Recensione band of brothers

Dal D-Day alla fine della guerra: la storia vista dai soldati

recensione band of brothers
Articolo a cura di

Il giorno D

« E sino alla fine del Mondo
Giorno non passerà senza che vengano menzionati i nostri nomi;
Noi pochi, noi pochi e felici, noi banda di fratelli;
Poiché chi oggi spargerà il suo sangue con me
Sarà mio fratello. »

Enrico V, William Shakespeare.

Ogni anno in occasione del 6 giugno la memoria corre a quel lontano 1944, giorno in cui le sorti dell’Europa, e così del mondo intero, registrarono un repentino giro di vite. Quello che fino ad allora era un termine di esclusivo gergo militare entra per la prima volta nel linguaggio comune, senza più lasciarlo, identificandosi come il simbolo o meglio il contenitore delle gesta di uomini cui oggi tutti siamo debitori. Al D-Day, il giorno dei giorni, il giorno più lungo, sono stati dedicati numerosi lungometraggi, volti storici del cinema, da John Wayne a Tom Hanks, hanno animato i solchi lungo i volti di soldati che non stenteremmo a chiamare eroi. Ma l’eroismo fine a se stesso è finzione, diviene concetto svuotato di significato, come ricorda Bogart in Casablanca, in questa immane tragedia; un uomo resta una misera pedina su uno scacchiere che abbraccia, tetro, il mondo intero. Così l’unica speranza per poter incidere il proprio segno in un mondo impazzito è il gruppo, la solidarietà tra uomini riscopertisi fratelli nell’ora più buia della loro esistenza, vincitori o sconfitti ma insieme: eroi. Una parola che non conosce singolare.

Il maestro e la tv

Nella carriera del cineasta Steven Spielberg si possono distinguere due alternativi modi di vedere ed interpretare il cinema, se da un lato la sua opera porta alla memoria capolavori popolari come Indiana Jones o E.T. , dall’altra non può negare la pulsione autoriale. Quest’ultima vena spesso si accompagna all’impegno civile se si pensa al capolavoro Schindler’s List e a quei “bloody money” che ne rappresentano il parametro del successo economico, poi utilizzati per fondare la Survivors of the Shoah Visual History Foundation, una organizzazione no-profit volta al recupero di testimonianze audiovisive dei sopravvissuti all’Olocausto.
Nel 1998 Spielberg dirige Salvate il soldato Ryan, un film che sembra condensare le due anime del suo cinema, il cui aperto contrasto si palesa nello stacco tra i primi ventiquattro minuti di crudo e antipatriottico realismo della pellicola e il resto del film, più incline ad assecondare i gusti di un vasto pubblico.
Da qui occorre partire per rendere la dovuta dimensione, e con questo ci scusiamo per le lungaggini, dell’approdo televisivo ( o al riapprodo se si considera "Duel" nato per la tv nel 1971 ) di un maestro del cinema. L’esperienza dei documentari prodotti dalla sua organizzazione sulla Shoah certamente hanno influito sulla scelta, e la metodologia, con cui riportare sul piccolo schermo quello che nel film Salvate il soldato Ryan non aveva trovato sfogo: la forza di quell’unico legame che si viene a crearsi tra i soldati al fronte.
Prodotto congiuntamente dallo stesso Spielberg e da Tom Hanks con la partecipazione dell’emittente via cavo americana HBO, Band of Brothers riprende l’omonimo libro dello storico Stephen Ambrose ( consulente per la stessa serie tv ) e incentrato sulle vicende della Compagnia Easy del 506° Reggimento di fanteria paracadutista, 101° Divisione Aviotrasportata dell’esercito degli Stati Uniti.

Fratelli al fronte

Upottery, Inghilterra, 4 giugno 1944 - Le condizioni meteo non sono clementi, la missione è rinviata. Schiacciati dalla tensione più che dalla paura, gli uomini della 101° Airborne vedono prolungarsi la loro straziante attesa. E’ una situazione irreale, un limbo in cui è impossibile richiamare gli entusiasmi della vigilia come appoggiarsi agli sforzi, le pene, che li hanno portati qui, su un lembo di terra a quattro passi dall’inferno. Tra chi fatica ad organizzare il proprio “bagaglio” e chi lotta per mantenere un minimo di lucidità, trova spazio lo spettro della morte così lontana e così vicina da strappare un fratello dall’altra parte del globo. Il tempo trascorre sulle immagini di un film già visto innumerevoli volte. Sullo schermo Cary Grant flirta con Loraine Day in “La dama e l’avventuriero” (Mr. Luky 1943).
Intanto la memoria corre ai giorni dell’addestramento a Camp Toccoa, Georgia, sotto il comando dell’ambizioso capitano Sobel. Sono questi i momenti in cui si creano amicizie e solidarietà, legami che la guerra non potrà che rinsaldare, ma anche quelli in cui un futuro comandante si guadagna la fiducia e la stima dei sui uomini. Presto la ferrea disciplina del capitano Sobel, davvero al limite del parossismo, rivelerà l’inettitudine al comando di un uomo intenzionato solamente alla carriera militare. Così, mentre la compagnia Easy viene forgiata secondo il motto del Currahee, il nome indiano della collina che sovrasta il campo di addestramento, il gruppo diviene un tutt’uno e trova la forza di rifiutarsi di seguire in battaglia il proprio, inaffidabile, ufficiale di comando.
Ecco che finalmente giunge il momento della partenza. Il compito della 101° aviotrasportata si preannuncia tanto essenziale quanto gravoso: tagliare le linee di rifornimento tedesche verso le scogliere della Normandia. Solo così sarà possibile lo sbarco alleato. Da qui in poi la storia con la “S” maiuscola è sostituita dalle singole storie di vissuto personale di coloro che, in una notte di giugno del ’44, si gettarono sulle lande della Normandia per combattere il fascismo imperante.

Storie di guerra, storie di uomini

L’aspetto peculiare e di maggior interesse di questa produzione risiede nell’attenzione al particolare e nella verosimiglianza delle ricostruzioni storiche. Attraverso brevi interviste, che introducono ogni singolo episodio, viene a crearsi uno sorta di empatia tra lo spettatore e i veterani del fronte, mediata dalle immagini di caratura squisitamente cinematografica che donano vita e patos ai loro racconti. Questo meraviglio espediente registico avvicina Band of Brothers alla documentaristica più recente potendo però contare su valori di produzione decisamente più elevati, di stampo Hollywoodiano.
La serie è incentrata sugli eventi vissuti dai membri della Compagnia Easy, una scelta che consente di ricoprire alcuni dei momenti più rilevanti avvenuti sul fronte occidentale. Oltre al già citato D-Day, troveranno spazio la presa di Carentan; l’infruttuosa operazione “Market Garden” voluta dal generale britannico Montgomery, in seguito alla quale il comando delle operazioni passò ad Eisenhower; la celebre Battaglia delle Ardenne vissuta nel più difficile dei modi vista la scarsità di materiale medico, bellico e di vestiario, sotto i colpi dell’artiglieria nemica; la scoperta del campo di concentramento di Kaufering/Landsberg; senza dimenticare la simbolica conquista de “Il Nido delle Aquile”, rifugio personale di Adolf Hitler nella cittadina austriaca di Berchtesgaden, la culla del nazismo.
Ogni episodio si caratterizza per la centralità tributata ad un soldato, offrendo la possibilità di sperimentare il suo particolare punto di vista, le sue paure , le sue speranze. Ma tale scelta non limita il raggio di azione degli altri commilitoni, anzi contribuisce a offrire una visione d’insieme del gruppo e delle dinamiche che lo permeano. In questo modo trova fondamento il legame che unisce questi uomini, quella forza che consente loro di andare avanti, superare difficoltà altrimenti impensabili, evitare l’isterismo o, peggio, la pazzia.

Il Cast

Il cast prevedeva la presenza di un certo numero di giovani attori, oggi in buona parte noti al pubblico televisivo per le loro più o meno recenti apparizioni televisive.
La parte del Maggiore Richard Winters è stata affidata all’ottimo Damian Lewis già visto in Italia nelle vesti del detective Charlie Crews, protagonista di Life. Nella serie Winters rappresenta l’anima e il collante della Compagnia Easy e proprio per questo viene assunto quale punto di riferimento narrativo.
Il ruolo del Capitano Luis Nixon, amico e confidente di Winters, è interpretato da Ron Livingston apparso nelle sesta stagione di Sex and the City e in un episodio di House ma reso celebre per il ruolo di Matt Flannery, protagonista dell’originale Standoff.
Donnie Wahlberg, fratello del più celebre Mark (Max Payne, The Departed), interpreta il Primo Sergente Carwood Lipton, un sottufficiale molto rispettato dei propri uomini. Tra i suoi ruoli più celebri ricordiamo quello del Detective Eric Matthews nella saga "Saw".
Il Sergeante Donald Malarkey è interpetato da Sott Grimes noto per il ruolo del Dr. Archie Morris in E.R. a partire dal 2003 fino alla conclusione della serie.
Ric Gomez (What about Brian) dona animo e corpo al soldato Gorge Lutz, amato per il suo buon carattere senza trascurare il suo innato senso dell’umorismo.
La parte del Sergeante Denver "Bull" Randleman è affidata a Michael Cudlitz un veterano dei serial tv che può vantare partecipazioni che spaziano da Beverly Hills 90210 (Tony Miller) a Standoff (Frank Rogers), e Life (Mark Rawls) .
Neal McDonough interpreta il Primo Tenente Lynn "Buck" Compton. Tra le sue apparizioni cinematografiche ricordiamo “Flags of our Fathers” di Clint Eastwood e “88 minuti” di Jon Avnet al fianco di Al Pacino. In tv lo ricordiamo per il ruolo di Dave Williams nella quinta stagione di Disperate Housewives.
Tra gli altri ricordiamo David Swimmer, l’indimenricato Ross di Friends, nella parte dell’indigesto Capitano Sobel; Simon Pegg (Star Trek, Shaun of the Dead) nella parte del Primo Sergente William Evans; Jamie Bamber (Battlestar Galactica, Low & Order: UK) nelle vesti del Secondo Tenente Jack Foley; Frank John Hughes ( 24, I Soprano, Low & Order) nei panni de William "Wild Bill" Guarnire; Matthew Settle (Gossip Girl) impersona il temuto e rispettato Capitano Ronald Speirs; Eion Bailey ( E.R. - Jake Scanlon ) che interpreta David Kenyon Webster, il cui diario ha fornito interessanti spunti alla produzione.

Una produzione titanica

Il budget stanziato per la produzione di Band of Brothers ammonta a 120 milioni di dollari, 12 a episodio, facendone la miniserie più costosa della storia. A questi vanno aggiunti circa 15 milioni di spese promozionali. Per dare una dimensione dei costi esorbitanti si pensi che il film di Spielberg Salvate il soldato Ryan costò “solo” 65 milioni, 90 considerando le spese di marketing.
La serie è stata in gran pare girata presso l’Aerodromo di Hatfield nell’Hertfordshire, Gran Bretagna, presso cui sono stati realizzati gli scenari di diverse città europee come Bastone ( Belgio), Eindhoven (Olanda) e Carentan (Francia). Il set è il medesimo utilizzato per le riprese di Salvate il soldato Ryan.
La parte in cui viene descritto l’addestramento sul suolo inglese è stata girata nell’autentico villaggio di Hambleden nel Buckinghamshire, per restituire un fedele affresco in pieno stile britannico.
La fedeltà degli eventi narrati non si fonda unicamente su quanto narrato nel libro di Ambrose, così come dai racconti dei veterani. Una preziosa fonte di dettagli è rappresentata dal diario di David Kenyon Webster, un aspirante scrittore che prima della guerra frequentava Yale, le cui capacità di osservazione e l’abilità nello scrivere hanno consentito di gettare un occhio diverso, e più umano, sulla vita dei sui commilitoni sparsi per l’Europa. Le sue memorie, dal titolo "Parachute Infantry: An American Paratrooper's Memoir of D-Day and the Fall of the Third Reich", sono state pubblicate nel 1994 dalla Luisiana State University Press.
Gli spezzoni in cui i veterani introducono i singoli episodi della serie sono tratti dal documentario "We Stand Alone Together" di Mark Cowen, realizzato in due anni di lavoro e definito come “una storia orale in videocamera”. L’opera di Cowen è presente interamente nell’edizione DVD della serie.
Oltre alla buona accoglienza riservata dalla critica, la serie si è aggiudicata 6 Emmy Awards su 19 nominations e un Golden Globe nella categoria “miglior mini-serie o film per la televisione”.

Curiosità

L’episodio “Crossroads” è stato diretto da Tom Hanks. Nel medesimo episodio l’attore-regista sembra comparire per una frazione di secondo tra i Red Devils salvati dalla Compagnia Easy.
Il figlio dello stesso attore, Colin Hank, appare nell’episodio “The Last Patrol“ nella parte del primo tenete Henry Jones appena giunto sul campo, e da poco diplomato all’accademia militare di West Point.
L’edizione in dvd oltre al già citato documentario We stand alone together contiene un videodiario di Ron Livingston (Lewis Nixon) sull’addestramento degli attori.
Alcune delle ambientazioni della serie sono state riprodotte in famosi videogiochi come Call of Duty 2 (Carentan) e Brothers in Arms.
E’ attualmente in lavorazione una miniserie di dieci episodi dal titolo The Pacific ad opera degli stessi autori (Steven Spielberg, Tom Hanks, Gary Goetzman); la fine dei lavori è prevista per marzo 2010.

band of brothers Trattandosi di una produzione di Spielberg parrebbe inutile soffermarsi sull’elevata qualità della realizzazione scenica, tuttavia siamo pur sempre in presenza di un prodotto indirizzato alla televisione e che raramente, per non dire mai, ha conosciuto un tale impiego di mezzi e risorse. Fortunatamente la natura Hollywoodiana di Band of Brothers non trascura un aspetto narrativo ed emozionale che trova nella testimonianza diretta e, nei limite del possibile, nella verosimiglianza delle ricostruzioni un’anima velatamente documetaristica. Lo consiglaimo a tutti, magari nell’edizione dvd per non farsi scappare l’allegato We stand alone together.