Arrow 8: la recensione del finale di serie

Si concludono dopo otto stagioni le vicende di Oliver Queen, protagonista di Arrow, serie TV targata CW. Ecco il nostro giudizio definitivo!

recensione Arrow 8: la recensione del finale di serie
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Le fatiche degli eroi, lo abbiamo imparato negli anni, sono destinate a concludersi, in un modo o nell'altro. Non tutti, però, nascono come eroi veri e propri. Se c'è un personaggio che specialmente nell'adattamento televisivo ha seguito il sopracitato schema, quello è senza dubbio Oliver Queen, al secolo Freccia Verde, il cui viaggio durato otto stagioni è stato scandito da tanti cambiamenti. Un percorso che ha sancito la nascita di un eroe, nato dalle "ceneri" di uno spocchioso miliardario, nella maggior parte dei casi incurante del benessere altrui. L'Arrow portato su schermo dai ragazzi di The CW e da Greg Berlanti è un personaggio tutto sommato fedele alla sua controparte cartacea, la cui controversa natura - concentrata maggiormente nella parte iniziale della sua "carriera" - rappresenta quella parte umana che in molti supereroi sembra essere sin troppo striminzita e lasciata ai margini. L'Oliver Queen interpretato da Stephen Amell è una figura molto più umana, per cui è facile empatizzare, e lo abbiamo fatto, fino alla fine di un viaggio culminato con il compimento di una missione ben precisa: sacrificarsi per il bene comune e concludere così un percorso diventato sempre più chiaro nel corso delle ultime stagioni.

E non è un caso se il finale di Arrow è arrivato a ridosso del crossover Crisi sull Terre Infinite, di cui vi abbiamo già parlato ampiamente nel corso delle ultime settimane, giacché proprio il suddetto palcoscenico ha rappresentato il modo migliore - un po' come accaduto con Tony Stark in Endgame - per salutare un eroe che ha avuto il grande merito di tenere in piedi e di formare un gruppo di eroi che verranno chiamati a difendere la Terra dalle numerose nuove minacce all'orizzonte e, in termini più "tecnici", tenere alta l'asticella dell'Arrowverse, una missione, in tutta onestà, decisamente più ardua di quanto ci si potrebbe immaginare.

Mi chiamo Oliver Queen

Abbiamo imparato a conoscere, nel corso degli anni, diverse facce non soltanto del protagonista, ma anche quella dei suoi fieri alfieri: da John Diggle (David Ramsey) alla compagna di mille avventure e poi di vita Felicity Smoak (Emily Bett Rickards), passando per i più "recenti" membri del redivivo Team Arrow, Renè (Rick Gonzalez) e Dinah (Juliana Harkavy).

Personaggi di cui ci è stata raccontata la genesi come vigilanti, affiancando ma anche spesso scontrandosi con quel che è stato un mentore a volte anche indesiderato, quell'uomo incappucciato per cui è impossibile provare sentimenti "grigi", indecisi. Oliver Queen e la sua controparte sono individui per cui è possibile provare o amore o odio, e questo messaggio ci è stato inculcato durante l'arco di tanti episodi, in cui lo stesso protagonista ha subito numerose mutazioni comportamentali e caratteriali, che ne hanno dipinto un volto dalle mille sfaccettature.

Che sia nei panni del supereroe, del cattivo, del membro dalla criminalità organizzata russa o, addirittura, nelle vesti di sindaco di Star City, Oliver Queen ha sempre posto il bene della sua famiglia e delle persone a lui più care davanti a qualsiasi altra cosa, macchiandosi spesso di azioni anche riprovevoli. E tutti questi elementi, in questa ultima stagione, vengono racchiusi con forza, in una sorta di gigantesca veglia con al centro un protagonista la cui fine sembra ormai cosa certa.

Nell'ottava stagione di Arrow non c'è posto per i comprimari e per le loro storie, e non c'è spazio per una diramazione della narrazione stessa attraverso i classici binari accessori, ma tutto converge intorno agli eventi della Crisi, in cui il ruolo di Freccia Verde appare sin da subito di primaria importanza.

Ciò si traduce, come avevamo avuto già modo di raccontarvi nel mid-season finale, in una stagione molto più lenta, introspettiva, dedicata quasi esclusivamente al protagonista e alla sua marcia di avvicinamento agli eventi della Crisi, che hanno portato esattamente all'epilogo ampiamente previsto e anticipato. E come abbiamo avuto modo di vedere anche in Supergirl, la stessa Crisi ha modificato di fatto la struttura del mondo, o per meglio dire dei mondi, in cui gli show legati all'Arrowverse sono ambientati, con conseguenze non soltanto sul presente, ma anche sul futuro da cui provengono le versioni "adulte" dei due figli di Oliver e Felicity, tra cui spicca - ovviamente - Mia (Katherine McNamara), sempre più indirizzata ad un ruolo di protagonista che sembra esserle cucito addosso quasi per diritto di nascita.

Non è un caso, del resto, se l'ottava stagione ha dato uno spazio sempre più importante proprio alla giovane Green Arrow che, salvo clamorosi ripensamenti, potremmo rivedere nei prossimi anni con uno spazio tutto suo. Del resto, la penultima puntata ne ha gettato le basi, con un titolo che non lascia spazio a moltissimi dubbi su ciò che potrebbe essere il futuro prossimo del brand e di tutto l'Arrowverse in generale.

Tutto al proprio posto

Sin dai primi vagiti di questa ottava e ultima stagione, per certi versi nemmeno preventivata, come lo stesso Stephen Amell ha in qualche modo lasciato intendere, si è avvertito fortemente quel desiderio degli sceneggiatori di chiudere in qualche modo tutte le storie aperte, senza lasciare "buchi" narrativi colmabili magari soltanto con le speculazioni dei fan più arditi.

La scelta di far ruotare tutto intorno ad Oliver e alla sua eredità nella Star City del 2040 è risultata una scelta più azzeccata del previsto, capace di dare quella giusta sensazione di "passo in avanti" ad un racconto che ha vissuto di numerosi alti e bassi, nel corso degli anni, ma ha comunque saputo mantenere una certa coerenza tematica e narrativa.

Gli eventi della Crisi hanno poi plasmato un futuro diverso, più in linea con l'immaginario imbastito per la serie dedicata a Freccia Verde (rispetto alla vena futuristica - post apocalittica utilizzata finora), aspetto che potrebbe donare, ancora una volta, una continuità ma anche una certa coerenza nel caso in cui si decida non soltanto di chiudere le vicende di Arrow e del suo storico protagonista, ma anche di abbandonare l'universo in cui egli ha mosso i passi fino a qualche settimana fa.

Complessivamente, ci siamo trovati di fronte un'ultima stagione soddisfacente nel ritmo e nella qualità degli episodi, che hanno saputo fare da lunga marcia trionfale (e sacrificale) di quello che, a tutti gli effetti, è stato finora il leader del cosiddetto Arrowverse, nome coniato non a caso, il cui testimone è destinato a passare nelle mani altrui.

Lieto fine

Non è un caso se, a conti fatti, l'ultimo episodio è esattamente la somma di quanto detto sopra, ossia una lunga requiem che accompagna l'uscita di scena di un amico, un fratello, un figlio, ma soprattutto un padre e un eroe, che coinvolge la stragrande maggioranza dei personaggi apparsi nello show nel corso delle stagioni. Le conseguenze della Crisi hanno generato anche sorprese positive, compresa quella di riportare alla vita - in qualche modo - personalità sparite di serie in serie, tutte raccolte nel nome di Oliver, pronte per un ultimo e doloroso saluto.

L'episodio numero dieci ha anche voluto omaggiare gli esordi dello show, la nascita di un'amicizia e quella di una missione che via via ha assunto connotati sempre diversi e meno personali, culminata perfettamente con la consapevolezza che, la fuori, c'è sempre qualcuno pronto a difendere i bisognosi, nel nome di Green Arrow, colui che ha ispirato una generazione di eroi.

Arrow - Stagione 8 L’ottava e ultima stagione di Arrow, striminzita e “veloce”, ha funzionato a dovere. La missione di accompagnare Oliver Queen verso il suo ultimo viaggio è stata compiuta e, tralasciando qualche sbavatura minore e qualche episodio meno interessante, possiamo ritenerci soddisfatti per il modo in cui la vicenda ha raggiunto la sua conclusione. Siamo sinceramente dispiaciuti nel salutare il buon Freccia Verde, ma forse è meglio così. Del resto, essere un eroe significa sacrificarsi per il bene comune e, dopo otto anni, non potevamo immaginare un finale più azzeccato (seppur telefonato) per il protagonista di una delle serie The CW più a fuoco, almeno per quel che concerne il difficile binomio con DC.

7.7