Alex Rider: Recensione della serie spy-thriller di Amazon

Alex Rider è un esempio perfetto di come eseguire una serie spionistica dalla forte identità. Il segreto? Tensione in abbondanza.

recensione Alex Rider: Recensione della serie spy-thriller di Amazon
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Già da Jack Ryan - e parzialmente con Hanna e Carnival Row - Amazon Prime Video ha iniziato ad offrire con una certa regolarità degli action-thriller declinati in un senso piuttosto specifico: in un modo o nell'altro in tutte queste produzioni è presente un elemento spionistico più o meno forte ed evidente. E l'effetto è stato semplicemente rinfrescante, era la spinta necessaria per ricordare un po' a chiunque la piacevolezza di una serie action ben costruita.

Alex Rider è la naturale continuazione di questo processo, ovviamente mescolata con elementi teen drama vista la giovane età dell'omonimo protagonista, ma non meno di impatto. La prima stagione è ora disponibile su Amazon (ed è presente tra le migliori uscite Prime Video di novembre) è infatti un concentrato ad altissima tensione di azione, spionaggio e deliranti piani di dominazione del mondo.

Senza tuttavia tralasciare la giusta dose di profondità necessaria a creare interesse ed empatia nello spettatore. Implacabile e senza momenti morti, Alex Rider è l'esempio perfetto di serie che fa bene - quasi - tutto quello che doveva fare.

Chi è Alex Rider?

Protagonista delle vicende tratte dai romanzi di Anthony Horowitz è, appunto, il giovane Alex Rider (Otto Farrant), un adolescente cresciuto dallo zio a causa della scomparsa prematura dei suoi genitori e su cui, a quanto pare, il destino non ha finito di giocare dei tiri mancini. La misteriosa dipartita dello zio, infatti, lo colpisce duramente e Alex, incapace di restare fermo e farsene una ragione, inciampa casualmente nella verità: che in realtà il suo tutore era una spia al servizio di un dipartimento segreto dell'intelligence britannica, la MI6. Un'insolita organizzazione che ora ha un disperato bisogno del suo aiuto per capire chi si cela dietro al delitto, in una tela criminale comprendente una sinistra scuola situata nel cuore delle Alpi.

Nulla di particolarmente nuovo per chi è magari cresciuto a pane e Tre Giorni Del Condor, ma a colpire davvero è il meraviglioso equilibrio tra ritmo, eventi e gestione dei misteri. La serie distribuita da Amazon riesce nell'impresa di non annoiare praticamente mai, anche nelle infide sezioni iniziali necessarie ad introdurre i protagonisti e la situazione.

Dove molti altri prodotti tendono a passare puntate intere per introdurre un simile intreccio allo scopo di creare un background efficace, Alex Rider sfrutta una tempestiva situazione drammatica per farci capire chi è il nostro eroe: una caratterizzazione che passa non - o almeno non solo - da scene mondane con i suoi amici o compagni di scuola, bensì racchiusa nella sua maniera di affrontare il lutto.

Ed ecco che fuoriesce immediatamente un personaggio carismatico e sfaccettato, fin troppo emotivo ed impulsivo da un lato e freddo, persino calcolatore, dall'altro. È la sua irremovibile decisione a mettere in moto una trama che da lì in poi non si fermerà fino ai titoli di coda e qui sorge il secondo colpo di genio della serie.

Point Blanc

Già offrire una sequenza ininterrotta di episodi in cui ciascuno svolge una parte essenziale lungo tutta la sua durata non è un merito da poco. Alex Rider è compatta, ben costruita e congegnata, limitando al minimo l'introduzione di personaggi e comparse non essenziali alla sua narrativa. Non c'è un vero e proprio crescendo degno di questo nome, poiché ogni atto raggiunge il giusto livello di tensione, con le poste in gioco che diventano palesi.

Si respira insomma chiaramente che in qualunque puntata la vita di Alex è appesa ad un filo sottilissimo, separata dal baratro da una delicata messinscena; il minimo errore e la partita finisce. Fin qui sono risultati egregi, vero, ma che comunque sono per certi versi attesi da uno spy-thriller. Il gradevole imprevisto è rappresentato dalla maniera intrigante con cui la serie gestisce i suoi misteri, dando bizzarri accenni o mezze verità sempre contestualizzate perfettamente.

La sceneggiatura non si sfalda, non ripiega su dialoghi forzati o fuori luogo, non si toccano avvenimenti preparati appositamente per rivelare piani o plot twist; c'è una competenza e una bravura non banali nel disseminare informazioni che Alex Rider non vuole ancora affrontare apertamente.

Una metodologia che non fa che accrescere l'interesse verso il passato di Alex e della sua famiglia e, di conseguenza, verso l'intreccio in generale. Una trama che, pur non raggiungendo vette straordinarie per complessità o trascendentali ribaltamenti di fronte, si lascia seguire con piacere proprio grazie a tutti gli aspetti che la serie gestisce magnificamente. Però al contempo ne rappresenta anche il tallone d'Achille, a causa del vero grande difetto di questa prima stagione: Alex Rider non riesce a caratterizzare minimamente i suoi personaggi con meno tempo su schermo.

E non stiamo parlando di mere comparse o personaggi secondari. Gli stessi membri dell'organizzazione segreta, a partire dal capo dei capi Alan Blunt (Stephen Dillane), hanno nel migliore dei casi qualche briciolo di caratterizzazione o carisma. Persino il villain non buca lo schermo, seppur capace di portare una buona dose di potenza scenica derivante però dal suo piano e non da un approfondimento delle sue motivazioni. È un dettaglio non da poco, che frena per ora le ambizioni di un progetto dall'esordio quasi perfetto.

Alex Rider - Stagione 1 Alex Rider è un manuale quasi perfetto su come debba essere fatta una serie spionistica, in questo caso ovviamente mescolata con elementi da teen drama. E la chiave per riuscire è sempre la stessa: tensione. Le puntate e le disavventure di Alex riescono precisamente una restituire una continua tensione per le sorti del protagonista, della missione e del mondo intero. Tutto ciò è costruito meravigliosamente, senza sbavature e soprattutto senza perdite di tempo. Il ritmo è serrato, ogni puntata rappresenta un tassello veramente cruciale della vicenda grazie ad alcuni intelligenti accorgimenti specialmente nelle sezioni iniziali. C'è tuttavia un unico grande problema: a parte Alex, il suo migliore amico e qualche altro coetaneo, la serie pecca di altri personaggi caratterizzati degnamente. Ed è un difetto grave, che sicuramente potrà venir colmato nella seconda stagione già confermata, ma che per ora pesa.

7.5