Bandidos Recensione: la serie messicana Netflix che attrae e non va oltre

Bandidos è la classica serie che punta tutto sull'appeal e il divertimento, cercando di conquistare il pubblico generalista di Netflix.

Bandidos Recensione: la serie messicana Netflix che attrae e non va oltre
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Prendete il più semplice e classico heist movie che possiate mai immaginare, aggiungeteci un'avventura dai tratti tropicali e archeologici in stile Indiana Jones, con un pizzico di azione e un'irriverenza scanzonata senza alcuna pretesa logica e avrete descritto alla perfezione Bandidos, la nuova serie tv messicana disponibile su Netflix dal 13 marzo 2024. Scritta da Pablo Tébar, prodotta da Stacy Perskie e diretta da Adrian Grunberg, non è difficile intuire fin da subito l'intento principale di un prodotto come questo, guardando con un occhio verso La Casa di Carta e tutte quelle storie che sulla medesima scia hanno saputo stregare fin da subito il grande pubblico più generalista (già che ci siete non perdete le serie tv Netflix di marzo 2024) .

Partendo da una scrittura semplice e ricca di modelli visti e rivisti in tantissime altre storie dello stesso stampo, Bandidos vuole divertire senza riflettere troppo sulle proprie dinamiche principali, instaurando con il pubblico casalingo un'intesa di facile lettura che resta sempre nel suo e non osa mai e che, ai momenti di scrittura più insensata, controbilancia la caratterizzazione dei propri protagonisti in scena, lavorando sui loro tratti più riconoscibili. Tante sono le derivazioni di questa serie tv in 7 episodi, di questo "giocattolone televisivo" che non sorprende mai, anche se pare credere moltissimo in sé stesso (se siete alla ricerca di un prodotto simile vi rimandiamo alla nostra recensione di Obliterated).

Bandidos che sanno di già visto

La storia di Bandidos si sviluppa partendo dalla leggenda di un grande e antico tesoro che sembra essere connesso all'ultimo re serpente sulla Riviera Maya.

Nessuno l'ha mai trovato e, a tracce praticamente nulle, la sua storia è diventata qualcosa da raccontare e in cui scegliere di credere o meno nel tempo. Miguel (Alfonso Dosal) è da sempre un appassionato di archeologia, figlio di un grande archeologo ormai non più sul campo, e truffatore di professione: entra in contatto con il racconto di questo tesoro dopo aver incontrato un uomo che sembra avere tatuata sul proprio corpo la copia perfetta di una mappa. Una volta riconosciuta la validità di quelle linee d'inchiostro sulla pelle dello sconosciuto, Miguel si convince della loro veridicità, con una conferma ulteriore dalla morte inaspettata e ingiustificata del turista, e conseguente scomparsa delle indicazioni tatuate su di lui. Per cercare di fare chiarezza sulla situazione e intraprendere questa avventura del tutto inaspettata, il protagonista di Bandidos avrà bisogno del supporto di una banda, di persone pronte a sostenere i suoi piani, dimostrandosi versatili laddove lui non potrebbe mai riuscire.

Così entrano in gioco Lilí (Ester Expósito), una ladra e truffatrice al suo livello, Wilson (Juan Pablo Medina), un falsario di professione, nonché zio di Miguel e tutti gli altri, convinti dalle circostanze personali e dalle sue parole a imbarcarsi in un viaggio in cui l'avventura più scanzonata e genuina si muove di pari passo con alcune ombre pronte a tutto pur di avere la meglio su questa leggenda.

Tanti, troppi stereotipi narrativi prevedibili

Partendo dalla storia stessa alla base di Bandidos, ci si trova per le mani un prodotto televisivo che fa della semplicità derivativa un vero e proprio mantra e filosofia di vita. Tutto in questa serie tv ha attinenze, collegamenti e richiami verso altri prodotti d'avventura simili. Un atteggiamento narrativo del genere potrebbe anche essere interessante, se dagli eventi proposti ne uscissero degli approfondimenti mirati a raggiungere una dimensione inedita, ma così non è mai. Partendo dagli stessi protagonisti, non c'è molto da dire sulla loro caratterizzazione e scrittura in generale, che non si sia già stato detto su altri lavori simili. Miguel e il suo gruppo rispettano tutti i canoni più classici delle bande presenti negli heist movie di scolastica memoria (il falsario, la femme fatale, il guerriero indomabile e freddo, l'hacker prodigioso e giovane, la ladra abilissima...), cercando di ragionare sulla loro umanità e inettitudine prima che su tutto il resto.

Non è sicuramente una banda dal sapore convenzionale, quella proposta da Bandidos su Netflix, ma piuttosto un gruppo di perdenti che cercano di giocare una partita forse più grande di loro, con il risultato di strappare qualche risata e nulla più. Anche quando si cerca di andare un minimo oltre la superficie, la serie si impegna a tornare immediatamente sui binari di un racconto prevedibile, in cui è facile scorgere i richiami e le citazioni esterni col risultato di non sorprendere mai veramente. Pure in termini di antagonisti e personaggi più negativi, Bandidos si lascia facilmente trasportare in una scrittura dal sapore nostalgico e anacronistico, proponendo delle controparti avversarie estremamente convenzionali e abbastanza impersonali nella loro visione e azione.

Divertire coi perdenti e i volti famosi

Uno dei pochi pregi riscontrabili in Bandidos risiede nella caratterizzazione immediata dei suoi protagonisti principali. Lo spettatore medio, infatti, non farà alcuna fatica a entrare in contatto con Miguel e la sua banda, complice una scrittura leggera e di semplice fruizione capace di catturare fin da subito. In parallelo a tutto ciò troviamo il fascino del casting generale, con il coinvolgimento di Ester Expósito e lo stesso Alfonso Dosal, piuttosto conosciuti, e la magnificente bellezza delle scenografie in cui gli eventi si sviluppano mano a mano (con qualche momento interessante anche nella regia).

Per il resto Bandidos rimane un prodotto dal facile e rapido consumo aperto a tutti, una serie tv che attinge dagli elementi più riconoscibili e riconosciuti degli heist movie, dei gialli e delle avventure di presa immediata e semplice, ponendosi come intrattenimento puro; cosa che sicuramente funziona in questo senso, pur nelle sue assurdità ingenue. È proprio in termini di scrittura che la serie su Netflix non convince, specialmente quando sceglie di forzare la propria narrazione o risolvere le situazioni problematiche con un'immediatezza spiazzante e totalmente insensata, lavorando più sulla simpatia, anche ammiccante, che sulla credibilità di ciò che succede a schermo. Nei suoi momenti più interessanti, infatti, quando la storia dovrebbe provare a distinguersi dagli altri prodotti seriali disponibili, pare mettere da parte la propria e personalissima voce in funzione di un'apparente e avvilente omologazione narrativa forse di natura commerciale.

Bandidos Bandidos è una serie pensata per colpire e mantenere continuamente alta l'attenzione dello spettatore medio. Questa dinamica narrativa si palesa nell'assurdità ingenua di alcune sue decisioni in fase di scrittura e sviluppo, mettendo in ombra uno spirito intrattenente sicuramente capace di sortire il suo effetto. Oltre a questo però, si tratta di una storia estremamente derivativa in termini di modelli narrativi, tratteggiando una manciata di stereotipi e cliché inevitabilmente connessi con la prevedibilità di fondo a tutti gli eventi. Un "giocattolone televisivo" che procede spedito per la propria strada, giocando con una leggerezza di fondo estremamente riconoscibile e riscontrabile pure in altri prodotti seriali di Netflix.

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