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Atypical 4 Recensione: l'ultima riuscita stagione della serie Netflix

Con la sua quarta e ultima stagione Atypical si dimostra una serie completa e omogenea, che insegna a crescere e a realizzarsi senza rimorsi.

Atypical 4 Recensione: l'ultima riuscita stagione della serie Netflix
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Tra le schiere delle produzioni seriali Netflix, dal punto di vista narrativo, quella di Atypical è la più coerente e omogenea. Alla sua quarta stagione, che esordisce tra le uscite Netflix di luglio, l'operazione che ha posto come protagonista un ragazzo affetto da autismo e ne ha mostrato le maniere per adattarsi e immettersi nella vita va chiudendosi definitivamente, dando il proprio addio alla storia e alla famiglia del giovane Sam.

La cosa che sorprende maggiormente è la completezza che questa serie riesce a dimostrare alla sua quarta stagione, nonostante il motivo della sua conclusione sia stato mosso dall'alto. Atypical è infatti rientrata nella lista di quelle serie escluse dai rinnovi di Netflix, costringendo questa stagione a porsi come chiosa finale della crescita di Sam e dei suoi personaggi di supporto. Conseguenza che ha influenzato di molto la direzione da dover intraprendere da parte della showrunner e ideatrice della serie Robia Rashid. Un obiettivo che la sceneggiatrice è riuscita a conquistare, facendo di questa conclusione un eccellente modo per dare una panoramica definitiva al percorso intrapreso da Sam, permettendo allo spettatore di meravigliarsi per i cambiamenti e i risultati raggiunti dal protagonista.

La porta sempre aperta della famiglia Gardner

Superati diversi step come il riuscire a instaurare una relazione con una ragazza, l'iscriversi ad un college distante da casa e decidere di andare a vivere in un proprio appartamento, per Sam (Keir Gilchrist) è arrivato il momento di affrontare un'altra grande sfida, quella forse più agognata. Deciso a dare finalmente forma alla propria passione per i pinguini, dovendo capire cosa volere davvero essere e fare nella vita, per il ragazzo è giunta l'ora di recarsi nei territori gelidi dell'Antartide, luogo che studia da sempre e che lo ha accompagnato nella sua esistenza. Una dedizione che il giovane vuole finalmente tramutare in realtà, nonostante le mille prove che lo attenderanno nella preparazione e nell'addestramento che gli saranno utili tanto per il suo viaggio, quanto nel resto dei suoi giorni. Se ad Atypical è da riconoscere quel senso di soddisfazione che l'intera serie con il suo chiudersi riesce a dare, a dover essere sottolineato è anche il constante tono che il prodotto ha saputo mantenere fin proprio dal suo primo episodio.

Un perpetrarsi che, in altri casi, potrebbe essere scambiato per pigrizia, mancanza di avanzamento, ma che per la serie di Robia Rashid significa non solo l'essere stata in grado di trattare con un'estrema dolcezza un tema come quello dell'autismo per la sua intera durata, ma aver donato quel sentimento di premura anche al proprio pubblico. L'aver mantenuto un clima accogliente a cui potersi affidare; quella porta di casa Gardner rimasta sempre aperta per lasciare entrare lo spettatore e renderlo parte della propria famiglia.

Da Sam a Casey: il percorso intimo e personale dei personaggi

Ed è proprio con il medesimo calore che Sam si preparerà a dirigersi verso il rigido ecosistema dell'Antartide, che il suo migliore amico Zahid affronterà una preoccupante operazione e che sua sorella Casey scoprirà in fondo chi è veramente. Seppur essendosi di volta in volta presentata come una serie focalizzata sulla disabilità del suo protagonista, Atypical ha comunque concesso a tutti i personaggi di poter esprimersi e maturare affianco alla storia di Sam e, nella quarta stagione, questa libertà sembra ancora più espansa, tanto da domandarsi chi sia ormai realmente al centro del racconto. Un ruolo da protagonista che, pur non detronizzando Sam, Casey stessa sembra aver acquisito in virtù di una storyline intima e personale, costruita attorno ad una via di cambiamento e di presa di consapevolezza del proprio sé che ne indaga l'ansia della crescita e del poter riconoscere ad alta voce il proprio io.

Un'adorabile Brigette Lundy-Paine, in conflitto tra le prospettive del futuro e le opprimenti aspettative su chi vuole e deve diventare, che si conferma il personaggio più interessante dell'intera stagione. Pronto finalmente a volare lontano, dimostrando che è possibile superare qualsiasi avversità pur quando non ci si sente affatto adeguati, con la sua quarta stagione Atypical ci ricorda che siamo capaci di cose che non avremmo mai nemmeno immaginato. Di poterci scontrare con prove grandi quanto i nostri timori, di fronteggiare quest'ultimi con intraprendenza e coraggio. Quello di Sam è un viaggio che la serie invita tutti noi a fare verso ciò che più desideriamo, senza rimorsi e senza alcuna paura.

Atypical - stagione 1 Con la sua quarta e ultima stagione Atypical si dimostra una serie coerente e omogenea. Un prodotto che, fin dai suoi inizi, ha presentato una tenerezza senza fine, con cui ha raccontato sia l'autismo del protagonista Sam, sia le difficoltà e le gioie di tutti gli altri personaggi. Una dolcezza che si riconferma anche con la sua conclusione, quando ormai tutti sono protagonisti chiave e il percorso più interessante è rappresentato dalla storyline del personaggio di Casey, tra la crescita e il riconoscimento di sé. Una porta sempre aperta quella di Sam e della famiglia Gardner, pronta per un viaggio nei territori dell'Antartide.

7.5