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Big Mouth 3: Recensione di un'altalenante terza stagione

Le nuove puntate dell'irriverente serie animata di Netflix confermano la propria unicità, ma perdono qualche colpo rispetto allo scorso anno

recensione Big Mouth 3: Recensione di un'altalenante terza stagione
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Alcune volte nella vita bisogna scontrarsi con delle aspettative, che possono nascere in numerosi modi. È inevitabile, qualunque hobby o passione ti pone ad un certo punto delle aspettative, sviluppatesi magari per qualche notizia o trailer impressionanti, dei nomi importanti dietro una produzione, l'esaltazione per un'idea potenzialmente interessante. Insomma, specialmente questo medium vive in un universo composto da attesa e hype. Magari una speranza cresciuta e diventata quasi ingombrante in seguito ad una stagione inaspettatamente clamorosa, vero, Big Mouth? Come si convive dall'altra parte della barricata con un tale hype, dopo essere riusciti ad indovinare ogni possibile mossa, personaggio e battuta? Sicuramente non come la affronta questa terza stagione.

Non fraintendete, la piccola follia animata di Andrew Goldberg mantiene la sua unicità e il suo carattere apparentemente smodato e privo di senso, ma la seconda stagione aveva alzato l'asticella su ben altri livelli, per creatività e varietà. Aspettative, appunto. Le nuove puntate, infatti, non rappresentano altro che Big Mouth nudo e crudo, nel bene e nel male, senza guizzi straordinari ma neanche pozzi di sterilità. Prima di continuare vi ricordiamo che Big Mouth è una produzione originale Netflix e, in quanto tale, è disponibile per tutti gli abbonati alla piattaforma streaming.

Do the thing!

Come avevamo già notato nella nostra anteprima di Big Mouth 3, le vicende riprendono qualche settimana dopo l'apprezzato speciale di San Valentino e quindi con situazioni ben delineate: Andrew deve affrontare le conseguenze della sua gelosia, Nick la convivenza con Connie, rappresentazione dei suoi ormoni, Jay è in un viaggio alla scoperta della sua sessualità avendo abbandonato gli amati cuscini e Matthew ha finalmente un interesse amoroso. L'impianto rimane il medesimo, fatto di episodi dalla trama quasi sempre verticale con giusto un tocco di orizzontalità e subito si nota un dato estremamente positivo, ovvero che questa terza stagione allarga molto di più la forbice degli argomenti trattati. È un tratto fondamentale di Big Mouth, spesso bollata con superficialità quale serie sulla scoperta della propria sessualità - raramente descritta con parole così diplomatiche, senza contare poi le recenti polemiche dalla comunità LGBT.

Descrizione vera, ma non esaustiva, in quanto il sesso è il veicolo privilegiato per trattare una quantità invidiabile di tematiche. Big Mouth non può ridursi alla voglia di esplorare gli antri più intimi del proprio corpo, ma è anche una decisa presa di posizione sul femminismo, sul body shaming e sulle molestie, sulla tecnologia, sull'amicizia e le prime relazione e tutto ciò soltanto nell'ultima stagione.

Anything goes in Florida

I primi litigi, le incomprensioni, un divorzio complicato, il tradimento, le dipendenze, c'è un mondo intero da scoprire dietro la facciata della cosiddetta serie sul sesso. E tra alti e bassi riesce a comunicare quelli che sono dei piccoli grandi messaggi con una delicatezza sicuramente molto personale, ma a suo modo efficace e d'impatto. Messaggi rivolti si a dei ragazzini che stanno attraversando uno specifico periodo di confusione, ma che se venissero visti ed ascoltati senza pregiudizi da persone anche molto più grandi farebbero del bene. Il sesso, invece, viene usato come da manuale ormai per la creazione di siparietti e gag via via più folli e malati: avete mai immaginato di essere un uccello in dolce intimità col suo nido? O di squarciare la protuberanza a forma di fallo degli Stati Uniti sotto il peso dei vostri feticismi? E perché no, perché non sognare di essere dei dominatori dello sperma?

Non ci sono limiti, non ci sono tabù, a volte manca volontariamente persino ogni forma di consequenzialità perché tanto, alla fine, è tutto metaforico come dicono i protagonisti stessi. Una giostra che va soltanto lasciata vorticare in qualunque modo essa voglia, tra alcuni dei doppisensi più nonsense mai sentiti e le immancabili canzoni trash.

The last cumbender

Quindi perché un'apertura così amara? Perché questo non è altro che Big Mouth, punto. È semplicemente il minimo sindacale che ci si aspettava. Mentre la seconda stagione ci aveva fatto vedere cosa davvero si poteva creare con il suo concept, evitando episodi ed elementi noiosi se non deleteri e introducendo una quantità non non indifferente di nuovi personaggi e idee, le nuove puntate si accontentano. Non si spingono oltre le conquiste già assicurate, non hanno quel coraggio e quella spinta in più. In pochissime parole, ci manca un nuovo Spirito della Vergogna.

Se ad una simile mancanza si aggiungono oltretutto alcune puntate che si trascinano un po' per inerzia, argomenti diversi affrontati nello stesso ed identico modo - addirittura ripetendo la stessa gag - e, aspetto più grave, degli errori banali dovuti alla superficialità nell'introdurre la tematica di quanto fluida e varia possa essere la sessualità, con tanto di ammissione di colpa del creatore, allora il quadro diviene più chiaro. Anzi cupo. Ritornano le aspettative, che Big Mouth ha creato e disilluso. La terza stagione doveva essere il passo definitivo, la consacrazione ultima di una serie animata che rimane ancora un unicum nel panorama seriale, ma che invece inizia ad accontentarsi di essere tale, con l'orizzonte libero da ogni concorrenza.

Big Mouth La terza stagione di Big Mouth è semplicemente Big Mouth, nudo e crudo. Le battute e i giochi di parole sempre più folli e i nonsense sul sesso tornano a profusione. Certo, sotto questa superficie di leggerezza si nascondono ancora una volta una quantità di messaggi e lezioni di vita utili a tutte le età e non solo per gli adolescenti. Insomma, tutto secondo il manuale, ed è proprio questo il problema. Ciò che rendeva la seconda stagione un piccolo capolavoro era l'andare oltre questo schema, il crearci intorno una quantità di novità meravigliose, dal Wizard Of Shame fino al mondo dei mostri dell'ormone. Qui tutto ciò manca, fattore che viene enfatizzato dalle troppe oscillazioni qualitative tra le singole puntate. Se poi si aggiunge una certa superficialità e ripetitività negli argomenti trattati, con persino degli errori, allora si annulla in parte anche l'aspetto positivo di aver voluto dare più varietà alle tematiche. La terza stagione è Big Mouth, niente di più e niente di meno, in bilico continuo tra luce e ombra, genialità e pigrizia.

6.5