Billions: recensione della terza stagione

L'ennesimo capitolo della sfida tra Chuck e Bobby: riuscirà il primo ad assestare il tanto agognato colpo decisivo?

recensione Billions: recensione della terza stagione
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Due anni sono passati dall'esordio di Billions, l'ennesimo azzardo improbabile su cui Showtime ha scommesso, uno di quei progetti su cui quasi nessuno punterebbe mai, tanto è mastodontica la sua unicità e audacia. Uno show incentrato sul mondo dell'alta finanza e sottigliezze giudiziarie? Idea folle, malsana e destinata ad affondare, fin troppo complessa da digerire per lo spettatore avulso da nozioni di economia. Eppure ora tutti tessono le lodi di una serie che ha trasformato il suo potenziale tallone d'Achille in un punto di forza. Questo perché la trama, i personaggi e lo stesso andamento di Billions sono studiati, calcolati e scritti così minuziosamente da rendere comprensibile il suo universo mutevole e incerto, senza che ciò comporti una semplificazione eccessiva del complesso mondo che la serie ritrae. Rimane sempre un telefilm imperniato sulla sua originale complessità e ricercatezza, stilistica e non, ma costantemente decifrabile con un piccolo sforzo, che spalanca le porte di uno dei migliori drama/thriller in circolazione.

Take me to court

La seconda stagione si era conclusa con il trionfo sardonico di Chuck (Paul Giamatti), procuratore distrettuale di New York che, grazie a una strategia aberrante al punto da rovinare uno dei suoi migliori amici, era riuscito a ghermire il magnate della finanza Bobby Axelrod (Damian Lewis) la sua nemesi, la sua ossessione, accusandolo di sabotaggio e manipolazione del mercato azionario.

Il processo, un vero e proprio scontro frontale tra queste due titaniche personalità, occupa intensivamente la prima metà del terzo ciclo di puntate e mostra una nuova e intrigante prospettiva con cui osservare le vicende: come già avevamo rimarcato nella nostra anteprima, il fattore che dona una rinnovata vitalità a questa stagione è la peculiare posizione in cui si sono ritrovati i due contendenti, vista la loro impossibilità di partecipare attivamente alla partita a scacchi. Legalmente né Chuck né Bobby possono comandare in prima linea i propri uomini, il primo per non cadere in un'accusa di conflitto di interessi visto l'impiego della moglie Wendy (una straordinaria Maggie Siff) presso la AxeCap, il secondo per una forzata cessione della sua licenza di commercio.

Il legal drama che funziona

Non è un cambiamento da poco, poiché rende più ariosa e libera da vincoli la narrativa di Billions, che finalmente può porre il suo occhio indagatore non solo sui suoi ingombranti protagonisti, ma anche su alcuni personaggi estremamente interessanti e ben caratterizzati come l'ex braccio destro di Chuck, Bryan (Toby Leonard Moore), incaricato del caso Axelrod e smanioso di rivincita proprio verso il suo mentore, e Taylor (Asia Kate Dillon), nuovo CTO presso il fondo speculativo, freddo e calcolatore.

Bandite in questo modo alcune tematiche eccessivamente ricorrenti e ormai stantie, un numero immenso di frizioni, rivalità e conflitti mai sopiti trova una splendida e arguta valvola di sfogo, sullo sfondo di un'intensa sezione da legal drama confezionata con i fiocchi, ricca di colpi di scena, di tensione, strategie disperate e alleanze inaspettate. Una guerra senza pause e senza esclusione di colpi, un meraviglioso turbinio di pathos che farà emergere il lato più depravato delle pedine sulla scacchiera, persino le più insospettabili, pronte a tutto pur di far valere la propria retta crociata, imprimendo nella loro anima cicatrici indelebili, sensi di colpa devastanti, oppure soltanto stimoli a scavare ancora di più pur di ottenere ciò che si vuole.

Adieu, ingenuità

La seconda parte della stagione è infatti dedicata alle conseguenze del processo. C'era un po' di timore per una simile cesura, poiché Billions non è mai riuscita a dare il meglio di sé tenendo separate le storyline di Chuck e Bobby, anzi nei periodi di (relativa) quiete le parti dedicate al miliardario e al suo fondo di speculazione soffrivano, sprofondando in situazioni procedurali molto fini a se stesse.

Non in questa terza stagione, se si esclude qualche piccolo passaggio a vuoto. Era anche ora che questa parte dello show fosse curata al pari delle altre, che ci fosse un plot forte a guidare le vicende giornaliere dei dipendenti che lo spettatore ha imparato a conoscere e ad apprezzare, che non si risolvesse tutto come una delittuosa attesa della prossima stoccata di Chuck. Il ritmo continua a non essere perfettamente bilanciato, giusto un pizzico di pausa più del necessario per riprendere a pieno regime e confluire in un finale impetuoso e magistralmente orchestrato, ma è solo una sottile ombra su una serie che ha finalmente dispiegato il suo intero potenziale, dimostrando una volta per tutte di essere entrata non per caso nel ristretto circolo delle migliori produzioni in corso.

Billions - Stagione 3 Billions è finalmente sbocciato, rivelando il suo immenso potenziale in una stagione curata in ogni suo aspetto. Non mancano alcune défaillance (qualche piccola sidestory è ancora un po' fine a se stessa, il ritmo non è sempre bilanciato alla perfezione), ma tutto il resto è al posto giusto e squisitamente confezionato. Insomma, uno dei migliori thriller/drama in circolazione, senza alcun dubbio.

8