Billions: recensione della quarta stagione della serie sull'alta finanza

Trasmessa su Sky Atlantic, la serie con Paul Giamatti e Damian Lewis è una conferma, ma con un piccolo problema finale.

recensione Billions: recensione della quarta stagione della serie sull'alta finanza
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Billions è una strana creatura: da un lato complessa, artificiosa e quasi elitaria nel suo trattare un mondo, quello dell'alta finanza, ai più sconosciuto e indifferente, dall'altro stranamente intrisa di momenti e situazioni di stampo ben più leggero, basti pensare ad un personaggio perfettamente istrionico come Wags (David Costabile). Dedita a dipingere la lotta fra l'uomo di legge Chuck Rhoades (Paul Giamatti) e il miliardario a capo di un fondo speculativo Bobby Axelrod (Damian Lewis), e contemporaneamente a dar voce a tante maschere e vicende secondarie, anche piuttosto intime. Insomma, una serie tv dalle mille sfaccettature, capace di spaziare tra numerosi registri stilistici e generi, incorniciata da un'estetica brillante e sfarzosa, impreziosita da prove attoriali spesso monumentali - Maggie Siff e Toby Leonard Moore oltre ai già citati Giamatti e Lewis. Tutto ciò è sempre presente in questa quarta stagione, andata in onda su Sky Atlantic, che però in generale fatica a confermare il grande salto in avanti qualitativo compiuto l'anno scorso, complice il ritorno del difetto capitale all'apparenza sconfitto: l'incapacità di spostare una volta per tutte l'equilibrio delle forze in campo. Vi spieghiamo i motivi.

Patto tra titani

La storia riprende precisamente da dove si era interrotta, ovvero il momento più buio dei due protagonisti: Chuck è stato sconfitto dal suo rivale, il procuratore generale Jock Jeffcoat (un biblico Clancy Brown), e ha perso il suo lavoro e importanza politica, mentre Bobby è costretto ad affrontare il tradimento di Taylor (Asia Kate Dillon), fuggito trionfante dalla Axe Capital e nuovo CEO di un suo fondo speculativo. Nasce allora una sorta di perversa alleanza tra i vecchi rivali, pronti a darsi sostegno reciproco pur di placare la loro sete di vendetta. Da questa premessa la trama si biforca in due estesi archi narrativi, che all'occasione si intersecano. Ecco, nonostante gli anni che passano, il primo aspetto che si nota è la difficoltà nel seguire certi passaggi per chiunque sia estraneo ai temi portati su schermo, che si tratti di una manovra finanziaria di Bobby o una strategia politica di Chuck. Ormai è qualcosa di noto, è uno dei tratti distintivi della serie Showtime e contribuisce molto al suo fascino, ma è anche giusto segnalare che questa quarta stagione è, se possibile, ancora più machiavellica delle precedenti. Insomma, siate pronti a fermare abbastanza di frequente l'episodio per cercare un attimo su internet di cosa si sta parlando, perché in certi momenti diventa davvero un dedalo di manovre finanziarie e tecnicismi giudiziari incomprensibili per lo spettatore medio. Ma chi ha familiarità con la serie sa già cosa aspettarsi.

House Of Chuck

La storyline più intrigante è sicuramente quella di Chuck, una vera e propria risalita al potere dal nulla che a tratti ricorda persino il miglior House Of Cards. È infatti questa vicenda a dare vita ai confronti frontali più decisi e ricchi di pathos, marchio di fabbrica di Billions, in particolare con l'ex allievo Bryan (Toby Leonard Moore), passato sotto l'ala protettrice di Jock. Non solo, perché il denominatore comune dell'intera stagione è una semplice domanda: cosa si è disposti a sacrificare pur di raggiungere i propri obiettivi? Mai prima d'ora si era visto un Chuck così deciso, freddo e calcolatore, lontano dagli eccessi emotivi che in fin dei conti l'avevano condannato, un'evoluzione culminante in un piano di vendetta squisitamente elaborato nonché ricco di suspence e colpi di scena. Persino un elemento che non aveva mai trovato una precisa collocazione all'interno dello show - le perverse inclinazioni sessuali di Chuck - trova la sua raison d'être, finalmente rilevante sul piano narrativo e di vera caratterizzazione del personaggio. Il problema è che per raggiungere una tale consacrazione è necessario sopportare per diverse puntate alcune delle discussioni più trite e ritrite di Billions, in primis la questione della fiducia tra Chuck e la moglie Wendy (Maggie Siff). Non se ne può più, dialoghi letteralmente riciclati dalle passate stagioni, ma fortunatamente sembra essere arrivato anche per loro un punto di svolta. Ci arriveremo.

It's Always Sunny In Axe Capital

L'arco narrativo incentrato sulle gesta di Bobby, invece, assume tonalità emotive diametralmente opposte: qui la domanda principe rimane la medesima, ma l'emotività, la rabbia, l'istinto la fanno da padrone. Ciò che Bobby vuole non è schiacciare l'avversario, ma sottrargli ogni cosa per poi metterlo in condizioni di vergogna. E per riuscirci non c'è nulla che non sia disposto a sacrificare, amicizie, relazioni e persino il suo stesso conto in banca. Se la storyline di Chuck è una risalita vertiginosa dal nulla verso le sale del potere, quella di Bobby è una magistrale, costosa e inafferrabile partita a scacchi con Taylor, fatta di spionaggio, sabotaggio psicologico, bluff e manovre finanziarie colossali. Un ruolo fondamentale assume la new entry Rebecca Cantu (Nina Arianda), partner in affari di Bobby in quella che diventa una coppia capace di divorare egoisticamente intere compagnie e aziende per soddisfare una vendetta personale. Insomma, un dipinto macabro, ambiguo e moralmente corrotto dello spietato mondo dell'alta finanza. E in un certo senso, l'unicità di Billions sta anche in questo, in un intento quasi pedagogico di delineare un universo che ci circonda, che decide del fallimento o della prosperità di tanti servizi cui facciamo affidamento. Semplicemente meraviglioso, oltretutto affiancato dagli ormai classici momenti di cameratismo e lealtà tra gli impiegati della Axe Capital. Un'impalcatura robusta, solida che però viene messa in ginocchio da un season finale piuttosto discutibile.

Quanto può influire un finale?

Se dovessimo tirare le somme, fino a ora, ci troveremmo dinanzi a una stagione magari non strabordante di originalità e nuova linfa, ma comunque ottima, in linea coerente con lo standard cui Billions ci ha abituati. Ma il finale di stagione obbliga a riconsiderare per un attimo tutto ciò che è accaduto lungo queste dodici puntate, e il motivo è piuttosto banale: senza addentrarci in spoiler di qualunque tipo, il finale non fa altro che riproporre quel dualismo di potere, quello stesso equilibrio che regna sovrano da troppo tempo, dal 2016. Sicuramente pone le basi, a livello narrativo, per una quinta - e potenzialmente ultima - stagione a dir poco dirompente, ma riesce a farlo nella maniera più sbagliata.
In sostanza, le vendette dei due protagonisti trovano una conclusione dal retrogusto indolente, in quanto si susseguono furiosamente vicende, colpi di scena e confronti senza mai far percepire la loro rilevanza e per certi versi azzerando addirittura il senso di molte mosse compiute in precedenza. Il risultato che si raggiunge, oltretutto, rappresenta un passo indietro notevole, perché in pratica riporta indietro le lancette dell'orologio con giusto qualche minimo cambiamento, rendendo a tutti gli effetti questa quarta stagione una piccola deviazione nel quadro generale.

Insoddisfacente, gestito male sia concettualmente che a livello di messa in scena - se non per qualche breve sequenza - il season finale da solo riesce ad abbassare notevolmente l'asticella qualitativa di un'annata che per molti altri versi si era confermata come uno dei prodotti di maggior pregio, coraggio e originalità del panorama televisivo odierno.

Billions Stagione 4 Bizzarra, questo potrebbe essere l'aggettivo adatto per questa quarta stagione di Billions. Fino all'ultima puntata, infatti, ci si trova davanti un prodotto possente, originale, coraggioso, con due meravigliose e ricche di suspense storie di vendetta con pochissimi passaggi a vuoto. Insomma, il Billions che ormai conosciamo, soprattutto nel bene e poco nel male. Il season finale, però, nella sua ristretta visione tristemente conservativa, pone sì le basi per una potenzialmente esplosiva quinta stagione, ma lo fa sacrificando letteralmente il senso della quarta. Quando lo si guarda, si percepisce la straordinaria qualità di una serie del genere, ma dopo il finale si è estremamente insoddisfatti eppure in parte carichi di aspettativa. Bizzarra davvero.

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