Big Mouth: recensione della seconda stagione

Nick Kroll continua a parlare della pubertà con la giusta combinazione di intelligenza, sincerità, turpiloquio e nudi espliciti.

recensione Big Mouth: recensione della seconda stagione
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L'età puberale è letteralmente un orrore, almeno nella rilettura che ne danno Nick Kroll e Andrew Goldberg in Big Mouth, la serie animata di Netflix basata liberamente e spudoratamente sulle loro esperienze con i dolori della crescita. La vita quotidiana di Nick Birch (doppiato da Kroll) e Andrew Glouberman (John Mulaney), così come quella delle loro amiche Jessi Glaser (Jessi Klein) e Missy Foreman-Greenwald (Jenny Slate), è scandita dalle irruzioni costanti dei cosiddetti mostri ormonali (Kroll e Maya Rudolph), manifestazioni fisiche delle pulsioni che i giovani protagonisti non sono sempre in grado di capire e ancora meno gestire.
Il fascino di Big Mouth, tra i prodotti d'animazione per adulti meglio riusciti nel catalogo del gigante dello streaming, sta tutto lì, nel confine molto sottile tra verosimiglianza e immaginazione pura, tra sincerità e imbarazzo: un ritratto a tutto tondo di un periodo faticoso della vita umana, tra crescite inattese (in tutti i sensi) e nuove esperienze di ogni genere (tra cui un primo uso di sostanze stupefacenti), condito con abbastanza parolacce e gag scatologiche da non diventare insostenibile.

Risate intelligenti


L'episodio della seconda stagione che forse coniuga al meglio tutte le anime dello show è il quinto, intitolato The Planned Parenthood Show. Un titolo che fa il verso alle sitcom degli anni Ottanta e Novanta, che avevano l'abitudine di affrontare tematiche particolarmente forti in puntate note come "episodi molto speciali", ed è indubbiamente importante l'argomento trattato nell'episodio in questione, soprattutto alla luce del clima politico attuale in America che vuole limitare o addirittura abolire gran parte dei diritti delle donne.

La puntata fa ridere, grazie soprattutto all'ignoranza di Coach Steve (che insegna educazione sessuale pur essendo ancora vergine all'inizio della stagione), ma non edulcora la delicatezza del tema che attraversa tutti e venti i minuti della storia e domina una serie di sketch che virano spesso nell'horror (con tanto di breve, strepitoso rimando al film Get Out, il cui regista e sceneggiatore Jordan Peele presta la voce al fantasma di Duke Ellington). Si ride, si riflette, si piange, a volte si inorridisce. Questa, distillata alla perfezione in un unico, magistrale, toccante episodio, è l'essenza di Big Mouth.

Amici dall'altro mondo


Come sempre, ad affascinare maggiormente in questo universo riconoscibile ma al contempo sottilmente distaccato dal nostro è il lato apertamente, grottescamente surreale, rappresentato dai mostri ormonali e non solo, protagonisti a pieno titolo di un finale di stagione che diventa una sorta di sequel sboccato di Inside Out. Un mondo volgarmente magico che fa irruzione nella vita quotidiana dei giovani personaggi principali, un mondo che continua a espandersi. E proprio tramite quell'espansione la seconda annata di Big Mouth ci regala uno dei personaggi-rivelazione del piccolo schermo del 2018, amabile e detestabile allo stesso tempo: il Mago della Vergogna, doppiato in originale da un David Thewlis in stato di grazia (con una voce simile a quella usata nella terza stagione di Fargo).

È l'incarnazione di tutte le contraddizioni dell'adolescenza (e non solo), l'unico degli "amici" ultraterreni di Nick e soci ad avere fattezze vagamente umanoidi, perché mentre gli ormoni prima o poi si calmano e attenuano certi comportamenti "bestiali", la vergogna rimane una costante molto (troppo?) umana, accostabile non solo alle disavventure animate di questi ragazzi che stanno crescendo, ma anche all'esperienza dello spettatore che segue tali disavventure, a volte imbarazzato ma mai intimorito. È facile immaginare, dopo alcune scene che rispecchiano fin troppo fedelmente i dolori emotivi della pubertà, il Mago seduto accanto a noi che ci chiede: "Sicuro di voler continuare a guardare?". E finché il livello medio degli episodi rimarrà quello delle prime due stagioni, la risposta sarà sempre una sola: "Sì."

Big Mouth La commedia animata che alterna momenti scioccanti ma realistici a riflessioni spassose e al contempo sincere e intelligenti sulle difficoltà dell'età puberale continua a stupire ed evolversi in positivo, con una seconda stagione ancora più ricca di spunti tematici e visivi. Particolarmente apprezzabile l'espansione della componente surreale, con l'ingresso di uno dei personaggi televisivi più belli dell'anno: il Mago della Vergogna.

8.5