Buttafuori: la recensione della serie dai creatori di Boris

Per affrontare la quarantena, vi segnaliamo su YouTube tutti gli episodi della sit-com con Valerio Mastandrea e Marco Giallini

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Forse non tutti sanno che Giacomo Ciarrapico, il compianto Mattia Torre e Luca Vendruscolo, per convincere Fox Channels Italy a produrre una delle serie italiane migliori di sempre, non si avvalsero soltanto di un'idea geniale, ma anche e soprattutto di una sit-com piccolissima, almeno per la durata di ogni puntata (in media dai cinque ai sette minuti), che avevano scritto e diretto un paio d'anni prima.

Siamo nel 2006 e su Raitre, nella fascia serale che va dalle 20:30 alle 21:00, va in onda una striscia comica atipica e innovativa: otto puntate da mezz'ora, poi rimontate in pillole nel formato web grazie a Flop Tv (piattaforma streaming ante-litteram piena di contenuti comedy come La Villa di Lato, di Maccio Capatonda), che contengono in nuce la verve tragicomica, satiresca ed esistenziale che poi avrebbe fatto la fortuna di Boris.

Ci sembrava giusto, dunque, per alleggerire la tensione di questi giorni difficili, rispolverare questo piccolo capolavoro di scrittura e recitazione, interamente disponibile su YouTube, in cui Valerio Mastandrea e Marco Giallini stazionano stoicamente all'ingresso di un locale notturno a colpi di gag esilaranti, situazioni paradossali e personaggi tipici della movida by night.

L'idea

Vi ricordate qual era l'altra storica situation comedy che impazzava in quel periodo, conclusa peraltro solo tre anni fa e cavallo di battaglia della concorrenza? Stiamo parlando di Camera Cafè, in onda su Italia1 dal 2003, da cui dobbiamo partire per descrivere in antitesi il carattere e l'atmosfera di Buttafuori. Il format di Luca e Paolo, in cui i due comici mettevano in scena insieme ad altri personaggi/colleghi i vizi e le idiosincrasie del lavoro d'ufficio, prevedeva la macchina da presa sempre fissa, più alta di tutti a dominare il corridoio in cui il personale era solito radunarsi. Il ritmo era indiavolato, a una battuta fulminante ne seguiva subito un'altra e l'attenzione era tenuta alta anche da una fotografia molto accesa che accentuava i colori sgargianti dei costumi e dell'ambiente.

Buttafuori è esattamente l'opposto: Serghey e Cianca amano il proprio lavoro, considerandolo quasi una missione ed elogiandone gli aspetti benefici, quali un liberatorio senso di libertà e la possibilità di studiare all'aria aperta il genere umano. Le riprese sono caratterizzate dall'alternanza dei piani e da movimenti di macchina lenti e frequenti, da varie angolazioni; soprattutto, l'incedere è morbido e rilassato e le luci sono smorzate, per un mood generale che rende bene la routine sonnacchiosa della professione del titolo e la malinconia dei protagonisti.

Serghey e Cianca

C'è una differenza sostanziale tra i due personaggi: se fossimo di fronte ad un esperimento (e in parte Buttafuori lo è), potremmo definire Sergio (Giallini) - che si fa chiamare Serghey e non sappiamo perché - la costante, mentre Mastandrea che interpreta Cianca assomiglierebbe alla variabile. Lentamente, entrambi svelano il proprio carattere e la propria personalità, ma solo grazie al binge watching si può apprezzare l'evoluzione psicologica e sentimentale di Cianca, più giovane, irascibile e inesperto, ma via via intenzionato a scoprire cosa c'è oltre l'apparente monotonia del (misero) quotidiano. Eccoli dunque ragionare su quale sia lo stipendio del Papa, se "proporre" sia l'elisione romanesca di "proporrere" (come "corre'" per "correre"), su come invitare una ragazza ad uscire e se esitano persone felici.

Di volta in volta le risposte sono spassose e spiazzanti, col primo che sembra conoscerle tutte, mentre il secondo fatica a stargli dietro nutrendo più di un dubbio. Dietro la maschera della comicità, Buttafuori ci parla di angosce esistenziali, di solitudine e dell'incapacità di stare al mondo: "Sta serie è tutta una metafora" spiegò Mastandrea a Repubblica "racconta la vita di due che, metaforicamente, lavorano alla porta: quindi un po' ai margini. E il locale stesso è la metafora di tante cose, sono i guardiani della commedia umana".

È raro, poi, che una formula così apparentemente semplice possa indovinare tante soluzioni originali: tra camei inattesi (impagabile Tirabassi nei panni "del più grande buttafuori vivente"), dj improbabili, cubiste che studiano filosofia, cammelli che vagano liberi secondo il più classico dei nonsense e tutta la varietà della clientela che i protagonisti non vedono l'ora di "rimbalzare". Nel corso degli episodi si dipanano tutte le sorprese immaginabili di una sit-com.

Invece della risata immediata, Buttafuori sceglie la via più ambiziosa di una sceneggiatura profondamente meditata, che si rivela intelligente e ispirata, capace non solo di raffigurare l'universo della vita notturna e del lavoro in generale ma anche di rivolgere uno sguardo cinico, disincantato e allo stesso tempo umanissimo su due poveri cristi intrappolati in una sorta di coazione a ripetere.

Buttafuori Prima di Boris, Giacomo Ciarrapico, il compianto Mattia Torre e Luca Vendruscolo scrissero e diressero per Raitre Buttafuori, sit-com innovativa poi finita in pillole sul web. Facendo tesoro della povertà dei mezzi a disposizione, la serie anticipa molte delle caratteristiche che segneranno il successo dei tre autori. Serghey e Cianca lavorano all’ingresso di un locale notturno e passano il tempo a “rimbalzare” e selezionare la clientela, chiacchierando di qualsiasi argomento e interrogandosi su questioni esistenziali. Attraverso dialoghi esilaranti e il lento svelamento del carattere dei personaggi, indovinando una trovata geniale dopo l’altra, Buttafuori è un’opera ingegnosa ed intelligente, che attraverso la comicità riesce a parlare di solitudine e dell’insostenibile leggerezza della quotidianità.

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