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Better Call Saul: la recensione della quinta stagione

Peter Gould e Vince Gilligan hanno confezionato quella che probabilmente è la migliore stagione di uno show già eccellente.

Better Call Saul: la recensione della quinta stagione
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Un aspetto che ha contraddistinto Better Call Saul fino a ora è stato il suo contenere due mondi in uno, che sono proceduti sostanzialmente in parallelo. Da una parte quello legale, che ci ha permesso di sviscerare la vita privata di Jimmy McGill, un personaggio che gli spettatori di Breaking Bad conoscevano sotto un'altra veste - quella sgargiante di Saul Goodman - e soltanto perché coinvolto nelle vicende di Walt e Jesse. Dall'altra, uno familiare ai fan dell'opera di Vince Gilligan, ossia il mondo dei cartelli della droga -mostratoci in questi anni soprattutto attraverso lo sguardo di Mike Ehrmantraut - che di fatto sembra una propagazione della serie madre e ci ha mostrato diversi retroscena e risposto a varie curiosità. Peter Gould e Vince Gilligan, infatti, hanno deciso di prendersi tutto il tempo necessario per raccontare come Jimmy sia diventato Saul, e per far questo il suo coinvolgimento con i criminali è stato graduale, con sporadiche incursioni in quello che viene definito "the game", quel sottobosco di attività al di fuori della legge e della morale in cui quasi tutti i personaggi sono destinati a perdere o a soccombere nel lungo periodo.

La quinta stagione vede finalmente questi due mondi convergere e sovrapporsi e avvicina sempre più Saul al punto di non ritorno, quello in cui Jimmy sarà solo un residuo quasi insignificante della personalità di un personaggio che già si era guadagnato un posto nel cuore degli spettatori, ma che è stato approfondito e stratificato con una abilità narrativa sopraffina da parte degli autori, i quali sono sempre più bravi e capaci nel raccontarci questo splendido universo e nel trattare la psicologia delle persone che lo popolano. Non è una sorpresa, dunque - lo avevamo sottolineato anche nelle prime impressioni su Better Call Saul 5 - che anche questa stagione risulti tra i vertici della serialità contemporanea.

Jimmy o Saul?

Nella première di questa stagione abbiamo assistito al battesimo formale di Saul Goodman, diventato il nome effettivo con cui Jimmy svolge la professione di avvocato, ma la sua personalità continua a essere divisa: in diversi momenti si ha la sensazione di trovarsi di fronte al passaggio completo da Jimmy a Saul, lo si vede negli sguardi, nel suo voler rinnegare l'animo da perdente di Jimmy, nelle decisioni prese.

Ma la sua genuinità è ancora pulsante e il personaggio non manca di mostrare tutta la sua fragilità o di farsi scrupoli e sembra di assistere a una sorta di Dr. Jeckill e Mr. Hyde. Poi arriva un trittico di episodi in cui Bob Odernkirk mostra tutte le sue incredibili capacità attoriali nel portare in scena le diverse sfaccettature del suo personaggio. Prima c'è un monologo che è il corrispettivo dell'iconico "I am the one who knocks" di Walter White, quando si sfoga con Howard (Patrick Fabian) e afferma la propria, nuova, identità.

Tutto questo avviene in momenti diversi del percorso dei due personaggi. Quando Walt, o meglio Heisenberg - alla fine entrambe le serie ci raccontano la discesa di due uomini comuni il cui spirito diventa sempre più nero - pronuncia quella frase, è stato già autore di diverse imprese e azioni eticamente riprovevoli. Il discorso di Saul, invece, è più una dichiarazione d'intenti, un inno alla grandezza cui crede di essere destinato.

In seguito, assume un ruolo attivo per conto di Lalo (Tony Dalton) e si fa carico di andare a recuperare i soldi necessari a pagare la cauzione del proprio assistito, salvo ritrovarsi in una situazione spiacevole nel deserto, in compagnia di Mike (Jonathan Banks). Ed è proprio tra quelle lande che il suo carattere viene forgiato, dove probabilmente avviene il vero battesimo di Saul, che si compie quando decide di prendere la situazione in mano, tra l'altro servendosi della coperta termica, la stessa che aveva rifiutato di usare per proteggersi dal gelo delle notti nel deserto perché oggetto intriso di ricordi, quelli legati al fratello Chuck, visto più volte avvolto in una di esse e dunque simulacro di tutto ciò che vuole lasciarsi definitivamente alle spalle.

Saul (perché in quegli istanti è lui) decide di usarla come esca per attirare l'attenzione dell'uomo sulle sue tracce e mostra tutta la tenacia necessaria per poter partecipare al gioco. Eppure, le conseguenze non sono indolori e Jimmy è traumatizzato dall'esperienza estrema vissuta. Mike lo rassicura, arriverà il giorno in cui potrà dimenticare e la vita sembrerà migliore, ma è anche vero che una volta intrapresa la strada del crimine, continui a percorrerla e non c'è modo di tornare indietro. In tal senso, lo stesso Mike, ma anche Nacho (Michael Mando) ne sono degli ottimi esempi.

Saul si è incamminato su questa strada decidendo di fare la consegna per conto di Lalo, cosa che ha portato le due anime della serie a diventare un tutt'uno nel momento in cui il minaccioso e scaltro Salamanca fa ingresso nella sua abitazione mentre è presente anche Kim. Quest'ultima è sempre stata tenuta separata da Mike, Nacho, Gus, Lalo e tutti gli uomini legati in qualche modo ai traffici di droga, non fa parte del gioco e lo stesso Jimmy non vorrebbe un suo ingresso, ma le scelte fatte la portano lungo una "strada sbagliata", per citare il titolo del nono episodio.

Kim breaks bad?

Kim è senza dubbio uno dei personaggi più riusciti nell'intero universo di Breaking Bad, grazie soprattutto alle performance stratosferiche di Rhea Seehorn e, giunti a questo punto, è un "crimine" che non abbia ancora ricevuto una nomination agli Emmy. Se Kim è diventata così centrale nello show, come hanno confermato a più riprese gli autori, è merito della bravura dell'interprete, capace di mettersi al servizio della scrittura e di comunicare una galassia di emozioni con un semplice tremolio della voce.

Inizialmente concepita come semplice conoscenza di Jimmy, Kim è diventata la bussola morale del nostro avvocato preferito ed è stato il fattore che più di tutti ne ha rallentato la trasformazione. Per lei, è stata una stagione di scelte difficili, divisa com'era tra il lavoro pro bono e quello per Mesa Verde. La sua forte etica, non priva di fascinazione per le truffe orchestrate da Jimmy, l'hanno portata a essere sempre più stanca del lavoro con la banca, fino a giungere a un punto di rottura.

Abbiamo scoperto dettagli del suo passato che ci hanno fatto comprendere la sua determinazione e il suo carattere forte nonostante l'apparente fragilità, l'abbiamo vista auto sabotarsi e poi avanzare una proposta di matrimonio (principalmente di convenienza, data dal privilegio sponsale) quando Jimmy tradisce la sua fiducia agendo di testa sua nel loro piano per mettere alle strette Mesa Verde nell'ambito della questione dell'esproprio di Acker. Qualcosa è cambiato in Kim, anche lei sa che con buone probabilità non ha preso una delle decisioni migliori, ma è stata onesta con sé stessa riguardo il non voler perdere Jimmy e non è un caso che uno dei passi successivi sia il primo faccia a faccia con Lalo, avvenuto quando cerca di capire che fine abbia fatto il suo amato e che rappresenta anche il suo primo momento di contatto con il mondo dei cartelli.

E mentre i muri che separavano le due metà dello show venivano abbattuti, Kim si è erta prendendo in mano la situazione e rimettendo Lalo al suo posto al termine di una sequenza tesissima, tre le migliori di una stagione strabiliante. Kim è diversa e lo mostra sorprendentemente nelle fasi finali, quando Jimmy mostra tutta la sua fragilità - è chiaro che Kim e i pericoli in cui può incorrere sono gli elementi che più lo turbano - e lei propone un piano ardito ai danni di Howard, giustificandolo con lo scopo a fin di bene, ossia aprire uno studio specializzato in pratiche pro bono, in un modo che richiama le giustificazioni che Walter White dava inizialmente alle proprie azioni.

Jimmy e Kim, con le loro reazioni così diverse rispetto all'incursione di Lalo, ci salutano a posizioni invertite rispetto al finale della quarta stagione. Non c'è più Jimmy che annuncia fiero "It's all good, man!", ma Kim a mimare due colpi di pistola, lasciando il compagno tra mille perplessità.

Questione di scelte

L'altro pilastro della serie è Mike, coinvolto nelle vicende con i toni e i temi più affini a Breaking Bad, mentre Jimmy consumava il proprio dramma familiare. Provato dai sensi di colpa per la morte del figlio, a cui si è aggiunta quella dell'amico Werner, l'uomo vorrebbe staccarsi da quel mondo, vorrebbe smettere di lavorare per Gus (Giancarlo Esposito). Lui per primo, però, sa che una volta in gioco si continua senza possibilità di tornare indietro e che il massimo che si può fare è giocare al meglio le carte a disposizione.

Deciderà di aiutare Gus nei suoi piani di vendetta a lungo termine, anche questa una scelta di quelle cruciali, capaci di condizionare irrimediabilmente una vita. Insomma, questa stagione ci ha mostrato, anche più che in passato, il peso delle scelte e delle loro conseguenze, con tutti i personaggi principali di fronte a un bivio. Se nel caso di Mike e Saul sappiamo dove si arriverà, il destino di Kim rappresenta uno dei grandi interrogativi della serie, insieme a quello di Nacho. Proprio quest'ultimo, trovandosi sotto fuoco incrociato nel bel mezzo della faida tra Gus e Lalo, è il personaggio che non ha facoltà di decisione ed esprime il desiderio di poter decidere da sé il proprio destino, tra l'altro cercando in ogni modo una via d'uscita da un mondo che non ammette dietro front.

In mezzo a tutto questo, poi, stupisce l'abilità di Gilligan e Gould nell'inserire strizzate d'occhio agli spettatori - ad esempio Hank come guest star - senza farle risultare un semplice fanservice, ma usandole come elementi utili alla crescita caratteriale dei personaggi, oltre a disseminare dettagli minuziosi e gustosissimi per i fan di Breaking Bad e Better Call Saul.

Better Call Saul - stagione 5 La quinta stagione di Better Call Saul è, a nostro avviso, la migliore dello show. Laddove la perfezione stilistica è una conferma quasi scontata, la scrittura non fa che migliorare ed è incredibilmente gratificante vedere l’evoluzione di personaggi che sono entrati nel nostro cuore, per quanto sia allo stesso modo doloroso vederli scendere verso il baratro. Ormai il terreno è pronto per la stagione finale, tutti gli interrogativi più importanti stanno per avere risposta e siamo sicuri che assisteremo a un nuovo capitolo straordinario.

9.5