Iniziamo quasi ad intravedere un pattern con le recenti incursioni di Ubisoft nel mondo seriale, che all'inizio non è mai esattamente lusinghiero. Abbiamo più e più volte menzionato come, all'annuncio sul palco dell'E3 2019, Mythic Quest (qui potete recuperare la nostra recensione di Mythic Quest 3) avesse sollevato una dose infinita di ilarità e meme, nonostante ci fossero comunque dei nomi importanti dietro la produzione - in quel caso diverse personalità dietro l'eterna C'è sempre il sole a Philadelphia. Il risultato finale? Mythic Quest non si è rivelata solo un'ottima e solida comedy, ma con la sua seconda stagione ha addirittura raggiunto vette di qualità assolute, sebbene non confermate in toto da lì in poi. Con Captain Laserhawk: A Blood Dragon Remix si è ripetuto lo stesso ed identico ciclo: una serie animata basata sul celebre DLC di Far Cry 3 che vedrà immersi in un mondo distopico numerosi personaggi tratti dai franchise Ubisoft?
Una scelta folle e, tra un Rayman che presenta un talk show in televisione e una rana appartenente all'Ordine degli Assassini, era fin troppo semplice abbandonarsi a giudizi frettolosi e superficiali. E alla fine cosa abbiamo ottenuto? Un prodotto, sbarcato su Netflix lo scorso 19 ottobre e creato dalla mente dietro Castlevania, che ci ha ancora una volta sorpreso e non poco, capace di destreggiarsi con rara sapienza tra fan service praticamente obbligato e una storia soddisfacente nonché cruda.
Captain Laserhawk: una celebrazione - quasi - a tutto tondo
Ambientato in un realtà alternativa in cui dalle ceneri degli Stati Uniti è sorta una terrificante tecnocrazia denominata Eden (lo stesso nome della mega-corporazione che la controlla), Captain Laserhawk segue le vicende dell'omonimo protagonista, un super soldato divenuto criminale in combutta con un certo Alex Taylor. Tradito però da quest'ultimo durante una rapina, il nostro eroe viene rinchiuso nel carcere di massima sicurezza Supermaxx, dove verrà posto dalla Direttrice a capo di una squadra di altri ribelli imprigionati per compiere varie operazioni sotto copertura.

Impossibile non menzionare immediatamente la massiccia dose di fan service che emana da ogni angolo e ogni inquadratura di Captain Laserhawk: chi ha esplorato in lungo e in largo il franchise di Ubisoft verrà letteralmente travolto da una marea infinita di citazioni, rimandi, strizzatine d'occhio non solo nei personaggi coinvolti, ma pure nei numerosi dettagli nell'ambientazione: Far Cry, Assassin's Creed, The Crew, Rayman, Watch Dogs, Splinter Cell, Rainbow Six, Beyond Good And Evil.
Da questo punto di vista la serie di Adi Shankar è davvero una celebrazione a tutto tondo della casa francese - anche se noi speriamo sia soltanto l'inizio, c'è ancora molto materiale da cui attingere e alcune esclusioni ci hanno fatto un po' piangere il cuore. La domanda cruciale allora diventa un'altra, ovvero se si tratti solo di puro fan service volto ad inserire quanti più easter egg possibili o se Captain Laserhawk riesca a raccontare una storia soddisfacente.
Violenza, ribellione e tanto stile
Ed è precisamente questo il grande e a tratti strepitoso successo della nuova serie Netflix: perché in fondo sì, è una collector's edition di alcune delle più amate mascotte che hanno fatto la storia di Ubisoft, ma è pur vero che si trovano - o, sarebbe meglio dire, sono stati posti - perfettamente a casa nella realtà distopica di Captain Laserhawk.
Non faremo spoiler alcuno per non rovinarvi naturalmente la sorpresa, ma ognuno dei personaggi riconoscibili ha una propria storia, storyline e backstory che vanno ben oltre il banale riconoscere che quello è Rayman - anzi, vi raccomandiamo caldamente di non leggere ulteriori informazioni o persino la pagina di Wikipedia sulla serie per non spoilerarvi alcune gradite sorprese.

Se a un aspetto del genere si unisce poi una narrativa solida, per quanto tutto sommato prevedibile e che gioca volutamente sugli stereotipi del genere, e che procede ad un ritmo incredibilmente serrato con numerose sequenze action "over the top", il gioco secondo noi è fatto. Guai tuttavia a considerare la narrativa di Captain Laserhawk un mero amalgama di stereotipi ed esagerazione presi direttamente dagli anni ‘90, poiché dove magari viene a mancare un pizzico di profondità o di genuina sorpresa si compensa con una dose generosa di stile: il mondo di Eden è, infatti, estremamente violento e crudo e la serie sfrutta più volte a suo vantaggio questo dettaglio; inoltre, vi sono varie sezioni mostrate in uno stile, per così dire, molto videoludico, prendendo spunto proprio dalla storia del medium.
Dunque, una narrativa che non riserva plot twist inaspettati e che nel tipico stile Netflix degli ultimi anni serve solo ad introdurre il prodotto e a saggiarne il potenziale successo, ma quantomeno infiocchettata con stile nonché intelligenza nello sfruttare a pieno l'elemento fan service. L'altro elemento di Captain Laserhawk che non ci ha soddisfatto totalmente è lo stile animato, molto carino ed evocativo sempre degli anni ‘90 ma un po' privo di un'identità propria. Tutte cose su cui una potenziale seconda stagione potrà lavorare molto e noi ci speriamo profondamente.