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BoJack Horseman: Recensione della quarta stagione

Torna su Netflix la serie animata di Raphael Bob-Waksberg con una stagione che è, a tutti gli effetti, la migliore di quelle finora prodotte. Ecco perchè.

recensione BoJack Horseman: Recensione della quarta stagione
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Raramente negli ultimi anni abbiamo assistito ad un prodotto televisivo così profondo, intelligente e disturbante come BoJack Horseman. Che poi la sua fruizione non passi per vie tradizionali ma tramite streaming è un altro discorso. Serie animata creata da Raphael Bob- Waksberg (classe 1984, lo ricordiamo), trova il benestare di Netflix e si concede ad un pubblico decisamente più maturo e selezionato, pertanto anche i suoi contenuti - al contrario dell'allegra e colorata confezione - hanno sempre rivelato una poetica scura, dannata e nichilista, unita ad uno sguardo spregiudicato sulla società dello spettacolo americano; là dove il protagonista, l'attore in declino BoJack, è ripreso in atteggiamenti passivi nei confronti della vita in generale, nel lavoro, nei rapporti umani.
Tutto, finora, aveva seguito una linea precisa: nella prima stagione si raccontava l'incontro tra BoJack e Diane, l'autrice del suo memoir, nella seconda seguivamo la produzione del film Secretariat (il progetto tanto ambito da BoJack) e nella terza si assisteva alla corsa di BoJack durante l'award season. Il finale di quest'ultima lasciava il nostro "anti-eroe" alla soglia di una fortissima depressione, di una deriva esistenziale senza precedenti. Ed è da qui che riprende le fila del discorso la quarta stagione, come già annunciato dalla critica americana - e ci fa piacere confermarlo - la migliore di quelle prodotte da Netflix.

Un "concept album" sul tema del passato

Mai verdetto fu più onesto. Abbandonata la struttura narrativa lineare caratteristica delle passate stagioni, BoJack Horseman si libera della responsabilità di "raccontare" per "dire" e comunicare uno stato d'animo attraverso il testo e le immagini; per fare ciò mette in scena, e con che coraggio, una sorta di "concept album" sviluppato sul tema del passato che ricorre nel presente. Le ripercussioni stavolta sono dolorosamente violente, e ogni episodio ha l'effetto di una morsa allo stomaco. Ogni maledetto episodio. Ecco allora spiegato l'utilizzo ridondante dei flashback (con un climax emotivo nella puntata undici "Time's Arrow"), continui andare e venire nel tempo che diventano indizi di personalità e ragione di certe scelte; questo espediente per nulla banale potrebbe sembrare destabilizzante ai fini della godibilità del racconto, ma al contrario non fa che fornire gli strumenti necessari alla comprensione del disagio. Un disagio, nel caso di BoJack, che assume varie forme (aggressività, depressione) ed essere per questo condiviso da tutti.

A horse with no name e la ricerca di un'identità

La catarsi è totale, e se la satira sulla società americana prende la corrente della politica (giusto dargli spazio in tempi di elezioni), gli sceneggiatori non dimenticano il lato umano dei personaggi e delle loro storyline grazie a episodi in P.O.V. (Punto di Vista). Malinconicamente contempliamo la frattura insanabile di un matrimonio (quello fra Diane e Mr.Peanutbutter), finalmente scopriamo un'identità a lungo cercata (quella sessuale di Todd) e infine condividiamo sensibilmente le ansie e i desideri di una donna emancipata (Princess Carolyn) che esprime tutto un dolore soffocato e mai consolato. Ultimo, ma non per importanza, BoJack, sul quale ci sarebbe da aprire un capitolo a parte e che in questa stagione rincorre l'illusione di una paternità e la difficoltà di superare una depressione che ha radici nel passato e a sua volta nel passato della madre. Ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita - l'infanzia, il coming of age, l'età adulta - la serie apre così quel vaso di Pandora rimasto fin qui a conservare segreti, stabilendo inattesi punti di contatto fra lo spettatore e un meraviglioso, anche se ripugnante, protagonista. A horse with no name, come cantavano gli America e come risuona nell'episodio 4x02, ha davvero trovato un nome, un'identità e soprattutto, una nuova speranza. Per i rapporti perduti e lasciati andare (con la madre) e quelli recuperati (con la sorella Hollyhock).

BoJack Horseman Malgrado la discontinuità narrativa, scelta che si rivela grandiosa in termini di conseguenze emotive, la quarta stagione di BoJack Horseman conferma le ottime premesse ed è indubbiamente la migliore finora prodotta da Netflix. La scrittura, attenta a raccontare la società americana, non perde di vista il lato umano dei personaggi e delle loro intense storyline. A partire da BoJack e passando per gli altri. Diversi gli episodi indimenticabili, quasi tutti sviluppati sul tema dell'incontro/scontro fra passato (vero protagonista della stagione) e presente: il risultato è un assoluto capolavoro televisivo senza precedenti.

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