Blue Eye Samurai Recensione: Netflix sforna un capolavoro imperdibile

Blue Eye Samurai è una sorpresa clamorosa, un capolavoro di narrativa, sangue e brutalità che dimostra ancora una volta cosa può fare l'animazione.

Blue Eye Samurai Recensione: Netflix sforna un capolavoro imperdibile
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Alla fine lo streaming porta in dote un quantitativo immane di sorprese spuntate dal nulla. A prescindere dal fatto di schierarsi dalla parte dei nostalgici o modernisti, dalla preferenza personale verso la distribuzione settimanale o in un singolo blocco, insomma andando oltre tutti gli aspetti divisivi che le varie piattaforme hanno portato nell'ultimo decennio, la verità è che solo grazie ad un modello del genere abbiamo potuto assaporare tante chicche che non avrebbero mai trovato spazio in un palinsesto televisivo tradizionale. Non tanto per chissà quali toni o contenuti, almeno nella maggioranza dei casi, ma perché molto banalmente un palinsesto ha un numero definito di slot (affidati in buona parte a produzioni dei generi più in voga), mentre la libreria virtuale di un Netflix o un Prime Video non ha reali confini.

E proprio parlando di Netflix, Blue Eye Samurai è esattamente una di queste sorprese, una serie animata rilasciata lo scorso 3 novembre che ci ha preso alla sprovvista, sconvolto e conquistato. Un classico istantaneo che, insieme ad Arcane (qui potete recuperare la nostra recensione di Arcane) per rimanere in ambito di Netflix, dimostra per l'ennesima volta di cosa sia capace l'animazione, sul piano puramente estetico ma anche a livello di tematiche, maturità, drammaticità. In una sola parola, Blue Eye Samurai è imperdibile in quanto tra le migliori produzioni di tutto il 2023.

Blue Eye Samurai, una sola strada: la vendetta

Ambientata nel Giappone del 17esimo secolo, durante il periodo Edo, Blue Eye Samurai segue la storia di Mizu, una ragazza di razza mista - e dunque non vista esattamente di buon occhio nel Sol Levante - divenuta un samurai incredibilmente abile la cui unica ragione di vita è la vendetta contro le sole quattro persone occidentali presenti nel Paese, ai suoi occhi tutte colpevoli di aver dato vita al demone assetato di sangue che pian piano sta diventando.

Non ci sentiamo di andare oltre con la sinossi, poiché rischieremmo seriamente di incappare in qualche spoiler di trama piuttosto grave e ciò è dovuto in buona parte alla struttura della serie, che ricalca quella di un thriller soprattutto nella caratterizzazione della protagonista - ma non solo. Mizu ci viene infatti presentata già avviata e fortemente decisa nella sua vendetta, per la quale è disposta a sacrificare in pratica ogni cosa e a lanciarsi in qualunque impresa disperata, poco importa che si tratti di sbaragliare un intero dojo di samurai o assaltare da sola un castello fortificato.

Per comprendere a fondo le sue ragioni, allora, Blue Eye Samurai centellina episodio dopo episodio dei piccoli flashback che vanno a comporre come un puzzle - al pari appunto di un thriller - la personalità e le motivazioni della protagonista, che sono molto più profonde e radicali di una semplice crociata guidata dall'odio di essere nata. Un'impostazione che la serie estende pure agli altri colpi di scena, preparati lentamente tramite sguardi, linee di dialogo sospettose e tradimenti che porteranno Mizu al centro di eventi molto più grandi di lei. E funziona meravigliosamente, perché ogni tessera del mosaico è studiata e piazzata con estrema cura e intelligenza.

Il piano del villain è sempre sottinteso ma mai evidente per quasi tutta la stagione, i flashback su Mizu sembrano puntare univocamente a una sola direzione celando in realtà ben più significati, le storyline secondarie - che normalmente hanno il difetto capitale di essere molto distaccate dalla trama principale prima di intersecarsi - si intrecciano spesso con eleganza e naturalezza al viaggio verso la vendetta, tutto è messo al suo posto con una dovizia meticolosa e un'attenzione maniacale. Ed è inutile sottolineare quanto tutto questo faccia bene alla scorrevolezza di una narrativa, che tra l'altro sa chirurgicamente alternare momenti di altissima tensione e azione con sequenze più rilassate per accrescere la tempesta che verrà. Una storia dunque curata alla perfezione o quasi coronata dall'atmosfera generale della serie, che trasuda brutalità e drammaticità da ogni poro.

Blue Eye Samurai è un prodotto crudele, violento e a tutti gli effetti incessantemente cattivo: il Giappone del 17esimo secolo tratta Mizu come se fosse spazzatura, i legami d'amicizia e d'amore vengono costantemente sfruttati e conducono inevitabilmente a una sconfitta, l'onore è un sentimento futile al punto tale da essere accostato alla stupidità, la violenza e il potere sono le uniche valute che contano.

Non c'è spazio per sentimenti positivi nell'odissea di Mizu perché la indeboliscono solamente e di conseguenza non c'è luce in fondo al tunnel, si può soltanto sperare di aggirarlo e usarlo a proprio vantaggio. Unendo questi due aspetti, ovvero un mondo delineato squisitamente nella sua imperante crudeltà e un narrativa studiata e concepita con attenzione, Blue Eye Samurai esplode e conquista.

Un quadro - quasi - perfetto

E quando diciamo che la serie esplode, lo intendiamo davvero: Il ronin e la sposa< è uno degli episodi animati più belli e densi degli ultimi 15-20 anni, Tutti i sogni malvagi e le parole rabbiose è un continuo gioco di virtuosismi registici, di sangue e azione senza cali che potrebbe tranquillamente trovare spazio senza sfigurare in un film di John Wick (e proprio John Wick 4 aveva sublimato il cinema action con la violenza), lo stesso finale di stagione offre una sfilza a dir poco infinita di immagini e sequenze visivamente strepitose per inquadrature e uso della luce.

C'è poco da girarci attorno: Blue Eye Samurai è una delizia pura, anzi sublime, anche esteticamente. Lo stile del disegno, la fluidità sensazionale delle animazioni (dettaglio che non può non essere centrale in un prodotto incentrato sull'azione e su duelli immacolati), il giusto mix tra tridimensionalità e bidimensionalità, è poesia per gli occhi. La domanda allora diventa: perché non dare un 10?

Purtroppo qualche nota stonata è presente, che magari in altre produzioni più commerciali avrebbero ricoperto molta meno importanza, ma in un quadro tanto magnifico si percepiscono di più. Per esempio, soprattutto nella prima metà di stagione, è come se tutti sapessero sempre e comunque dove si trovi Mizu, viene scoperta in un batter d'occhio nonostante possa recarsi ovunque - e allora o è un problema di montaggio tra le scene o non si riesce a veicolare sufficientemente bene il tempo che passa.

Oppure un personaggio anche piuttosto importante per la trama finisce per essere un po' contraddittorio, quando sarebbe magari bastata qualche scena di dialogo in più per risolverlo concretamente. Storture che si notano, eppure non intaccano il fatto che Blue Eye Samurai è tra le migliori serie dell'anno e non solo.

Blue Eye Samurai Esteticamente sublime e narrativamente studiata alla perfezione in - quasi - ogni sua tessera, Blue Eye Samurai è semplicemente una delle migliori produzioni di questo 2023 e l'ennesima dimostrazione di forza di cosa sia possibile veicolare con l'animazione in un mondo che ancora troppo di frequente la relega a prodotti per i più giovani. Blue Eye Samurai ha invece una maturità sorprendente e una brutalità devastante, che dipinge il mondo in cui Mizu prepara la sua vendetta come una terra inospitale dove i sentimenti positivi vengono costantemente sfruttati e la cattiveria in ogni sua forma la fa da padrona. Un capolavoro imperdibile per virtuosismi, regia, caratterizzazione dei personaggi, struttura che ricorda quelle di un thriller con l'uso eccellente dei flashback: tutto è messo al suo posto con una meticolosità squisita. Una serie da 10 in pratica, se non fosse per qualche piccola leggerezza e un personaggio un po' troppo contraddittorio, che in una produzione di tale livello sono dettagli che si fanno sentire.

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