Better Call Saul 6 recensione dei primi 2 episodi, una solida conferma

Le prime puntate dell'ultima stagione dello spin-off di Breaking Bad inaugurano il conto alla rovescia verso il gran finale.

Better Call Saul 6 recensione dei primi 2 episodi, una solida conferma
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Saul Goodman è tornato. A distanza di due anni dalla quinta incarnazione di Better Call Saul, complice la pandemia e il malore di Bob Odenkirk sul set, lo spin-off di Breaking Bad si avvia sul viale del tramonto dopo averci regalato uno show degno del suo predecessore. La trasformazione finale di James McGill nell'avvocato che abbiamo conosciuto per la prima volta nella serie di Vince Gilligan è imminente, se è vero che in Better Call Saul torneranno Walt e Jesse, protagonisti indiscussi di uno dei capolavori della serialità televisiva, che ha trovato nella creatura Netflix di Gilligan e Gould un degno successore. La nuova stagione inizia esattamente da dove ci eravamo lasciati nel 2020 e promette faville.

Sangue chiama sangue

I piani temporali iniziano a confluire; il bianco e nero di ogni prologo di stagione dal 2015 si colora delle sgargianti tinte delle cravatte di Saul, raccolte dalle forze dell'ordine che sgomberano la sua sontuosa abitazione. Una sensazione di disfatta e di perdita nel vedere uomini e donne che accatastano i beni dell'avvocato più eccentrico di Albuquerque, fuggito con una nuova identità in Nebraska. Una scena che richiama esplicitamente il finale di Quarto Potere, soprattutto nel soffermarsi, infine, sulla Rosebud di Saul; l'inconfondibile tappo di Zafiro Anejo, simbolo della manifestazione e dell'accettazione da parte di Jimmy della sua vera natura, frutto di una bravata compiuta in compagnia di Kim, divenuta nel frattempo sua moglie e sul punto di varcare inevitabilmente il confine che l'ha tenuta per tutta la vita dalla parte giusta della barricata.

Perché continua il suo piano per screditare Howard, di fronte ad un Jimmy che misura in maniera ponderata l'evoluzione della donna, mentre continua la cavalcata come Saul Goodman dopo aver riottenuto la licenza di avvocato. Il tutto convinti che la minaccia di Lalo Salamanca sia definitivamente alle spalle, ma sappiamo dal finale della scorsa stagione (a proposito, la recensione di Better Call Saul 5 solo per oggi è scontata al 50%!) che il nipote di Hector non solo è sopravvissuto all'attentato ordito da Gustavo con la complicità di Nacho, ma si prepara alla vendetta e conosce la verità. Sangre por sangre, questo è il motto dei Salamanca e lo sa bene anche il povero Nacho, costretto alla fuga, ma braccato dalla minaccia degli implacabili gemelli, con Mike cerca di trovare il modo per liberarlo dal patto con Fring, non senza rischi.

L'inizio della fine

Inutile dire che l'inizio di Better Call Saul 6 si rivela una solida conferma. Non ci aspettavamo altro, d'altronde, da una writing room rodata e attenta alle dinamiche tra personaggi che vivono di una drammaturgia tragica ma definita fino all'ultimo dettaglio. Le capacità del team di scrittura imbastito da Gilligan e Gould serpeggiano lungo tutto il minutaggio di queste due puntate, senza tralasciare dettagli o dimenticare nessuno. Che si tratti dei loschi tentativi di Saul di ottenere ciò che desidera nei modi meno convenzionali o dell'ansiogena reclusione di Nacho nel motel in attesa di una via di fuga, c'è una sicurezza sempre presente in sceneggiatura, un timone che punta dritto verso l'obiettivo, un telaio che fila con dovizia ogni trama del suo ordito, per ricongiungere strade che credevamo ormai divise.

Non sappiamo esattamente fin dove si spingerà la vendetta di Lalo, un po' lo prevediamo, ma un po' speriamo che le cose non vadano esattamente come preventivato, perché non mancheranno i momenti scioccanti e i colpi di scena. Dopotutto, sul fronte antagonisti gli sceneggiatori non hanno quasi mai deluso, né nella serie madre né in questo spin-off. Come si rivela sempre una garanzia la messinscena di Better Call Saul, nel suo approccio ricercato e articolato a livello di regia e fotografia, in deliziosa armonia con gli altri reparti, con un'attenzione particolare al sonoro e alle scenografie. La ciliegina sulla torta è comunque rappresentata dalle interpretazioni del cast che rendono vivo l'intero organismo senza sbavature di sorte.

Better Call Saul - Stagione 6 Better Call Saul è un meccanismo ben oliato sia nella scrittura che nella messinscena; conosce benissimo il proprio obiettivo e sa come raggiungerlo gestendo le varie linee narrative che intessono l'ordito dell'evoluzione finale di Jimmy McGill in Saul Goodman. Non possiamo che salutare con entusiasmo il ritorno di questo show che ha appena inaugurato il suo ultimo atto. In perfetta continuità con il passato, assistiamo all'evolversi delle variegate dinamiche legate a Saul, Kim, Mike, Gus, Nacho e Lalo Salamanca. Quest'ultimo sarà sicuramente in grado di lasciare una scia di sangue nel suo percorso di vendetta e Jimmy non è che un pezzo del puzzle.