L'amica geniale: Storia del nuovo cognome, Recensione della Stagione 2

La nuova stagione della serie Rai Fiction, HBO e TIMvision innalza l'asticella qualitativa della produzione tratta dai libri di Elena Ferrante.

recensione L'amica geniale: Storia del nuovo cognome, Recensione della Stagione 2
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La fiction italiana si sta evolvendo ed è giusto che il pubblico lo capisca. Anche il servizio pubblico, ormai da qualche anno, ha iniziato a sperimentare, anzitutto contaminando il palinsesto televisivo con l'offerta on demand e streaming di RaiPlay. Ma è soprattutto nella direzione creativa dei propri prodotti che Rai sta dimostrando la sua lungimiranza e il tentativo di rincorrere i grandi colossi mondiali della serialità, discostandosi (anche se solo in parte, perché i grandi classici come Don Matteo e Il Commissario Montalbano sopravvivono) da una certa stagnazione artistica fin troppo ancorata ad un modello tutto nostrano, incapace di superare gli stilemi registici e narrativi di un ventennio fa.

L'amica geniale determina quel punto di rottura con il passato e la voglia di innovarsi puntando su produzioni di qualità e progetti ambiziosi: la serie TV tratta dai bestseller di Elena Ferrante è co-prodotta da Wildside, Fandango e The Apartment per Rai Fiction, HBO e TIMvision. Un adattamento curato, scritto e diretto da Saverio Costanzo, che col passare degli anni ha innalzato ulteriormente l'asticella qualitativa dello show. Lo dimostra, dopo l'ottimo esordio con la prima stagione de L'amica geniale, il lavoro confezionato con Storia del nuovo cognome, sequel della prima season e trasposizione del secondo romanzo della tetralogia di Ferrante: un risultato che supera ampiamente le conquiste raggiunte dai primi 8 episodi della serie, per scrittura ed evoluzione dei personaggi, ma anche sul piano della messinscena.

Lila e Lenù: alla ricerca di un'identità

Come avevamo già ampiamente descritto nelle nostre prime impressioni su L'amica geniale 2, Storia del nuovo cognome riparte proprio laddove ci aveva bruscamente interrotto il cliffhanger della prima stagione. O meglio, qualche tempo dopo, lasciandoci per qualche minuto col fiato sospeso in attesa di scoprire cosa ne è stato del matrimonio tra Lila e Stefano, culminato con l'ingresso alla festa della famiglia Solara, tanto odiata da Lila al punto da farsi giurare dal futuro marito che Michele e i suoi parenti non avrebbero mai messo piede alla cerimonia. Ed è quando questo incipit raggiunge il suo climax che una digressione ci riporta leggermente indietro, subito dopo la celebrazione durante il viaggio di nozze di Lila e Stefano ad Amalfi. Non è necessario scendere ulteriormente nel dettaglio di una narrazione che potrete scoprire da soli in caso non abbiate ancora visto L'amica geniale 2 (d'altronde tutti gli episodi della produzione italo-americana sono presenti su RaiPlay), ma la struttura narrativa del primo episodio evidenzia una delle prime grandi intuizioni del prodotto: uno storytelling efficace ed avvincente, che pone le giuste domande fornendo altrettanto adeguatamente tutte le risposte nello sviluppo della trama orizzontale.

L'amica geniale è una storia di crescita, cambiamento ed evoluzione: la parabola di una splendida amicizia, ma anche di un rapporto problematico fatto di rivalità ed insicurezze. E sullo sfondo c'è lo scenario, bellissimo ed affascinante, di una Napoli del dopoguerra, povera e periferica, ignorante e analfabeta, alle prese con lo sviluppo sociale ed economico della città tra gli anni Cinquanta e Sessanta e con i drammi di una realtà popolare, fortemente ancorata alle proprie usanze e tradizioni.

Un ambiente incatenato a un'ideologia maschilista e patriarcale, in cui il ruolo della donna è quello di servire come moglie e madre, e in cui non esiste null'altro al di fuori del piccolo "Rione" in cui si svolgono le vicende. È quasi impensabile che una donna voglia studiare e far carriera, è praticamente impossibile che una moglie si ribelli al volere del proprio marito. Eppure Lenù e Lila, i due poli opposti del racconto, percorrono la propria strada capelstando un dramma familiare e sentimentale dopo l'altro.

Elena (Margherita Mazzucco) è sempre più determinata a proseguire gli studi, e con fatica riesce a imporsi come studentessa modello al liceo classico ottenendo il benestare dei docenti per frequentare un'importante università; Lila (Gaia Girace) è intrappolata in un rapporto morboso e malato con suo marito Stefano, prepotente e violento, ma è incapace di piegarsi alla volontà del coniuge.

Si ribella, fugge, sfida, ama qualcun altro. Soffre, ma si rialza sempre. La trama de L'amica geniale 2 segna un passaggio cruciale nel processo di crescita delle due protagoniste: il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, un cammino visto da prospettive differenti. Da un lato Lila, che a soli 16 si è vista portare via l'innocenza ed è stata costretta a piegarsi alle regole patriarcali del Rione, diventando donna ben prima del tempo; dall'altro Lenù, irrimediabilmente invidiosa dei traguardi sentimentali raggiunti dalla sua migliore amica, desiderosa al contrario di scacciar via l'ingenuità e l'insicurezza adolescienziale che la contraddistingue. E nel mezzo un racconto che si fa portatore di tematiche forti e anche coraggiose, come lo stupro e la violenza, la lotta di classe e l'emancipazione.

La scommessa vincente di Saverio Costanzo

Temi, emozioni e messaggi veicolati attraverso la penna e l'occhio raffinato di Saverio Costanzo, che confeziona un prodotto tecnicamente pregevole e ben superiore alla messinscena a tratti claudicante della prima stagione. Merito del supporto della talentuosa Alice Rohrwacher, che ha diretto gli episodi 4 e 5, merito anche e soprattutto di investimenti maggiori sul versante scenografico, ma anche dell'eccezionale fotografia di Fabio Cianchetti ed Hélène Louvart.

Tra colpi visivi di grande intuizione artistica (si pensi al volto di Carracci, uno straordinario Giovanni Amura, "deformato" dalla vetrata di una porta, un guizzo registico degno del miglior body horror) e l'evidente utilizzo di camere e lenti d'avanguardia, il comparto scenico de L'amica geniale 2 regala scorci meravigliosi e iconici di una Napoli che pian piano assumeva l'aspetto attuale.

Aspetti visivi che, accompagnati da uno storytelling d'impatto che traspone ottimamente le pagine scritte da Elena Ferrante, rendono la serie Rai Fiction un gioiellino prezioso che il pubblico italiano non dovrebbe assolutamente perdere. Un prodotto che non è esente da sbavature, tra cui segnaliamo una recitazione non sempre uniforme del variegato cast, su cui spiccano principalmente i protagonisti.

Un piccolo neo che fa il paio con una scrittura che forse non bilancia adeguatamente la rappresentazione del mondo aristocratico e intellettuale rispetto a quello plebeo, con dialoghi spesso eccessivamente patinati e banali, fin troppo vuoti e sorretti da interpreti un po' sottotono. Elementi che non fanno perdere in alcun modo la bussola ad un prodotto che col tempo potrà solo migliorare, e che già in questa forma rappresenta una delle più belle pagine della serialità italiana.

L'amica geniale - Storia del nuovo cognome L'amica geniale - Storia di un nuovo cognome segna una crescita importante per la produzione Rai, HBO e TIMvision. Un racconto che diventa sempre più maturo e importante per un progetto che diventa ancor più ambizioso. La regia di Saverio Costanzo e Alice Rohrwacher innalza l'asticella qualitativa del prodotto, la scrittura evidenzia una grande attenzione allo sviluppo dei personaggi e una certa fedeltà alle pagine dei romanzi di Elena Ferrante. Tra interpretazioni di gran classe e la ricostruzione affascinante di una Napoli popolare nell'immediato dopoguerra, la serie targata Fandango scrive un'altra, bellissima pagina di storia per la serialità italiana.

8.5