Caterina La Grande: Recensione della nuova serie Sky Atlantic

Da venerdì 1 novembre è in onda su Sky Atlantic Caterina la Grande, miniserie incentrata sulla storia dell'imperatrice russa

recensione Caterina La Grande: Recensione della nuova serie Sky Atlantic
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Quella di Caterina II di Russia, Imperatrice e Autocrate di tutte le Russie dal 1762 al 1796, è una delle figure più interessanti della stagione dei grandi imperatori illuminati. Al pari della regina Vittoria, salita sul trono del Regno Unito una cinquantina di anni dopo, fa parte di quella schiera di sovrane che a dispetto di un genere all'epoca dichiaratamente sfavorito riuscirono nell'impresa dove tanti uomini avevano fallito.

Caterina infatti, detta non a caso La Grande, inaugurò una stagione estremamente florida per la Russia, dove la cultura, l'istruzione, lo sviluppo tecnologico e in generale la costante proiezione verso la modernità, temi tutti cari alla filosofia illuminista, si ergevano a colonne portanti di un rinnovato ruolo di assoluto rilievo all'interno dello scacchiere europeo. Come sempre però ogni cosa ha il suo prezzo, ed anche lo sviluppo portato dalla visione dell'imperatrice ha i suoi lati oscuri. È su questa dicotomia, sull'ambiguità del suo regno, che si concentra la serie in onda su Sky Atlantic da venerdì 1 novembre (leggi qui le serie TV in uscita su Sky a novembre), che andrà avanti per quattro settimane, e con la totalità degli episodi già disponibili on demand.

Un'imperatrice

Caterina la Grande si presenta sin dai titoli di testa come il più classico dei drama in costume, dove la ricostruzione storica è al servizio degli intrighi e i non detti che si celano dietro gli eventi che tutti noi ritroviamo nei libri di scuola. La storia dell'imperatrice di Russia è segnata da una profonda ambiguità di fondo, divisa tra dispotismo e progresso, tra cultura per tutti e aumento della povertà. Tutto il suo regno è segato da queste contraddizioni, a partire dalla sua salita al potere.

Prima di avere il potere nelle sue mani Caterina è stata prima di tutto Imperatrice consorte di Tutte le Russie, moglie del legittimo imperatore Pietro III, da lei poi fatto assassinare. La sua reggenza quindi si fonda sull'omicidio del marito, fatto ben conosciuto tra i ranghi dell'esercito, e motivo che molti spinge a tramare contro di lei, vista come usurpatrice e criminale. Il primo episodio della miniserie parte ad omicidio già compiuto, proiettandoci direttamente dentro questo clima di tensione, accentuato da una gestione della narrazione e della regia che indugia pedantemente sugli scambi di sguardi loschi e le frasi sussurrate.

Salti nel tempo

Nonostante lo sforzo produttivo che mette in scena tutto lo sfarzo dovuto alle stanze imperiali di Russia, con costumi ed arredi all'altezza degli standard qualitativi di questo genere di serie, e la presenza di Helen Mirren nei panni della grande Imperatrice, quello che a primo impatto non colpisce è proprio la scrittura, che non va oltre lo stereotipo di genere, presentando personaggi piatti e monodimensionali, puntando più sull'effetto complotto che su un interessante sviluppo di trama e personaggi.

Il che è un peccato, perché il fascino del setting imperiale russo, così come la carismatica figura dell'imperatrice potrebbero essere fonti per un prodotto di ben altro spessore, vista la quantità di materiale interessante che si potrebbe ricavare dalla sua biografia.

Si ha l'ambizione, nel corso dei quattro episodi che compongono quella che a tutti gli effetti possiamo considerare una miniserie, di ripercorrere la totalità del regno di Caterina, condensando quindi in 240 minuti trent'anni di storia. Va da sé che il racconto ne esce piuttosto indebolito, anche perché poco efficace risulta la scelta degli episodi salienti che dovrebbero avere il compito di riassumere e dipingere al meglio quella che è stata una reggenza sfaccettata, problematica ma anche decisamente florida.

Le falle della storia

Sorvolando molto superficialmente sui macroeventi storici, come i rapporti con gli altri Stati europei e i disordini sociali russi, che vengono tratteggiati come sfondo lontano e molto tangenziale, si preferisce accentrare il discorso sul lato personale, e più nello specifico sulla tormentata storia d'amore con il comandate Grigorij Potëmkin (Jason Clarke), osteggiata da chi vedeva un pericolo e nell'usurpatrice e nell'uomo che avrebbe potuto ottenerne i poteri di riflesso, così come un focus più approfondito riceve il rapporto con il figlio ed erede al trono Paolo (Joseph Quinn), da sempre convinto del tradimento della madre e disposto a tutto pur di ottenerne il ruolo.

Il problema però è che così come la grande Storia è trascurata, anche quello che potremmo considerare il nucleo fondante della serie è solamente abbozzato, trattato con banalità e fin troppa fretta. Ne consegue che anche il lato più umano della questione, come abbiamo detto preponderante nell'impasto narrativo, ne esce debole e poco interessante. Rimane quindi il rammarico di vedere un personaggio così emblematico come l'imperatrice russa un po' sprecato, perdendo l'occasione di tratteggiare un grande personaggio femminile immerso nel fascino di un'epoca storica e delle latitudini poco frequentate dalla serialità.

Catherine The Great - miniserie HBO Nonostante il materiale storico di partenza sarebbe ricco di spunti interessanti, Caterina la Grande non riesce ad uscire dallo stereotipo della serie biografica in costume, non riuscendo ad offrire né una ricostruzione storica efficace né una scrittura dei personaggi interessante. Rimane quindi un compitino eseguito sufficientemente, che non riesce ad uscire dal limbo della categoria.

6.5