Gli Anelli del Potere 1x05 Recensione: un episodio sottotono?

Dopo aver superato la prima metà di stagione, la serie Prime Video indugia ancora su grandi preparativi stentando a decollare

Gli Anelli del Potere 1x05 Recensione: un episodio sottotono?
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Giunti al quinto di otto episodi previsti per questa prima stagione, Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere sembra consolidare con ogni nuova puntata la propria posizione incerta e altalenante. Se dal punto di vista tecnico e stilistico sono state compiute vere e proprie meraviglie, capaci di far impallidire persino le opere pensate per il grande schermo, sulla narrazione permangono parecchi dubbi sia sulla gestione delle varie trame, sia in quella del ritmo e di alcuni personaggi (secondo voi Tolkien sarebbe davvero così deluso da Gli Anelli del Potere?).

La Seconda Era di Arda brilla sui piccoli schermi portando alla luce un contesto quanto mai diviso e frammentato, talmente instabile da esser rispecchiato persino nelle varie storyline. In tal senso, abbiamo assistito a un intrigante crescendo fino allo scorso episodio, culminato in alcune sequenze dal grande impatto (qui la nostra recensione de Gli Anelli del Potere 1X04). Le partenze osservate questa settimana, tuttavia, non fanno altro che rallentare nuovamente il ritmo coprendo molto tempo su schermo per offrire pochissimi sviluppi. Vista la narrazione nel suo complesso, ci sono ancora ottime speranze per il prosieguo, sperando in una decisa virata verso ritmi ed eventi ben più concreti. Osserviamo insieme quanto visto nel quinto episodio.

Non tutti quelli che vagano si sono persi

Tornando al corso degli eventi, il focus si sposta nuovamente su quattro principali contesti. Il primo porta lo spettatore a seguire il lungo viaggio migratorio dei Pelopiedi verso lidi più quieti insieme a un nuovo "amico". Mentre Nori (Markella Kavenagh) e la sua comunità si trovano a fronteggiare numerosi pericoli lungo la via, la presenza dell'individuo caduto dal cielo si rivelerà estremamente utile - e, potenzialmente, altrettanto pericolosa per le sue straordinarie e ancora incontrollate capacità.

Tra primi sguardi a entità misteriose e gradite citazioni, anche Adar (Joseph Mawle) sembra prepararsi a qualcosa di grandioso insieme ai suoi orchi. L'Elfo sembra infatti pronto a muover guerra in tutte le Southlands e, come ben noto agli umani rifugiati a Ostirith, il tempo stringe. Intanto, seppur con tutt'altri intenti e presagi, anche nell'isola di Numenor i preparativi per la partenza si fanno intensi: tra malcontenti e crescenti ambizioni, le ostilità e la difficile gestione del grande popolo porteranno ulteriori sviluppi per la campagna di Galadriel (Morfydd Clark).

Mentre numenoreani, uomini e creature oscure si mobilitano per una guerra sempre più vicina, Durin IV (Owain Arthur) ha accettato l'invito di Elrond (Robert Aramayo) per recarsi a Lindon a colloquio con Celebrimbor (Charles Edwards) e Gil-Galad (Benjamin Walker). Anche in quest'occasione non mancheranno rivelazioni, intensi scambi, intriganti cenni al passato e misteri per il futuro, con gli Elfi che celano ben più di quanto mostrano nel tentativo di preservare la loro sacra luce.

Mantenendo quindi l'attenzione su attese, diatribe e preparazioni, ci troviamo nuovamente a fare i conti con un episodio di transizione verso sviluppi ben più grandi o epici. Pur ammirando alcune sottotrame, innegabilmente esaltate dal comparto tecnico o dalle interpretazioni del cast, i tentativi di mantenere alta l'intensità del ritmo cozzano con una gestione narrativa insufficiente. In particolar modo, salvando solamente una divertente sequenza con protagonista Galadriel, la maggior parte delle vicende di Numenor appare estremamente diluita e colma di riempitivi privi di mordente.

La giusta direzione

L'episodio di questa settimana, diretto nuovamente con estrema cura e grande maestria da Wayne Che Yip, intende concentrarsi sul tema del viaggio e sull'importanza della comunione d'intenti per fronteggiare problemi di difficile soluzione. A questo proposito, non possono essere tralasciati gli sforzi compiuti dalla crew per offrire a chi osserva la sensazione di progresso e costante movimento che ha da sempre caratterizzato le trasposizioni tolkieniane.

Specialmente per quanto riguarda il montaggio riservato ai Pelopiedi, le sequenze mostrate su schermo si inseriscono perfettamente nel filone lanciato da Peter Jackson con quegli ampi squarci che avevano fatto sognare i fan di tutto il mondo. Il viaggio è una parte fondamentale delle opere di Tolkien e il regista sembra averlo compreso perfettamente, permettendo allo spettatore di sentire chiaramente l'ambientazione e la portata degli eventi. Nelle sequenze più statiche, tuttavia, ciò può essere solamente accennato e non garantisce lo stesso risultato: le vicende in seno a Numenor rappresentano la parte peggiore dell'episodio, con soltanto alcuni spiragli realmente intriganti o stimolanti per la narrazione. Eccezion fatta per una sequenza d'azione ben più dinamica rispetto a quelle viste al debutto della serie, la maggior parte dei contenuti presentati si è sorretta sulle performance del cast e su dialoghi colmi di rimandi.

Persino Galadriel, che rimane ancora il peggior personaggio dello show, riesce per un attimo a far entrare lo spettatore nel suo mondo grazie all'intenso lavoro di Morfydd Clark. I conflitti interiori sono estremamente importanti in questo frangente ed evidenziano la profonda struttura dell'episodio, radicato intorno a temi squisitamente tolkieniani. Fra le sequenze mostrate, quelle di Lindon fanno letteralmente impallidire le altre per cura, attenzione, interpretazioni e intensità: non lasciando molto spazio per apprezzare i reali intenti di Gil-Galad, sono nuovamente Durin ed Elrond a rubare la scena, con quest'ultimo che ha ufficialmente conquistato il primato fra i personaggi più interessanti, fedeli e sfaccettati della serie (almeno finora).

Il principe dei Nani e il Mezzelfo trasmettono allo spettatore l'estrema profondità del loro carattere, simile nel vissuto all'ombra di grandi padri e nell'intento di coniugare i bisogni del proprio popolo e quelli del proprio spirito. Di contro, anche le sequenze di Ostirith si alternano tra alti e bassi mentre gli splendidi Orchi capitanati da Adar si preparano a marciare.

L'esercito dell'Elfo è senza dubbio uno dei maggiori punti di forza dell'intera serie: gli Orchi de Gli Anelli del Potere sono forse i migliori in termini estetici, culturali e caratteriali, e vederli in azione porta sempre più voglia di osservarli da vicino. Allo stesso tempo, anche Arondir torna a conquistare la scena lontano da sequenze d'azione: l'Elfo tanto criticato dal pubblico si sta rivelando uno dei personaggi più concreti e solidi dello show, palesando al contempo la pessima scrittura di Bronwyn.

Luci e Ombre

Ora più che mai, analizzando la narrazione nel suo complesso, si avverte il peso della compressione temporale portata dalla serie in fase di adattamento. L'idea di avvicinare fra loro gli eventi non rappresenta una problematica di per sé, ma soprattutto in questa puntata Gli Anelli del Potere offre una splendida cornice per un racconto fatto di luci intense e ombre assai confuse. Specificare meglio la cadenza delle varie sottotrame avrebbe sicuramente permesso di ottenere un quadro più coerente e meno frammentato degli eventi che vanno alternandosi su schermo.

Di conseguenza, anche la gestione narrativa avrebbe potuto giovarne ottenendo maggior ritmo. Tuttavia, la sensazione sempre più palese è che alcune linee di trama siano effettivamente costruite per durare e per catturare i fan nel tempo a discapito di altre, vittima degli showrunner nei momenti no in fase di stesura. Non ci resta che sperare in un equilibrio che permetta all'intera serie, specialmente a soli tre episodi dalla fine della stagione, di rendere onore al proprio comparto tecnico con una narrazione che sia pienamente soddisfacente sotto tutti i punti di vista.

Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere - Stagione 1 Dopo aver ammirato un quarto episodio intenso e soddisfacente, la quinta puntata de Gli Anelli del Potere ricade in alcuni degli stessi errori palesati nelle scorse settimane. Se i temi, lo stile e le performance risultano convincenti sotto diversi aspetti, lo stesso non può dirsi per la gestione del ritmo e per l'innumerevole quantità di scivoloni in fase di scrittura. A soli tre episodi dalla fine della stagione, Patrick McKay e J.D. Payne dovranno necessariamente correggere il tiro.