Recensione Castle - Stagione 1

La detective Kate Beckett si trova suo malgrado a collaborare con un noto scrittore in crisi di ispirazione: Richard Castle

recensione Castle - Stagione 1
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Ci sono due tipi di persone che pensano a come uccidere le persone, gli psicopatici e gli scrittori di gialli. Il nostro uomo fa indiscutibilmente parte della schiera dei ben pagati. Allo stesso modo due sono i tipi di giallisti televisivi: la signora Fletcher e Castle. Decisamente il nostro uomo. Lontano anni luce dall’impostazione del giallo di scuola britannica, Castle è uno scrittore di bestseller dal taglio pulp o hard boiled così intrisi da quell’affezione tipicamente statunitense (CSI) per il macabro da diventarne “letteralmente” il simbolo. Insomma una via di mezzo tra James Ellroy e Dan Brown diremmo noi.

Murder, he wrote

Richard Castle (Nathan Fillion) ha appena compiuto il gesto più coraggioso della sua vita, o il più stupido forse penserete, eliminando il personaggio cui deve la sua fortuna di scrittore. “La caduta di Storm”, Derrick Storm per gli affezionati, non è altri che una metafora tutt’altro che arguta dalla condizione del nostro protagonista: come ad ogni scrittore che si rispetti anche per lui è giunto il fatidico momento del “blocco”. Incapace di riprendere le redini della propria creatività e incalzato da una madre troppo diretta e irresponsabile per essere d’aiuto e da una figlia troppo sveglia e responsabile per averne bisogno (del suo aiuto), Castle temporeggia in cerca d'ispirazione.
Nel frattempo una serie di omicidi impegna la polizia di New York. Il bello è che le scene del crimine presentano sinistre analogie ai precedenti lavori del nostro Castle. Da scrittore di successo a sospettato pluriomicida il passo parrebbe troppo azzardato ma in fondo l’imitazione è la più sincera forma di adulazione, non è vero Castle? Se aggiungiamo che ad occuparsi del caso è la bella, e sexy, detective Kate Beckett (Stana Katic) dovremmo aver ben chiaro il terreno sui cui si gioca la partita del nostro eroe. Che tutto questo macello possa portare qualcosa di buono al “vecchio” scrittore in crisi? Risolto brillantemente il caso la strana coppia non sarà infatti destinata a separarsi, le amicizie altolocate di Castle faranno si che possa restare a stretto contatto con la polizia, Beckett in particolare. Il rapporto tra i due, fatto di gentili sgarbi ma carico di ironia, e reciproca ma celata ammirazione, costituisce di fatto la principale arteria narrativa e consente con estrema disinvoltura di passare da tematiche drammatiche a momenti più leggeri. Si preannunciano fuochi d’artificio e, forse, un nuovo romanzo di successo.

Murder in New York, again

Un uomo come Castle non poteva che vivere a New York, così ancora una volta la più famosa delle metropoli diviene il luogo ideale per le due anime di questa serie: il dramma e la commedia. L’equilibrio è la parola d’ordine, spesso difficile ma sostanzialmente riuscito, tra l’atrocità dei delitti preterintenzionali che costituiscono la natura del legame tra i protagonisti e la brillantezza dei loro dialoghi che in definitiva contribuiscono all’appeal da dark comedy.
Secondo canoni oramai diffusi ogni episodio è introdotto da un brano musicale di genere pop che il più delle volte guida l’occhio della telecamera alla scoperta del corpo della vittima, enfatizzando così il desiderio dello spettatore di vedere oltre e appagando la sua brama di “orrore” mediatico.
La caratterizzazione del protagonista è particolarmente focalizzata sull’aspetto ludico e scherzoso contrapposta alla sua professione, inoltre un certo spazio è riservato ai rapporti con la madre e con la figlia che spesso palesa un buon senso del tutto estraneo ai familiari. Discorso inverso per il detective Kate Beckett, una donna “troppo bella e intelligente per fare il poliziotto” secondo Castle, fermamente decisa a combattere il crimine e poco incline a tollerare le bizzarrie del nuovo “collega” al quale tuttavia saprà sempre rispondere per le rime.
I casi trattati dalla coppia si dimostrano specchio del melting pot newyorkese, e sono figli di una spettacolarizzazione della morte oramai sdoganata da serie quali CSI; ugualmente rispettata è la varietà delle soluzioni omicide.

Curiosità

Heat Weave, il romanzo che Castle scrive durante la serie, è stato recentemente pubblicato negli Stati Uniti da un anonimo sotto lo pseudonimo di Richard Castle.

Diverse citazioni e riferimenti sono presenti nella serie, in particolare ne ricordiamo da “Il Padrino” parte prima e relativamente a CSI quando Castle entrando nell’obitorio chiede alla dottoressa se non dovrebbe fare quel tipo di lavoro in una stanza al buio.

Nathan Fillion è anche uno dei protagonisti della sfortunata serie Firefly.

In omaggio a quest’ultima l’episodio di Halloween si apre con Castle vestito come Malcolm Reynolds, il capitano della Serenity, che alla domanda delle figlia relativamente al suo costume dichiara di essere vestito da space cowboy.

Castle porta un giubbotto antiproiettile personalizzato dove al posto della scritta “police” compare un più adeguato “writer”.

La madre di Castle è interpretata da Susan Sullivan, nota per la parte di Kitty Montgomery in Dharma and Greg.

Castle - Stagione 1 Castle si fa apprezzare per molti motivi, primo fra tutti la sua consapevolezza di essere intrattenimento puro e non una riflessione morale sulla banalità del male et similia, come la tv - maestra a dir poco incoerente - vorrebbe talvolta farsi intendere. I tradizionali ingredienti del successo sono abilmente confezionati per dar vita a qualcosa di nuovo, lontano dagli “eccessi” di Life e del pluricitato CSI. Il fatto che in questi tempi difficili di tagli della programmazione sia stato confermato negli states dovrebbe vincere le vostre, eventuali, diffidenze. Divertente.

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