Carnival Row: recensione della nuova serie fantasy di Prime Video

Una serie dalle forti tinte noir, che analizza problemi socio-politici attuali e immerge lo spettatore in un cupo mondo che, tuttavia, sa di già visto

recensione Carnival Row: recensione della nuova serie fantasy di Prime Video
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Trailer e teaser hanno contribuito nei mesi passati ad alimentare l'hype per l'arrivo di Carnival Row, serie tv noir fantasy ideata da Travis Beacham e René Echevarria. Tanto il cast stellare - capitanato da Orlando Bloom e dalla modella-attrice (ormai sempre più lanciata in performance recitative) Cara Delevingne - quanto l'interessante costruzione di un mondo di impianto fantasy hanno gettato delle buone basi per la realizzazione di un titolo di rilievo. La visione della serie, disponibile dal 30 agosto su Amazon Prime Video, ha confermato alcuni dei punti forti, evidenziando la positività delle numerose tematiche prese in analisi (alcune anche attuali), ma ha altresì messo in luce qualche elemento debole nella struttura della trama e nella gestione dei rapporti tra i personaggi.

Il grigiore di una città neo-vittoriana, tra atmosfere poliziesche e riferimenti al folklore

Già dall'uscita delle prime indiscrezioni, delle clip e delle foto, Carnival Row è apparso come un titolo capace, almeno sulla carta, di vantare grandi potenzialità, soprattutto per le atmosfere a cui prometteva di dare vita e che in effetti è stato davvero in grado di realizzare. L'inclusione nella trama di numerose tematiche parallele al delitto da risolvere ha permesso allo spettatore di mettere piede in una realtà sfaccettata e complessa, ricca di fascino, ma anche pregna di contrasti e profonde contraddizioni.

Carnival Row basa la propria forza su un caleidoscopio di tinte, da quella grigia dell'impianto poliziesco e noir (egregiamente rispecchiata dalle tonalità fredde della fotografia) a quella più variopinta del genere fantasy e delle numerose culture a cui si fa riferimento e che creano l'eterogeneo tessuto sociale della città di Burgue, fino a quella vermiglia degli intrighi amorosi e delle forti passioni che hanno luogo nel segreto delle case e dietro le porte dei bordelli cittadini.
Il fascino di un centro neo-vittoriano che ricorda molto la Londra ottecentesca non fa che ammantare il tutto di quell'alone di mistero, sensualità e storia che già in serie come L'Alienista ha suscitato un certo interesse negli spettatori. La scenografia dettagliata e credibile si traduce in un'ammaliante ambientazione vittoriana (alimentata dall'eccellente scelta di Praga e della Repubblica Ceca come principali location) e nell'immagine attenta di un centro cittadino fortemente industrializzato e moderno. Moderno nell'aspetto, ma ancora limitato nell'accettazione del diverso.

Noir poliziesco e fantasy sono strettamente intrecciati in una trama che, se non può dirsi innovativa, ha ancora qualcosa da dire, soprattutto grazie alla scelta di mescolare alla popolazione umana gruppi di immigrati Fae, creature mitiche provenienti dal continente di Tirnanoc.
Sette anni prima la guerra nelle terre Fae è finalmente cessata, lasciando però spazio a soprusi e ingiustizie nei confronti delle creature non-umane. Le rappresaglie su questo popolo, perpetrate per un violento sfruttamento delle risorse, ha dato il via a ondate di immigrazione clandestina verso le città umane. A Burque, nel quartiere di Carnival Row, Rycroft Philostrate (Bloom) indaga su una serie di brutali omicidi, incrociando la propria strada con la fata Vignette Stonemoss (Delevingne), un tempo sua amante. Tra i due ha inizio un rapporto contrastato, che tuttavia li avvicina nella ricerca della verità, non solo relativa alle aggressioni, ma anche a spinose questioni personali.

La natura sfaccettata ed eterogenea della società che Carnival Row ha saputo creare dà così vita a una miscela ammaliante di tradizioni umane e tradizioni Fae, ispirate al folklore popolare di diverse culture. La mitologia classica e quella nordica sono il bacino perfetto da cui trarre ispirazione, per inserire tra i Fae immigrati nelle terre umane fauni, centauri, fate, folletti, streghe e altre creature viste di cattivo occhio da chi sofferma la propria critica sociale semplicemente sull'aspetto fisico e sull'apparente divario culturale che fa di loro il capro espiatorio per i disordini in città e la decadenza dei valori morali.

Una trama che sa di già visto e una coppia di protagonisti che stenta a brillare

Carnival Row è un titolo che per certi versi può dirsi originale, ma che sotto altri punti di vista non riesce a raggiungere la completa indipendenza da altri prodotti - recenti e meno recenti - che hanno trattato simili tematiche.
L'ombra della vicenda intramontabile (e spesso recuperata da molti titoli crime) di Jack lo Squartatore si respira negli scorci cittadini bui, nella presenza di un'entità di difficile identificazione che semina il panico presso una società già attraversata da delicate tensioni. Sembra quasi di respirare, negli ambienti neo-vittoriani, nella regia che talvolta si sofferma sugli attimi di quotidiana immoralità della capitale e nella cupa introversione del protagonista, la stessa aria di From Hell - La vera storia di Jack lo Squartatore (film del 2001 con Johnny Depp), mentre un riferimento più moderno (per produzione e ambientazione) lo si può ritrovare in Bright (fantasy del 2017 con Will Smith) e nella sua indagine sociale sulla convivenza tra umani e Fae.
L'ispirazione di Beacham ed Echevarria non è dunque tra le più innovative nel panorama seriale, ma una certa originalità di impostazione può essere individuata nella scelta di affidare la rappresentazione della diversity e una profonda riflessione socio-politica di stampo moderno a una serie in costume. Questo è senza dubbio un grande punto in favore di questo titolo Prime Video, unito al fascino senza tempo dell'investigazione ottocentesca e dei crimini sanguinari dalla marcata simbologia.
Nonostante la strada che conduce alla verità sugli omicidi sia disseminata di ostacoli che donano brio alla narrazione, alcuni episodi si rivelano più lenti di altri e alcuni dei principali colpi di scena risultano più prevedibili del dovuto. Non manca qualche istante di noia nella narrazione di Carnival Row, che mantiene sempre la serie tv entro i limiti del godibile, ma che non le concede di brillare per originalità ed eccessiva suspense.

Paradossalmente è proprio la coppia protagonista a spiccare meno del previsto. Le punte di diamante del cast, Orlando Bloom e Cara Delevingne, sebbene non deludano le aspettative a livello prettamente attoriale, mostrano qualche pecca nelle interazioni. Il rapporto contrastato tra Philo e Vignette segue un arco narrativo che non mette in risalto tutte le sue potenzialità, ma le smorza piuttosto in un'interazione che manca un po' di quella verve a cui si faceva tanto affidamento. Sebbene la componente drammatica della loro vicenda di amore e rancore sia ciò che movimenta la narrazione e la toglie dal rischio di banalità, si poteva puntare di più sulla loro collaborazione ai fini della trama, sodalizio che al contrario risente di moti altalenanti.
Nonostante questo, gli incontri tra l'ombroso Philostrate (il cui fascino ha risentito del cliché del "protagonista con un segreto personale da nascondere") e la combattiva e fiera Vignette rientrano nel canone degli amori contrastati che riescono spesso a conquistare lo spettatore.
Ben diversa la questione delle figure secondarie, che danno prova di essere ben inserite nella società creata dagli autori. Parallelamente alla vicenda dei protagonisti spiccano le storyline della famiglia Breakspear (con Indira Varma, Jared Harris e Arty Froushan) e quella di Agreus (David Gyasi) e dei fratelli Spunrose (Tamzin Merchant e Andrew Gower), che offrono uno sguardo più ravvicinato sulle dinamiche della vita politica e socioeconomica della città. Nelle interazioni tra Imogen Spunrose e il fauno Agreus - forse più interessanti e sottili di quelle tra Philo e Vignette - si può notare il clima di discriminazione nei confronti del diverso e l'ipocrisia che spesso denota i perbenisti.


Passato e presente: Carnival Row come specchio di una secolare barriera culturale

Una città di ispirazione londinese ma di stampo fantasy, un assassino seriale che deve essere scovato per riportare un po' d'ordine, una bella ambientazione in costume con personaggi umani e Fae (credibili nella loro realizzazione tecnica): Carnival Row ha le carte in regola per essere una serie noir fantasy avvincente, ma racchiuderla in un'etichetta significherebbe non donarle giusto respiro. Questo titolo, a cui inizialmente era interessato anche Guillermo del Toro, non è privo di difetti, ma vanta anche di punti forti che vanno al di là della trama crime.
La componente sociologica è infatti tanto importante quanto quella investigativa, poiché getta le basi per un'importante riflessione. Non è difficile notare il legame tra i contrasti politici in questa serie e le manovre dei governi mondiali sulle questioni migratorie e l'attitudine ancora tristemente attuale di giudicare il prossimo sulla base della sua "diversità".

La paura e il disprezzo per ciò che sembra essere lontano dalla realtà che meglio si conosce sembra portare a regolamentazioni assurde, come il divieto di volare per le fate immigrate a Burgue, la relegazione dei profughi a ruoli di subordinazione o a condizioni di vero e proprio sfruttamento (venditori ambulanti, inservienti per famiglie benestanti, prostitute).
Diffidenza e razzismo sembrano essere alla base dei rapporti tra umani e Fae, tanto che una convivenza pacifica è quasi impossibile, anche da parte di chi - come per esempio la polizia - dovrebbe essere incaricato di mantenere l'ordine in città.
Impossibile non fare parallelismi con la realtà attuale, fatta anch'essa di emarginazione sociale e separazione culturale. In Philo e Vignette si nota lo strenuo tentativo di combattere questo inconcepibile sistema di odio, così come nel facoltoso Agreus che, contrariamente a ciò che tutti potrebbero sospettare, è diventato un vero e proprio signore, sfruttando le proprie capacità imprenditoriali ai fini di una sorta di "rivalsa sociale".

Carnival Row Nato da un worldbuilging complesso e affascinante, che attinge alla mitologia classica e al folklore europeo, Carnival Row parte con le migliori premesse, dando vita a una storia investigativa e drammatica dalla tinte noir che affascinano sempre. Lo sviluppo della trama risulta però meno innovativo del dovuto e alcuni dei colpi di scena che avrebbero dovuto alimentare la suspense peccano di prevedibilità, a cui non sfuggono i protagonisti (non privi di cliché) interpretati da Orlando Bloom e Cara Delevingne. Nonostante la lieve piattezza delle loro interazioni, i loro ruoli e le dinamiche che li coinvolgono risultano comunque interessanti. Alla godibilità dell'opera contribuiscono il sottofondo fantasy ben realizzato (con un reparto trucco che rende credibili le creature Fae) e la buona gestione di storyline e personaggi secondari.

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