Recensione Alice

Una nuova e moderna Alice in un oscuro Paese delle Meraviglie

recensione Alice
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Bisogna dirlo: questo è stato proprio l’anno della riaffermazione di una grande favola, “Alice nel Paese delle Meraviglie”. E se gran parte del merito va data a Tim Burton con il suo ultimo lavoro, in questo periodo nelle sale italiane, c’è anche da dire che in molti altri non hanno perso tempo a cavalcare l’onda e trarne nuove rivisitazioni. E’ questo il caso dell’emittente USA ShowCase che, nel Dicembre 2009, ha deciso di creare una personalissima versione di Alice come favola natalizia (in passato era già successo per “Il mago di OZ”, in quel caso sotto il nome di “Tin Man”). Ben vengano nuove opere, purchè di qualità. La domanda reale da porsi è: ne sentivamo davvero il bisogno?

Alice

La storia di Alice inizia nel nostro mondo, ai giorni nostri, con una moderna Alice nel fiore dei vent’anni (dai lunghi capelli scuri nonché cintura nera di Judo) a cui viene chiesta la mano da un seducente e bellissimo uomo di nome Jack, con annesso anello di fidanzamento. Alice non si sente pronta e rifiuta così la proposta di Jack, che andandosene lascia però l’anello ad Alice. Quest’ultima, cercando di raggiungerlo, finisce per cadere “attraverso lo specchio”, dove Jack è stato portato da uno strano uomo dai capelli bianchi. Alice si ritrova così in uno strano mondo postmoderno, popolato da strani personaggi, la maggior parte dei quali molto bizzarri, scoprendo che l’anello lasciatogli da Jack è un talismano molto importante che, in quel mondo, viene chiamato “Anello del Potere” ed è di proprietà della malvagia sovrana, la Regina di Cuori: una donna capace di risucchiare i sentimenti delle persone e trasformarli in droghe che riescono a tenere a bada gli abitanti dello strano mondo. Il talismano si rivela necessario per poter riaprire il varco tra il Paese delle Meraviglie e il nostro mondo, varco necessario per potersi rifornire delle emozioni necessarie alla Regina al fine di mantenere il proprio controllo sulla popolazione. Inizia così una lunga fuga, attraverso la quale Alice, aiutata dal Cappellaio e dal Cavaliere Bianco, esponenti della resistenza, cercherà di difendere a tutti i costi l’anello donatogli da Jack e liberare il proprio padre, tenuto prigioniero all’interno del Casinò della Regina.

Hatter

Senza dubbio un esperimento di questo genere può risultare estremamente intrigante: una Wonderland postmoderna in cui tutto è cambiato in peggio, un paese che sta andando alla rovina, distrutto da tutte le malvagità commesse dal genere umano. All’opposto, la resistenza, un gruppo di persone che vuole cercare di salvare il proprio mondo, la propria terra che sta per essere distrutta da una sovrana folle. C’è da dire che dell’Alice che noi tutti conosciamo, in questa miniserie, si riconosce ben poco: nessuna creatura strana, tutti i personaggi sono umanizzati (tranne la lepre marzolina che è rappresentata da un automa). Ci sono strani ribaltamenti per quel che riguarda chi è il bene e chi è il male: il Bianconiglio e la lepre marzolina sono seguaci della Regina ed il Cappellaio sembra tutto tranne che matto (ed infatti non viene denominato così). Purtroppo, nessuna traccia dello Stregatto, la guida “spirituale” nell’Alice tradizionale.
Il problema è proprio questo: se si parte con l’idea di confrontare questa Alice con quella che noi tutti conosciamo, il confronto è perso in partenza. La fantasia, l’immaginazione, il sogno: tutto quello che Alice nel Paese delle Meraviglie tenta di risvegliare (anche nell’ultima trasposizione firmata Tim Burton) non è presente in questa rivisitazione. Tutto viene riportato (troppo) al livello terreno delle cose. Anche la pazzia che contraddistingue il cappellaio scompare, a favore di una dimensione più umana volta a creare un’attrazione fisica tra il personaggio e Alice.

Charlie, the White Knight

E’ quindi necessario analizzare la miniserie sotto un altro punto di vista, quello del film vero e proprio: a questo punto vengono fuori i pregi. L’intera trama si basa su una storia ben raccontata sin dall’inizio e gli attori rendono molto bene nelle parti che gli sono state assegnate: è necessario fare un appunto particolare alla sempre magistrale Kathy Bates nel ruolo pienamente calzante della folle Regina di Cuori (che in più di un’occasione reciterà la famosa formula “Tagliategli la testa!”). Allo stesso modo è possibile apprezzare una buonissima interpretazione da parte della non troppo conosciuta protagonista dalle chiare origini italiane, Caterina Scorsone. Per tutte le 3 ore di durata (divise in 2 parti da un’ora e mezza ciascuna) gli autori riescono a ricreare un luogo cupo e triste, che si addice totalmente all’animo della sovrana di Wonderland ed in cui tutte le persone sono ridotte a delle “ostriche” a causa della poca importanza che danno ai veri sentimenti (di cui Alice è chiaramente una rappresentante). Questo parallelismo tra il paese delle meraviglie e il mondo così come è ridotto oggi, come lo vediamo davanti ai nostri occhi tutti i giorni, è molto interessante: la Regina sfrutta l’attaccamento delle persone ai soldi, al gioco, alle cose materiali per trarne fuori emozioni positive, emozioni che riescono ad estraniare le persone dai problemi di tutti i giorni e portarle in una vera e propria dimensione parallela al di fuori della realtà.

Alice - Miniserie Il vero problema di Alice è forse proprio quello di rifarsi apertamente al classico letterario di Lewis Carrol, dal quale in realtà trae ben poco se non qualche personaggio e qualche ambientazione. Visto come una completa rivisitazione della storia, benché non possa essere definito capolavoro, ha sicuramente più senso, ed è in questo modo più facilmente apprezzabile. Tuttavia, i difetti ci sono: tra i più evidenti troviamo pochi personaggi, alcuni dei quali mal caratterizzati, mentre la trama risulta in alcuni punti confusionaria, andando a dilungarsi troppo dove forse non ce ne sarebbe stato bisogno. Menzione d’onore a Charlie, il Cavaliere Bianco: un personaggio tanto folle quanto adorabile, una delle cose migliori presenti nella serie!