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Better Call Saul 06x10 Recensione: la parabola di Gene Takavic

Jimmy avrà pure cambiato identità per fuggire dal suo passato, ma non riuscirà mai a rinnegare la sua vera natura.

Better Call Saul 06x10 Recensione: la parabola di Gene Takavic
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Nella nostra recensione di Better Call Saul 06X09 avevamo descritto una puntata sensazionale per la qualità della scrittura e le eccellenti interpretazioni di tutti gli attori disposti sulla scacchiera da Vince Gilligan e Peter Gould. Era stata anche l'occasione per salutare Kim (ma voi potete sempre ripercorrere l'evoluzione di Kim Wexler in Better Call Saul) e per ritrovarci catapultati nella timeline di Breaking Bad nell'ultimo atto. E se il passaggio da Jimmy McGill a Saul Goodman in Better Call Saul è ormai consolidato, è con sorpresa che abbiamo accolto il tuffo in un'altra linea temporale finora descritta solo nei teaser di inizio stagione, ovvero quella di Gene Takavic, l'identità segreta con la quale Saul si è trasferito in Nebraska in seguito agli eventi in cui ha preso parte insieme a Walter White.

Vecchie abitudini

Dopo essere stato riconosciuto come Saul Goodman dal tassista Jeff, non è la fuga la soluzione che il nostro Gene adotta per ricominciare altrove come aveva impulsivamente tentato di fare nel prologo della quinta stagione, ma questo incontro fa maturare in Jimmy un piano che fa riemergere la sua natura primordiale, quella di truffatore, la stessa condivisa con Kim; quella stessa natura che si è spinta talmente oltre da condurre a conseguenze estreme, come abbiamo visto con Howard. Tutto ciò ci porta nel vivo della trama della puntata odierna che riprende esattamente da dove ci eravamo lasciati nella season precedente.

Perché questa è l'occasione di rivivere in glorioso bianco e nero il Jimmy McGill che fu, irresistibilmente attratto dalle azioni criminose orchestrate grazie alla sua innegabile natura di imbroglione. Il furto ai grandi magazzini si colloca in questo senso come un ritorno alle vecchie abitudini che non cambieranno mai, ad una natura che sgorga prorompente anche nelle occasioni più delicate e rischiose, rompendo gli argini forzatamente costruiti per ricominciare da zero e allontanarsi da un passato che lo ha visto più volte camminare sul sottile confine tra la vita e la morte. A livello formale tutto ciò si traduce in una messinscena che asseconda l'entusiasmo della preparazione del colpo con rinnovata vitalità, grazie ad un montaggio dinamico che sfocia nel ricorso allo split screen.

Semplicemente Saul

Mentre ci avviciniamo inevitabilmente alla fine di questo straordinario show, ci ritroviamo ancora una volta alle prese con uno dei temi cardine della serie di Gilligan e Gould, pilastro dell'essenza di Jimmy McGill stesso; l'impossibilità di rinnegare la propria natura, non importa quante maschere si indossino per sfuggire alle conseguenze. Una tematica che è sempre emersa sottotraccia in tutti i brevi frangenti che finora ci hanno mostrato la nuova vita di Gene Takavic, dal nostalgico replay dei commercial di Saul Goodman all'incidere a chiare lettere "S. G. è stato qui".

Un'intenzione mai nascosta dagli autori che hanno sempre sottolineato quanto la nuova realtà stesse stretta ad un personaggio come Jimmy, castrato tra le distese innevate del Nebraska col costante timore di venire smascherato, con un orecchio sempre sintonizzato sulle frequenze delle forze dell'ordine. L'intervento di Jeff scardina questo meccanismo e diventa occasione per tornare ad essere se stessi sfruttando quell'alias pagato a caro prezzo, traendo linfa vitale dalla preparazione del colpo, dal costruire un rapporto con le guardie del mall all'architettare il tutto fino all'ultimo secondo, sfruttando la naturale creatività truffaldina che contraddistingue Jimmy sin dai tempi di Cicero e delle truffe organizzate insieme a Marco.

Un percorso che Jimmy conosce bene e del quale conosce altrettanto bene le conseguenze, come già accennato riferendoci a Kim, ma potremmo dire lo stesso di Marco. Eppure, è come se non ci fosse un limite a questa essenza, endemica per definizione, nonostante tutto il male causato e subìto. Ma è anche l'occasione per un'autoanalisi, come quella improvvisata come diversivo con la guardia di sicurezza, ma subito ragionata e declinata tra le righe nell'interpretazione di Bob Odenkirk, a conferma che quando rimaniamo da soli non abbiamo altro che noi stessi e la nostra natura, l'unica che non possiamo rinnegare.

Better Call Saul - Stagione 6 “Nippy” ci porta a vivere la timeline di Gene Takavic dopo anni passati a centellinarne la vita attraverso i prologhi delle varie stagioni. Un brusco cambio di registro dopo l’altrettanto imprevedibile balzo di scrittura che aveva slittato la narrazione nell’episodio precedente, portandoci a vivere per pochi minuti il Saul Goodman di Breaking Bad. La parabola di Gene Takavic dimostra l’impossibilità di Jimmy (e forse di chiunque altro) di rinnegare la propria natura nonostante le conseguenze inflitte e subìte. Una parentesi in bianco e nero che mescola passato e presente per impreziosire la drammaturgia di uno dei personaggi più carismatici e riusciti della serialità televisiva.