Big Mouth: recensione dello speciale di San Valentino

La commedia animata puberale creata da Nick Kroll torna con un episodio esteso, a tema festivo, che anticipa la terza stagione.

recensione Big Mouth: recensione dello speciale di San Valentino
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È consolidata la tradizione dello speciale natalizio, talvolta anche Pasqua o Capodanno, per lo meno nelle produzioni seriali inglesi (Doctor Who e compagnia bella). Con My Furry Valentine, che funge sostanzialmente da premiere estesa (46 minuti) della terza stagione, almeno secondo la numerazione di Netflix, quel prodotto sgangherato e irresistibile che è Big Mouth mette alla berlina un'altra occasione festiva, ossia il giorno di San Valentino. Lo fa a suon di musica, sesso esplicito, imbarazzo e sprazzi di fantasia, tutti gli ingredienti che, da circa un anno e mezzo, hanno reso la creatura animata di Nick Kroll e Andrew Goldberg sugli orrori della pubertà uno degli appuntamenti imprescindibili nel catalogo del gigante dello streaming. E rispetto ad altre operazioni che hanno cercato di omaggiare la festa degli innamorati in modo dissacrante, come il mediocre film Appuntamento con l'amore, c'è un'autentica, simpatica cattiveria nei momenti in cui lo speciale fa dire ai vari personaggi "San Valentino fa schifo!".

Nick, ti presento Connie

Qualora ci fossero ancora dubbi su chi sia il target di un programma che, pur avendo uno stile d'animazione tradizionale e semplice, parla senza censure di eiaculazioni, cicli mestruali e rapporti carnali con cuscini, il tutto con protagonisti preadolescenti, My Furry Valentine manda a farsi benedire ogni incertezza residua impostando la cornice narrativa (Nick, Andrew e gli altri che vengono intervistati insieme ai rispettivi mostri ormonali) come un omaggio al film Harry, ti presento Sally..., presente anche in quella che già nel trailer era la scena clou dello speciale, con Nick (Kroll) che replica in chiave maschile il celeberrimo momento della simulazione dell'orgasmo. In mezzo a cotanti omaggi c'è tutta una storia che fa da ponte tra la seconda e la terza stagione: Andrew (John Mulaney) è determinato a conquistare Missy (Jenny Slate) a qualunque costo, Nick deve fare i conti con il suo nuovo mostro ormonale (Connie, doppiata da Maya Rudolph), Jessi (Jessi Glaser) fatica ad accettare il cambiamento della madre, Jay (Jason Mantzoukas) è conteso tra due cuscini e Coach Steve (sempre Kroll) è alle prese con una compagna molto particolare per San Valentino.

L'amore triste


My Furry Valentine rinuncia alla classica sigla dello show (Changes dei Black Sabbath, nella versione di Charles Bradley), proposta invece come numero musicale di Connie che poi commenta che le questioni sentimentali sono una cosa triste. "Sì, ma molto lucrativa!", ribatte il fantasma di Duke Ellington (Jordan Peele), alludendo sarcasticamente al successo del filone romantico nella narrativa, incluso Big Mouth, il cui fascino è sempre stato legato più all'onestà con cui affronta gli orrori della crescita che alle gag esplicite su cui la stessa serie ha dovuto applicare un ironico disclaimer nel finale della prima stagione ("Se non fosse animato, ci accuserebbero di pornografia infantile!"). Lo speciale pigia ancora più del solito sul tasto della malinconia, ponendo le basi per una terza stagione ancora più matura e (si spera) sorprendente, ma sempre all'insegna del divertimento politicamente scorretto. D'altronde lo dice anche la sigla: "I'm going through changes..."

Big Mouth La serie animata di Nick Kroll e Andrew Goldberg torna con un preambolo esteso della terza stagione, dove il giorno di San Valentino viene preso di mira con la consueta cattiveria mista a sincerità che contraddistingue l'universo puberale in cui vivono Nick, Andrew, Jessi, Missy e compagnia. Un tour de force intriso di malinconia e cinefilia, da assaporare rigorosamente in lingua originale per apprezzare le doti vocali e canore di Maya Rudolph.

8.5