Andor 1X09 Recensione: la serie Star Wars si prepara al gran finale

Nella nona puntata di Andor, dopo un episodio di assestamento, vengono gettate le basi per la chiusura della prima stagione.

Andor 1X09 Recensione: la serie Star Wars si prepara al gran finale
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Star Wars: Andor rappresenta, per certi versi, un unicum nel panorama seriale di Guerre Stellari: allo stato attuale, infatti, è uno dei prodotti più ambiziosi a livello progettuale, con il merito di sviluppare una storia senza l'ausilio di collegamenti facili al canone di riferimento o l'abuso di fanservice, come invece hanno provato a fare altre serie mancando però il bersaglio. Di fatto l'opera riesce ad essere un ottimo ponte con il brillante film Rogue One: A Star Wars Story (è sempre una buona occasione per recuperare la nostra, recensione di Rogue One), ma al contempo mantiene una solida e rigorosa identità. Un prodotto, quindi, genuinamente originale che dimostra in particolare quanto la scrittura sia fondamentale nel mondo dell'intrattenimento, specialmente nei titoli del piccolo schermo che devono tenere alta l'attenzione del pubblico per la durata di intere stagioni.

E sono proprio la gestione del worldbuilding e lo sviluppo della storia a lungo termine degli elementi cardine dell'episodio 9 di Andor, dopo un'ottava puntata che, nonostante avesse degli ottimi spunti, con alcune storylines girava un po' a vuoto (a tal proposito, vi consigliamo la recensione di Andor 1X08). Mancano solamente tre settimane alla chiusura definitiva della prima stagione e sembra che, un passo alla volta, si stiano ponendo le basi per il finale, stavolta andando dritti al punto con tutte le linee narrative presenti, senza guardarsi indietro, ma costruendo un raffinato e brillante quadro d'insieme.

Andor: l'importanza dei dettagli

Il nono episodio di Andor riprende dal finale della scorsa puntata, quando siamo rimasti all'inizio dell'interrogatorio di Bix Caleen (Adria Arjona) nelle mani di Dedra Meero (Denise Gough), un ufficiale imperiale che sta ricostruendo in modo preciso l'intera infrastruttura dietro la Ribellione galattica.

La donna riesce ad ottenere il suo scopo, con un sistema crudele e distruttivo. Intanto, il protagonista continua il suo lavoro nel campo di prigionia di Narkina 5 dove però, a quanto pare, si apre un nuovo spiraglio di fuga. La senatrice Mon Mothma (Genevieve O'Reilly) sta inoltre trovando diversi ostacoli nel suo piano di finanziamento e incontra un personaggio inaspettato mentre l'Impero sta progettando sempre di più una tattica sottile, ma efficace per stanare ogni singolo ribelle. Stavolta, con l'eccezione dell'assenza di Luthen Rael (Stellan Skarsgard) che per la maggior parte è ancora avvolto nel mistero, tutte le storylines procedono, non tutte alla stessa velocità, in realtà, ma sembrano dirigersi verso un obiettivo comune. Sicuramente, gli elementi più sorprendenti che si notano in ogni singola sottotrama sono i dettagli narrativi che vengono posti come mezzo di approfondimento del background e sviluppo futuro di Andor. Conoscere le pratiche di tortura degli Imperiali è necessario e contribuisce a caratterizzare sempre di più degli antagonisti spietati e strategicamente temibili, mentre scavare a fondo nella psicologia di Syril Karn (Kyle Soller) ci dice tantissimo sulla rigidità e l'impostazione burocratica dell'Impero.

Mai come in questa puntata l'attenzione è rivolta ai cattivi e al loro punto di vista, mentre, in parallelo, ci prepariamo ad una fuga imminente di Cassian con una gestione della tensione magistrale. L'unico neo sembra essere ancora una volta la storyline della senatrice, che, se è vero che stavolta non rimane bloccata, prosegue svelandoci tra l'altro uno snodo fondamentale della storia, ma non esprime ancora il suo massimo potenziale.

Verso una risoluzione univoca

Andor, però, con il nono episodio, non si appoggia solo a singoli dettagli creando di fatto un piccolo universo in continua espansione, ma esprime a più riprese anche solidità narrativa. In un prodotto simile, infatti, è assolutamente fondamentale tenere in piedi le varie sottotrame non solo e soltanto per chiuderle in maniera indipendente, ma anche per dargli un significato corale, dirigendole verso una soluzione univoca e comune.

E ci accorgiamo, anche se in modo minimale e implicito, che lo show sta guardando già alla conclusione della prima stagione, con le storylines che si stanno mano a mano intersecando sempre di più, seminando dei punti che sicuramente avranno un peso notevole nelle puntate successive. Ad accelerare questo processo di uniformazione e coerenza, interviene una regia sempre attenta ad inquadrare da un lato l'interiorità e la psicologia dei personaggi, dall'altro continuando a lavorare sull'importanza delle ambientazioni che, come sottolineato la scorsa settimana, hanno un valore importante nella creazione della trama.

Gestire in modo brillante il setting, infatti, nasconde sottilmente l'abilità di lavorare su un piano più ampio mettendo comunque in evidenza i singoli elementi che compongono quel determinato luogo, una capacità di vitale importanza per la realizzazione del finale.

Nel momento in cui tutti i nodi verranno al pettine, infatti, sarà necessario muoversi su due livelli, uno che terrà conto dei dettagli e delle singole componenti di questa trama, l'altro che invece, in modo più ampio, coinvolgerà l'intera struttura narrativa per tenere le fila di tutta la serie. Con questa puntata, Andor dimostra ancora una volta i tanti pregi che hanno contraddistinto quest'opera, spingendosi stavolta oltre per prepararsi alla risoluzione finale della prima stagione.

Cassian Andor Dopo una puntata di transizione, il nono episodio di Andor procede spedito, contribuendo ad assestare a piccolo ed ampio raggio l'efficace struttura narrativa della serie. Tutte le storylines stavolta procedono (anche se la sottotrama di Mon Mothma fatica ancora a trovare il suo posto) e volgono ad una soluzione comune, in preparazione, ovviamente, del finale di stagione, che arriverà tra 3 settimane. Registicamente parlando l'attenzione viene posta sui personaggi, specialmente la loro psicologia, con un focus particolare sulle ambientazioni, un controllo della macchina da presa che dimostra un'abilità da non sottovalutare, ovvero la capacità di gestire in modo uniforme la storia, guardando sempre però ai dettagli del background.