Andor 1x05 Recensione: l'ansia della Ribellione prima della tempesta

Andor continua sulla sua strada fatta di calma e lentezza e imbastisce tutto nel migliore dei modi con un episodio fatto di ansie e conflitti.

Andor 1x05 Recensione: l'ansia della Ribellione prima della tempesta
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Uno degli aspetti che abbiamo sottolineato più spesso su Andor e che con ogni probabilità continueremo a ripetere nelle prossime settimane è la sua insperata voglia di non percorrere mai sentieri facili. Anche ad un occhio poco allenato, infatti, risaltano subito le miriadi di situazioni in cui la nuova serie di Star Wars poteva semplificare o spettacolarizzare l'insieme, aumentando il ritmo e la continuità delle sequenze action. E forse, dopo le delusioni di The Book Of Boba Fett e Obi-Wan Kenobi, era anche lecito non avere esattamente le aspettative alle stelle e aspettarsi qualcosa che in un modo o nell'altro si sarebbe accartocciata su sé stessa.

Andor, invece, continua a reggere meravigliosamente l'urto con il suo stile lento e distintivo, più interessato a costruire le sue atmosfere, le sue ambientazioni e i suoi drammi piuttosto che ad intrattenere in senso stretto. D'altronde non è ancora giunto il momento di vedere in azione lo sforzo della Ribellione su Aldhani, anzi, questo quinto episodio è incentrato quasi totalmente sul giorno prima, sull'ansia e la paura che possono insinuarsi in un gruppo di persone prima di rischiare la propria vita.

La forza dei piccoli dettagli

Avevamo lasciato Cassian (Diego Luna) sul pianeta di Aldhani, in incognito sotto il nome di Clem e in procinto di aiutare un piccolo gruppo della Ribellione a rubare gli stipendi di un intero settore imperiale - qui potete recuperare la nostra recensione di Andor 1x04. E l'avvicinamento al giorno fatale non è dei migliori: il manipolo di ribelli inizia a rivelare delle crepe e delle lacune anche alquanto ingombranti nel piano, i dissapori sull'arrivo improvviso di questo Clem si fanno sempre più accesi e l'ansia sembra farla da padrone, perché le parole e gli ideali sono una cosa, ma quando il momento fatidico è a portata di mano la musica cambia.

La puntata è in sostanza racchiusa qui, con giusto qualche rapida deviazione su uno stressato Luthen (Stellan Skarsgard), l'asfissiante vita di Mon Mothma (Genevieve O'Reilly) circondata da spie e una famiglia disinteressata e gli sforzi di Deedra (Denise Gough) nel provare l'esistenza di uno sforzo anti-imperiale organizzato. Deviazioni che in realtà, almeno in questo episodio, fungono più da piccole sezioni per spezzare il ritmo e far respirare gli eventi su Aldhani, in quanto aggiungono poco o nulla alle rispettive storyline, ma nel modus operandi ormai tipico di Andor riescono comunque a destare una certa impressione.

Ad esempio ammirare un Luthen così sofferente e umano, dopo averne osservato la brutalità e fierezza, è secondo noi un tocco di classe non da poco; pochi secondi che raccontano un personaggio tridimensionale in maniera migliore di quanto tante altre serie riescono a fare nel loro intero ciclo vitale.

Uno spaccato umano, troppo umano

Ma ovviamente il clou è rappresentato dai dialoghi e dagli scontri dello sparuto gruppo di ribelli, quasi un pretesto per portare su schermo uno spaccato umano ricco e diversificato: c'è il giovane volenteroso e spinto da forti ideali, il capo risoluto che deve accettare la new entry e trarne il meglio anche se riluttante e un personaggio che proprio non riesce ad accettare la presenza di Clem e vede ovunque fantasmi e spie ossessivamente. Sembra una checklist il cui unico interesse è quello di spuntare le varie caselle e per molti versi lo è, inutile girarci intorno. Andor, però, riesce a rendere un processo del genere quanto più possibile naturale, sensato, oltremodo contestualizzato, senza l'ombra di una forzatura o di una bizzarra sensazione che, finito il turno di un personaggio, si dia inizio al prossimo.

Sicuramente aiuta la gestione sensazionale di un climax che parte da qualche sguardo torvo, un'esitazione nervosa ad accettare i suggerimenti benché sensati di una persona appena arrivata e che poi esplode in furti e coltelli puntati alla gola. Chiunque reagisce diversamente quando una missione preparata - quasi - nei minimi dettagli da mesi e mesi si avvicina, chiunque può farsi cogliere da paura o voglia di tirarsi indietro e Andor lo mostra nel modo più chiaro possibile. Il problema della serie Star Wars è più che altro la stessa, ovvero il ritmo lento e compassato che non può incontrare i gusti di tutti. Superato questo scoglio, tuttavia, siamo convinti che ciò che Andor offre valga assolutamente il prezzo del biglietto.

Cassian Andor Chi si aspettava di vedere già questa settimana la Ribellione di Aldhani in azione rimarrà deluso, perché Andor continua sulla sua strada fatta di ritmi lenti e assoluto disinteresse nell'offrire azione vuota. Questa quinta puntata, infatti, non è altro che l'avvicinamento del gruppo di ribelli alla missione, che non va nel migliore dei modi perché l'ansia e la paura iniziano a farla da padrone. E, ovviamente, il neo-arrivato Cassian/Clem sarà la valvola di sfogo preferita. È come se fosse un meraviglioso spaccato umano in cui chiunque reagisce in modo differente davanti alla prospettiva imminente di rischiare la propria vita, senza sembrare una bizzarra e artificiosa checklist da spuntare. Ci sono delle piccole deviazioni, certo, su Luthen o Mon Mothma, ma rappresentano più che altro da momenti per spezzare il ritmo e far respirare gli eventi su Aldhani, anche se persino in quei pochi secondi la cura nei dettagli e nella costruzione di personaggi credibili e tridimensionali è impressionante. Andor sarà pure una serie lenta che non può incontrare i gusti di chiunque, ma per noi vale assolutamente il prezzo del biglietto.