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Brews Brothers Recensione: su Netflix una commedia deludente

Brews Brothers è una comedy che getta alle ortiche le sue buone potenzialità, finendo per essere un prodotto mediocre e senza un vero target.

Brews Brothers Recensione: su Netflix una commedia deludente
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Eppure sembrava essere tutto al posto al giusto. Un veterano delle comedy come Greg Schaffer, un concept interessante - due fratelli mastri birrai che affrontano la sfida di gestire il proprio birrificio artigianale - e la possibilità di dare nuova linfa ad uno dei setting classici del genere, quel bar che dai tempi ormai lontani di Cin-Cin non è più protagonista assoluto. Però in Brews Brothers, nuova comedy Netflix che ha debuttato lo scorso 10 aprile, la sfida non è soltanto gestire il bar/pub, ma anche capire come creare birre inedite, che gusti ricercare e quali metodi di produzione possono dare il miglior risultato. Sembrava davvero essere l'incastro perfetto, una comedy che, pur rimanendo classica per impostazione, poteva avere qualcosa da dire.

Come avrete notato, si tratta di promesse infrante. Anzi, la verità è che siamo davanti al worst case scenario, in cui tutto ciò che poteva andare storto è appunto andato storto. Dai personaggi ad un umorismo confuso e senza un vero e proprio target di riferimento fino alle stesse storyline dei singoli episodi, il risultato è oltremodo deludente, a parte qualche fugace momento di luce.

Benvenuti da Rodman!

Ci troviamo a Van Nuys, un quartiere dell'area metropolitana di Los Angeles, luogo prescelto da Wilhelm Rodman (Alan Aisenberg) per aprire la sua birreria artigianale. Talentuoso mastro birrario e allievo di alcuni monaci trappisti in Belgio, Wilhelm è al contempo un buontempone generoso con scarse attitudini gestionali, abilità che rendono la sua attività continuamente a rischio fallimento.

Per aiutarlo allora interviene suo fratello Adam (Mike Castle), anche lui mastro birraio, dal carattere totalmente opposto. Ordinato, pulito, pignolo - nonché audace nemico del semplice godersi una birra con amici e del bere come passatempo - e saccente oltre ogni limite, Adam è l'unico a poter mettere gli affari del fratello in ordine, ammesso e non concesso che riescano a superare le loro ingombranti divergenze. Insomma, la classica strana coppia, niente di più, niente di meno, ma con un'ambientazione dalle possibilità intriganti ponendo al centro di tutto la birra e l'arte dietro al produrla.

Ed è la dinamica tra i due fratelli ad essere forse l'unica luce di Brews Brothers, sicuramente non originale quanto funzionale e gradevole. Gli infiniti battibecchi, i sabotaggi, i tentativi di Wilhelm di attrarre clienti nonostante le resistenze di Adam che non adora le folle e gli ubriaconi, non si è mai di fronte a qualcosa di particolarmente innovativo ma è un topos che riesce sempre a dare risultati positivi e a rimediare qualche risata genuina - come l'esilarante incidente che chiude il pilot. Tutti gli elementi che circondano questo nucleo sono invece incomprensibili.

Una comedy incapace di far ridere

Una comedy funziona quando propone un cast di personaggi vario, con lo scopo di portare in scena un umorismo fresco, sorprendente e multiforme. È una legge universale. I comprimari di Brews Brothers infrangono saggiamente questa regola e si rivelano tra i peggiori che si siano visti di recente nel genere: Sarah (Carmen Flood) è la manager minorenne del pub, ex-combattente di MMA che in sostanza non fa nulla a parte essere li; Chuy (Marques Ray) è l'altro dipendente, una sorta di tuttofare scansafatiche la cui unica utilità è pronunciare frasi vagamente allusive senza un reale motivo; infine Becky (Inanna Sarkis) e Elvis (Zach Reino), la coppia che gestisce un furgone ristorante in completa sintonia e molto aperti nel praticare il loro amore, mettiamola così.

Queste non sono idee, sono attributi randomici scelti giocando casualmente a freccette o in una rievocazione della Ruota della Fortuna. Non c'è costruzione né evoluzione dei personaggi, neanche quel minimo che una comedy ti impone di fare come soglia di entrata. Non c'è inventiva, dopo due puntate inizia il riciclo di gag già viste che dura per tutta la stagione.

Non c'è nemmeno un target di riferimento per l'umorismo, poiché palesemente il tono volgare e spinto di Brews Brothers dovrebbe essere indirizzato ad un pubblico adulto. La serie manca di uniformità e coerenza stilistica, finendo per scadere in un limbo che scontenta. Le stesse storyline alla base delle puntate sembrano la risultante di un accostamento accidentale, che continua ad aggiungere tratti psicologici privi di logica ai personaggi - come i problemi di gestione della rabbia di Sarah, improvvisi quanto inesistenti visto che per quasi una stagione intera ha sopportato tranquillamente l'inverosimile. E, quand'anche sopraggiunge finalmente un'idea interessante, viene spesso abbandonata a sé stessa e non compare più.

La sorpresa più scioccante, allora, diventa paradossalmente quando una misteriosa congiunzione astrale permette a questi elementi in sé disastrosi di far ridere, come un orologio rotto che comunque due volte al giorno segna l'ora giusta, per fare una citazione illustre.

Qualche momento genuinamente divertente in Brews Brothers c'è, prova ulteriore del fatto che del potenziale era presente. Ma non basta, neanche lontanamente, a salvare questa comedy dal fallimento sotto ogni punto di vista .

Brews Brothers Brews Brothers è, nonostante le premesse intriganti e dell'ottimo potenziale, un fallimento. Una comedy che fallisce prima di tutto il compito più importante: non fa ridere. L'umorismo che questa serie Netflix propone è a dir poco incomprensibile, poiché è palesemente cosi volgare, diretto e visivamente esplicito da dover rivolgersi ad un target adulto. Ma al contempo scade spesso e volentieri nel più becero demenziale con tanto di gag ricorrente sulla flatulenza - e non in una maniera geniale come in Swiss Army Men. Allo stesso modo rimangono incomprensibili i comprimari, fondamentali in una comedy per dare respiro e varietà all'umorismo, ma che in Brews Brothers si trasformano in personaggi pianti o assolutamente privi di senso - Chuy su tutti. Eppure, la dinamica alla Strana Coppia tra i due fratelli protagonisti a tratti funziona, cosi come qualche idea - il lunedi dei monaci ha il suo fascino. Ma è davvero troppo poco, attimi fugaci di luce in un deserto sterile e deludente.

4.5