sorpresa, l'unica altra soluzione era creare linee di dialogo apposite che ripercorressero le loro calamità. Gli sceneggiatori hanno quindi partorito sezioni tristemente forzate, lente e deboli per adempiere a tale scopo, una conseguenza ereditata dagli abbagli passati, che ancora una volta dimostrano quanto questa serie alle origini fosse stata concepita con superficialità.

Una ripresa erculea

Però dopo queste parentesi mediocri Agents Of S.H.I.E.L.D. torna a carburare costruendo brillantemente mattone dopo mattone la via per un finale commovente. I cavalli nel motore tornato a ruggire, le frizioni tra i membri della squadra si acuiscono e conducono a intriganti punti di rottura e la minaccia perennemente incalzante della fine del mondo torna al centro della trama. Una chiusura degna e coraggiosa, uno spartiacque affascinante che apre un futuro interamente da scrivere, ma che adesso, messe le tempeste e l'oscurità alle spalle, non fa paura. E noi non vediamo l'ora di averne un assaggio.

Agents of S.H.I.E.L.D. - Stagione 5 Agents Of S.H.I.E.L.D. chiude come meglio non si poteva un percorso iniziato ormai la bellezza di cinque anni fa. Non può e non ha potuto rimediare a tutti gli errori commessi specialmente nella prima stagione, mancanze che hanno richiesto ora più che mai il loro conto salato. Ma nel tempo la serie della ABC ha dimostrato di essere una serie corale straordinaria e in questa annata ha anche messo in mostra il suo arco narrativo migliore e più curato sotto ogni punto di vista. Un ritmo invidiabile, un'atmosfera costruita eminentemente e un intreccio che riesce a far emergere i lati più buoni e più oscuri dei suoi storici protagonisti coronano una stagione spettacolare e gestita con eleganza. Chapeau.

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