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Baby 3, la recensione della stagione finale della serie italiana Netflix

Giunge alla fine la vicenda delle baby-squillo di Roma, con il capitolo conclusivo della storia di Chiara e di Ludovica, tra colpe e rivelazioni.

recensione Baby 3, la recensione della stagione finale della serie italiana Netflix
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Baby 2 si era chiusa con la ricerca della fuga, con il sogno di evadere, con il desiderio di abbandonare una realtà opprimente e difficile da vivere: la seconda stagione della serie italiana prodotta da Netflix aveva iniziato a raccontarci quelle conseguenze che vengono generate dalle scelte compiute dalle protagoniste, che finiscono per deflagrare in questa terza stagione.

Baby resta il primo teen drama italiano realizzato e distribuito da Netflix, arrivato ora alla sua fine e conclusione, mettendo a nudo il disagio e il tormento vissuto dai ragazzi del Liceo Collodi di Roma: una serie che con i suoi sei episodi conclusivi va a intessere delle trame ancora più fitte di una vicenda che stava assumendo connotati ben peggiori di quelli iniziali.

Non è più un gioco

Chiara e Ludovica (Benedetta Porcaroli e Alice Pagani) hanno continuato a dividere la loro vita in due momenti separati: durante la giornata studentesse del Liceo Collodi, durante la notte baby-squillo di lusso, ricercate da un profondo e fitto giro di clienti che inseguono il piacere effimero di una notte trascorsa con delle studentesse minorenni. La seconda stagione aveva messo Chiara nelle condizioni di dover lasciare Damiano,

il tormentato e problematico ragazzo con il quale aveva iniziato una relazione turbolenta: la ragazza, minacciata e ricattata con delle foto e dei filmini registrati delle sue attività, pone fine alla relazione con il ragazzo, ma non la sua doppia identità. Se inizialmente i problemi si riflettono sulla vita sentimentale, ben presto Chiara dovrà confrontarsi con i suoi genitori, con tutte le persone che vivono la sua quotidianità che verranno a scoprire cosa nascondono realmente le due ragazze. Il mondo delle protagoniste nella terza stagione viene completamente sconvolto e stravolto, mettendo a dura prova anche le famiglie di Chiara e di Ludovica: mentre i comprimari lottano per scoprire ciò che in cuor loro stanno sopprimendo, imitando la ben più riuscita e di successo SKAM Italia, che riesce a raccontare le problematiche adolescenziali con un piglio più avvincente e reale, le due ragazze si ritrovano anche a vivere l'annosa lotta con la burocrazia e la legge italiana, che tra raggiri e manipolazioni finisce sempre per danzare sulla punta di uno spillo.

Alla fine del percorso il ribaltamento dei ruoli sconvolge l'intera narrazione, andando a ravvivare il concetto secondo il quale ognuno è responsabile delle proprie azioni e agisce seguendo una propria morale e un proprio desiderio.

Genitore di una prostituta

La terza stagione di Baby trova compimento in quelle che sono le reazioni dei genitori delle due ragazze, che in qualche modo devono decidere di mettersi in discussione, accettare di scendere a patti infelici pur di nascondere la verità e infine anche di affrontare le problematiche vissute dalle rispettive figlie. Questo perché i genitori di Chiara, esposti politicamente, si ritrovano a dover lottare con un masso piovuto dal cielo completamente inaspettato.

Dall'altro lato, però, la situazione legata alle due protagoniste assume, in alcuni casi, dei tratti irreali, soprattutto nei confronti con un improbabile ispettore, che in un mix tra poliziotto rude del sud degli Stati Uniti e fratello maggiore inaspettato risulta forse un personaggio totalmente fuori posto. Nell'incredibile processo che coinvolge tutti i membri si esalta anche quella spensieratezza irrazionale di Chiara e Ludovica che fantasticano sul loro futuro e sulla loro vita incuranti del fatto che di lì a poco potrebbe loro toccare il riformatorio e generare un effetto farfalla che coinvolgerà tutti i comprimari.

Baby 3, come già anticipato, soffre tantissimo nel desiderio di raccontare lo scenario nel quale prende piede la vicenda di Chiara e Ludovica: perché se le due ragazze vivono un'esperienza unica e irripetibile, dai tratti drammatici, tutto ciò che gira loro intorno viene raccontato con l'acceleratore premuto verso la necessità di dimostrare di essere adulti ed emancipati. Il collettivo GRAMS, con l'aggiunta di Antonio Le Fosse che debutta alla regia accanto al navigato Andrea De Sica e l'esperta Letizia Lamartire, sente quasi la necessità di accostare Baby 3 a SKAM, come già anticipato, per sottolineare di essere in grado di gestire le problematiche adolescenziali, tra amori nascosti, litigi scolastici e amori sopiti che devono scoppiare.

Nel raccontare l'omosessualità, la paura per la confessione, il desiderio di esprimersi nel miglior modo possibile, Baby rischia di infarcire la serie di argomentazioni non necessarie ai fini della storia e della vicenda trattata, che doveva concentrarsi maggiormente sulle due ragazze invischiate nel caso di prostituzione minorile e nient'altro. L'indugio che spesso compie la telecamera anche sulle prostitute che si ritrovano ai bordi delle strade prova a sottolineare la consapevolezza soprattutto di Ludovica di non voler diventare, da grande, come una di loro. Il desiderio che emerge nelle due ragazze di separarsi da quel mondo che le ha coinvolte per due intere stagioni prende vorticosamente piede nel momento in cui ci si ritrova a tu per tu con la prostituzione vera, quella adulta.

Un ritorno alle origini e alla consapevolezza

Baby 3 chiude il cerchio anche con la prima stagione, rievocando le immagini delle prime feste che avevano coinvolto Chiara e Ludovica, il rapporto burrascoso con Saverio, scomparso a cavallo tra la prima e la seconda stagione, e l'ascesa di Fiore, il furbo manipolatore delle ragazze che fino alla fine farà di tutto per sfuggire all'accusa di favoreggiamento della prostituzione femminile, con il suo sguardo da mancato mafioso, freddo e calcolatore.

Accanto a lui non mancano però le interpretazioni gradevoli, a partire da Lorenzo Zurzolo, oramai sempre più sulla cresta dell'onda per il personaggio di Niccolò e per la notorietà acquisita nel periodo post-lockdown grazie alle copertine conquistate col suo sguardo da Alain Delon, per citare Rivista Studio.

Sparito quasi del tutto il personaggio di Tommaso (Thomas Trabacchi), che si palesa soltanto all'inizio come elemento scatenante del velo squarciato davanti al segreto delle ragazze, si confermano le buone presenze di Claudia Pandolfi, nonché dei personaggi di Fedeli e di Damiano. da segnalare anche la presenza, nel cast, della figlia di Asia Argento e Morgan, nei panni di una fedele spalla di Damiano.

Dal punto di vista della scrittura è indubbio che quest'anno di rodaggio abbia aiutato il collettivo al lavoro su Baby, che rispetto alla seconda stagione acquisisce una maggiore maturità nella resa dei dialoghi: la cronaca viene affrontata in maniera più credibile, nonostante un processo in tribunale molto naif e che non vuole ricalcare nemmeno la realtà dei fatti, ma che comunque riesce a evitare l'effetto comfort zone della precedente stagione. Ciò che resta, però, è l'assurda volontà di far risaltare l'intera vicenda come un ricordo fantastico dal quale non potersi separare.

Baby - Stagione 3 La fortuna di dover arrivare a chiudere la vicenda raccontata ha messo gli autori nelle condizioni di abbandonare alcuni temi ridondanti e morbosamente asfissianti della seconda stagione: la lotta di classe è completamente sparita e oramai Ludovica e Chiara si sentono accomunate da una vicenda che le ha messe dinanzi a qualcosa di molto più grande di loro, diventata quasi un'ossessione, soprattutto per Chiara. Svanito quel piglio documentaristico e con l'ambizione di portare a termine una vicenda nata sotto il riflettore dello scandalo e per mettere in risalto una problematica che appartiene alla realtà dei quartieri ricchi di Roma, Baby diventa anche più apprezzabile in queste ultime puntate. Restano le problematiche ataviche della serie, tra cui la necessità di esasperare l'adolescenza dei ragazzi romani, necessariamente tormentati e affranti, lontani dalla serenità e dalla felicità riservata ai coetanei di SKAM, ma anche la volontà chiara di edulcorare tantissime problematiche legate a un argomento squisitamente scabroso. Non è più un gioco, adesso, perché quello che è successo non è capitato, ma è stato desiderato dalle ragazze, che ora arrivano finalmente a fare i conti con le proprie scelte e decisioni.

6.5