Agents of SHIELD 7 Recensione: una dignitosa stagione finale

La settima ed ultima missione degli agenti dello Shield si dimostra valida, virtuosa e aperta a sperimentazioni, seppur con problemi ormai endemici.

recensione Agents of SHIELD 7 Recensione: una dignitosa stagione finale
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Quando si scrive qualcosa, da un libro ad una sceneggiatura fino ad un semplice articolo, l'osservazione più ricorrente è probabilmente quella relativa alle difficoltà sull'inizio e sulla fine. Quanti pensieri vengono spesi per decidere quale sia il modo migliore di iniziare uno scritto e quanti ancora per scegliere il tocco finale, che può variare notevolmente: forse si vuole dare una summa di tutto ciò che è venuto prima o magari cambiare le carte in tavola per ricercare un effetto sorpresa o ancora aggiungere un tocco personale, così da lasciare un deciso impatto emotivo nel lettore. La settima - ed ultima - stagione di Agents Of Shield ha coraggiosamente tentato di perseguire tutti questi obiettivi con la giusta accortezza, una buona dose di furbizia ed un virtuosismo che fino ad ora non si era mai visto.

E soprattutto ha evitato la trappola per eccellenza del medium seriale, poiché nelle gesta conclusive di Coulson e la sua squadra si sente ad ogni angolo il respiro di una fine imminente. La posta in gioco è troppo alta, le vicende abbracciano e risentono delle conseguenze e delle scelte fatte nell'intera serie, alcuni personaggi giungono naturalmente al loro punto di rottura; è l'ultima missione e non potrebbe essere più chiaro. Un risultato non banale, anche se qualche difetto ormai endemico è sempre presente.

Quando siamo?

La trama riprende precisamente da dove si era interrotta un anno fa: la razza aliena dei Chronicom è decisa a trasformare la Terra nella loro nuova dimora, dopo la tragica fine dei pianeti che erano soliti chiamare casa. Guidati dall'onniscienza apparente di Sibyl (Tamara Taylor), una sorta di profetessa capace di leggere le linee temporali, i Chronicom sanno perfettamente che l'unico reale ostacolo alla loro conquista è l'esistenza stessa dello Shield. Avendo acquisito un dispositivo per viaggiare nel tempo e conoscendo nei minimi dettagli quali cambiamenti apportare alla timeline per cancellare lo Shield, alla squadra guidata dal direttore Alphonso "Mack" MacKenzie (Henry Simmons) non resta altro che seguirli praticamente alla cieca in un disperato tentativo di anticiparli e fermarli.

Inizia così un adrenalinico viaggio attraverso varie epoche, un incipit che per qualunque intenditore di serie tv equivale a numerosi campanelli d'allarme. D'altronde, quando si tratta di paradossi temporali e universi alternativi, è piuttosto chiaro ora che imbattersi in contraddizioni e buchi di trama è fin troppo facile.

Ed invece, contro ogni più cinica aspettativa, è proprio la meccanica dei viaggi temporali a rinvigorire questa stagione, a darle una forza ed una freschezza inedite se non dirompenti. Bastano pochi minuti ad un occhio attento per notare l'immenso sforzo produttivo di cui si è fatto carico Agents Of Shield: uno sguardo alla New York degli anni ‘30 e si è rapiti dall'atmosfera del proibizionismo e da una squisita palette cromatica incarnata in una scala di grigi; un salto negli anni ‘50 e l'impressione è quella di aver cambiato serie tanto è differente l'estetica che avvolge e sorprende lo spettatore, con un giallo quasi soffocante a scandire gli eventi.

Si è voluto dare un tocco differente e sensibilmente distintivo ad ogni mini arco narrativo, ciascuno dotato di uno stile unico e un colore predominante. Un'idea meravigliosa, corroborata da alcuni episodi che potremmo definire speciali - quello in bianco e nero ripreso dal noir è l'esempio più lampante - e che sottolineano ulteriormente il virtuosismo senza limiti degli sceneggiatori.

Rimettere insieme i pezzi

Non può inoltre non sorprendere in positivo il netto miglioramento dei singoli dialoghi, anche quelli di passaggio, di transizione tra un avvenimento e l'altro. L'insieme risulta molto più genuino e naturale, a partire dalle spesso esilaranti osservazioni dei nostri protagonisti alle differenti epoche e ai loro usi e costumi.

Alla fine non è qualcosa di realmente nuovo, rientra magistralmente nei canoni dell'umorismo targato Marvel che Agents Of Shield esprime da sempre in forma eccellente, mai eccessiva o banalmente infantile. Ma è proprio veder calati personaggi noti da anni ed anni in situazioni talmente distanti dalla loro comfort zone a dare una marcia in più. Già si tratta di risultati invidiabili, capaci di elevare le qualità di un intreccio a tratti sorprendente.

È difficile rimarcare quanto fosse intricato dare un senso, a livello di costruzione dei personaggi e di world building, alle innumerevoli avventure sopportate da Daisy (Chloe Bennet) e compagni. Però l'occasione era troppo ghiotta e allora nella settima stagione rientrano in gioco personaggi e situazioni che hanno letteralmente formato i protagonisti, dall'Hydra ad Afterlife. E di conseguenza inizia il violento gioco del "Cosa sarebbe successo se...?", in una visione molto più distorta e cruda di quella intravista ad esempio nel Framework. A distanza di anni come si combatte l'Hydra e l'impero costruito dai Malick? Come farà i conti Daisy con il suo passato ancora una volta?

Emerge spesso e volentieri la delicata debolezza umana che i Chronicom vogliono così freddamente sfruttare, perché la possibilità di cambiare il passato è una tentazione in cui è quasi impossibile non cadere. Nascono dilemmi morali profondi e sinceri che possono far totalmente perdere di vista l'obiettivo ultimo della missione pur di non rivivere certe atrocità. Mai prima d'ora tutto l'intreccio complessivo di Agents Of Shield era apparso talmente vivo, pulsante, coerente.

Per cosa combattiamo?

Poi, tuttavia, qualcosa inizia drammaticamente a rompersi verso metà stagione. Negli ultimi anni è stato un po' il leitmotiv che ci ha accompagnato nel parlare della serie Marvel ed anche nel suo atto finale non si può non notare una gestione del ritmo alquanto approssimativa. Ad un certo punto la narrativa sembra spegnersi in favore di artifici ridondanti, nel migliore dei casi passabili e pensati per riempire tempo e far crescere la nuova - oltretutto affascinante e riuscita - nemesi.

Rimangono puntate piacevoli e narrativamente contestualizzate, in particolar modo rispetto agli stessi momenti morti intravisti nelle passate stagioni, ma quella sensazione di star temporeggiando permane davvero troppo predominante. Allo stesso modo, qualche intuizione nell'arco conclusivo di alcuni personaggi sembra raffazzonata e forzata oltre ogni logica - l'idea alla base della nuova abilità di May (Ming-Na Wen) rasenta quasi il filo del ridicolo.

Fortunatamente, però, la narrativa si sblocca dopo un momento dall'impatto emotivo devastante e riprende uno sprint privo di pause ed altamente adrenalinico verso il finale. Ora, molte parole si potrebbero spendere per il finale in sé: può sembrare una chiusura facile, ed in fondo lo è perché non è e non vuole essere particolarmente coraggioso o innovativo; forse addirittura conservativa, in fondo cerca soltanto un modo per celebrare la squadra.

Non scorgiamo molti problemi in ciò, molto banalmente perché considerando tutto quello che hanno fatto negli anni è più che meritato. Qualche sorpresa sul versante emotivo c'è ed è dolcemente commovente, ma è un finale con un imperante retrogusto sicuro. Non si è voluto rischiare e narrativamente, in questo caso specifico, ha un senso ed una coerenza che abbiamo apprezzato.

Ciò che non concepiamo è stata la volontà di usare quasi metà del series finale per una spiegazione infinita di tutto quello che è accaduto. Lo scontro finale sta arrivando, non c'è più tempo da perdere, quindi è meglio fermarsi un attimo tutti per spiegare ogni cosa. Un modo perfetto per disperdere il coinvolgimento emotivo proprio quando dovrebbe salire vertiginosamente, una macchia dolorosa in una stagione che, per molti altri versi, è stata sorprendente, virtuosa e priva di limiti.

Agents of S.H.I.E.L.D. - stagione 7 La parabola degli agenti dello Shield è dunque finita. E la settima stagione, per molti versi, è esattamente ciò che doveva essere: un arco narrativo coraggioso, con sprazzi di virtuosismo e una voglia di sperimentare nuove soluzioni - visive e narrative - che sorprendono ed emozionano. La meccanica dei salti temporali era potenzialmente una trappola ingombrante portatrice di confusione e buchi di trama, ma invece è stata sfruttata in modo furbo e giusto. L'occasione era quella di legare come mai prima d'ora tutte le stagioni di Agents Of Shield ed è stata colta al massimo, con personaggi e situazioni che si ripresentano con i loro dilemmi morali. Da metà stagione si ripresentano alcuni vecchi problemi, come la gestione insoddisfacente dei ritmi o delle intuizioni su certi personaggi piuttosto raffazzonate, scarne, superficiali. Anche il finale in sé non è interamente soddisfacente, una chiusura dolce e delicata alle avventure di questi agenti che però non si prende nessun rischio e soprattutto butta quasi metà episodio in una spiegazione infinita. L'insieme resta positivo, perché in fondo c'era il bisogno di salutare questi personaggi, e quello è riuscito più che degnamente.

7.5