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Ares: recensione della prima stagione della nuova serie Netflix

Ares è una serie particolare, ricca di molte luci (ma anche molte ombre), al pari dei protagonisti dell'opera.

Ares: recensione della prima stagione della nuova serie Netflix
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Dopo aver analizzato il primo episodio di Ares nel nostro first look, abbiamo in seguito sviscerato a fondo la serie completa - composta da otto episodi dalla durata di circa mezz'ora ciascuno - per comprenderne al meglio i punti di forza e di debolezza.
Innegabile il focus su cui verte l'intera opera, cioè la pericolosità dietro all'adesione di una setta, rapportato al modo in cui ci interfacciamo ogni giorno con la società ipercompetitiva che ci circonda. Nonostante un buon inizio, questa prima stagione non ha però saputo far leva in maniera impeccabile sui propri punti di forza, scoprendo il fianco - in più di un'occasione - a numerose criticità che andremo a elencare qui di seguito.

Tu sei speciale

La serie prende il via mostrandoci la vita quotidiana della brillante studentessa di medicina Rosa Steenwijk, intenzionata a perseguire i propri obiettivi attraverso una grande determinazione.
Quando le si presenta l'occasione di entrare tra i ranghi di una misteriosa setta, la ragazza decide di seguire l'istinto addentrandosi in un'organizzazione tanto ambigua quanto pericolosa.

Come indicato anche nella nostra anteprima, il primo scoglio da superare per lo spettatore sarà quello relativo alla facilità con cui Rosa decide di approcciarsi alla misteriosa congrega. La caratterizzazione della protagonista, nonostante alcuni aspetti poco approfonditi e gestiti in modo superficiale, risulta accattivante, soprattutto in funzione delle azioni che compie nel corso degli episodi.

Da questo punto di vista, gli autori hanno cercato di allontanarsi il più possibile da una concezione perbenista del personaggio principale, mettendoci davanti agli occhi una protagonista a tratti negativa, capace in alcuni casi di mostrare una vera e propria freddezza caratteriale assolutamente non scontata. Allo stesso modo però, Rosa in alcuni punti dimostra di possedere ancora un briciolo di empatia per il prossimo, dimostrandosi un personaggio sfaccettato e ricco di chiavi di lettura interessanti.

Nonostante questo, in alcuni momenti si ha come l'impressione di trovarsi davanti ad alcune forzature eccessive, non motivate a sufficienza da quello che vediamo su schermo. L'intera serie, infatti, oltre a non soffermarsi sul perché la protagonista si comporti in modo così drastico in determinati momenti, tende a tralasciare numerosi punti chiave portando lo stesso spettatore a perdere leggermente la bussola.

Per quanto l'episodio finale riesca (più o meno) a rimettere a posto i vari tasselli, soprattutto durante la seconda metà la serie tende a giocare più con le suggestioni che con la concretezza narrativa.
Lo stesso modo con cui ci viene presentata la setta è in realtà ambiguo; seppur fin da subito si faccia riferimento ad Ares come un gruppo dove sono presenti solo famiglie facoltose (con i loro rispettivi eredi), non si riesce mai a capire in maniera esaustiva come questa particolare elite agisca concretamente nel mondo esterno.

Nonostante si riesca tranquillamente a immaginare tutto (anche grazie a brevi frasi in cui si fa riferimento al potere capillare di Ares), nel concreto l'organizzazione assume più i connotati di un manipolo di ricchi annoiati che non sanno bene come investire il proprio tempo libero, piuttosto che a un gruppo secolare che plasma le sorti del mondo agendo nell'ombra.

Il problema principale del serial è proprio il voler suggerire una serie di concetti e situazioni molto interessanti senza però mai affondare il colpo nei momenti chiave. Anche gli elementi sovrannaturali, presenti fin dall'inizio, risultano in fin dei conti inseriti un po' a caso, impiegati quasi sempre al solo fine di scuotere un intreccio narrativo prigioniero di un torpore contenutistico abbastanza controproducente.

Il male dentro

Anche se la serie poggia su un impianto stilistico soddisfacente, capace di immergere molto bene lo spettatore nelle atmosfere cupe del racconto, a non convincere pienamente sono le reazioni dei personaggi in rapporto a quello che avviene attorno a loro.

Dal padre della protagonista, che sembra disinteressarsi quasi totalmente di quello che accade alla figlia, fino alla stessa Rosa che non si pone alcuna domanda neanche quando inizia a vomitare il denso liquido nerastro di origine sconosciuta, molte delle reazioni che vediamo susseguirsi assumono una valenza eccessivamente irreale e illogica, nonostante nell'opera siano presenti anche minacce sovrannaturali (assolutamente più coerenti di alcuni comportamenti tenuti dai vari personaggi riguardo vicende reali).

A colpirci in positivo sono stati invece i temi portanti, a cominciare dai concetti di perdono e redenzione alla base di questa intera prima stagione. La serie infatti vuole concentrarsi sul significato delle nostre stesse azioni che, spesso, possono essere tanto terribili da generare dei sensi di colpa troppo grandi per essere affrontati senza alcun tipo di aiuto.

Il personaggio di Jacob Wessels rappresenta quindi (anche in modo letterale) la personificazione della coscienza - marcia - dei numerosi membri della setta; peccato solo per la poca attenzione riposta nell'approfondimento psicologico del personaggio, sfruttato quasi esclusivamente per la sua particolare abilità sovrannaturale, capace di mettere i numerosi membri di Ares a confronto con i propri demoni interiori.

Risulta ben implementata anche la componente splatter, dosata sapientemente nel corso degli episodi in modo da non risultare invasiva. Il finale, sicuramente godibile, avrebbe però giovato di una progressione narrativa di più ampio respiro, così da scogliere gli ultimi dubbi rimasti insoluti focalizzandosi maggiormente anche sulle origini della stessa setta, allontanandosi dalla conclusione eccessivamente sbrigativa vista nell'episodio di chiusura.

Ares Ares è un prodotto avvincente e dotato di una propria particolare cifra stilistica riconoscibile. Peccato però per alcuni aspetti poco curati, tra cui l'eccessiva fretta con cui sono stati affrontati determinati passaggi chiave e la poca chiarezza relativa ad alcuni aspetti riguardanti la caratterizzazione dei personaggi.

6.5