Dopo Chernobyl Recensione: la deludente miniserie ucraina su Prime Video

Un racconto straziante di cosa è rimasto dell'Ucraina dopo il disastro di Chernobyl, per commemorare i trent'anni dal disastro.

Dopo Chernobyl Recensione: la deludente miniserie ucraina su Prime Video
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Siamo figli di Chernobyl. Ce lo diciamo spesso, quasi come scusante per una generazione che vive spesso condizioni di salute molto più cagionevoli di quelle dei nostri genitori o dei nostri nonni, che di tragedie e disastri ne hanno vissuti in maniera molto più significativa. Siamo figli di Chernobyl perché quel disastro che nel 1986, colpì l'intera Europa, quel meltdown nucleare che ancora oggi è ritenuto essere il più grave incidente nella storia del nucleare civile, ci fa risentire ancora oggi delle conseguenze.

Pryp"jat' è a oggi una città fantasma, mentre Chernobyl, la città che passò alla storia per il disastro, unico a essere classificato con il massimo livello di catastroficità INES, è attualmente abitata da poco più di mille persone. Le condizioni in cui vivono, così come a Fukushima dopo l'esplosione del 2011, sono protagoniste della serie televisiva ucraina intitolata 'Dopo Chernobyl'.

Realizzata per commemorare i trent'anni dall'incidente nucleare, il racconto attraversa l'attualità e il modo di vivere del popolo ucraino, che si ritrovò ricoperto, così come gran parte dell'Europa, da una nube radioattiva che causò 65 morti e più di 4000 casi di tumore alla tiroide. Per Greenpeace nel corso dei 70 anni successivi dal disastro, la stima delle morti potrà arrivare anche a sei milioni, tutte ricollegabili a tumori riconducibili al disastro nucleare.

La condizione di un disastro

Protagonista di Dopo Chernobyl è Lera, una giovane insegnante in cerca di un nuovo futuro: pronta ad assumere il suo incarico nella città di Pryp"jat', scenario del disastro nucleare, è vittima di un furto che la spingerà ad incontrare un giovane ufficiale, subito innamoratosi di lei.

Nei quattro episodi che ci raccontano le vicende legate alla giovane ragazza ucraina e al modo di vivere della cittadina, ci ritroviamo in uno spaccato che crea una narrazione dicotomica: dopo aver, infatti, mostrato la quotidianità ucraina del cinema, della vita militare, delle cene in famiglia, Dopo Chernobyl salta in avanti di trent'anni per mostrarci le conseguenze dell'incidente, nel tentativo di raccontare in che modo i sopravvissuti stanno cercando di condurre una vita normale, nonostante tutte le grandi difficoltà. L'intera serie, realizzata interamente in Ucraina e tra l'altro non disponibile in una lingua diversa dall'ucraino - su Amazon è solo sottotitolata in italiano - vive di uno storytelling distante da quelli che sono i nostri canoni, inseguendo degli stilemi di una cinema diverso.

Le vicende sono raccontate con un fare incredibilmente retrogrado, nonostante l'ambientazione sia a metà degli anni Ottanta. L'incontro tra Lena, la giovane insegnante, e Ihor, il tenente di 25 anni che la accoglie come salvatore, sembra emergere da uno sceneggiato degli anni Trenta, così come gli intrecci amorosi. L'intenzione degli autori sembra essere quella di infilarci in una commedia romantica che dovrà essere poi rovinata all'improvviso da un disastro al di fuori della portata umana.

Inopportuni intermezzi narrativi

La stessa Lena, dapprima attratta dal giovane tenente, si lascerà affascinare da Vitas, un ingegnere nucleare in viaggio di lavoro a Chernobyl e molto attento anche all'arte, capace tanto nel canto che nella musica. In tutti questi incontri traspare quella lontananza tra la nostra cultura e quella mostrataci nella serie, soprattutto all'arrivo dei genitori di Lena all'appartamento dove la figlia è ospitata, col padre già certo di vederla maritata con il giovane tenente. Un garbuglio di avvenimenti che ci conducono all'inizio del secondo episodio, quando l'idillio amoroso verrà interrotto da un allarme arrivato da Chernobyl.

Nel mezzo troviamo scene d'azione realizzate in maniera molto dozzinale, con l'obiettivo di esaltare lo scontro tra due innamorati che lottano per la stessa donna: una realizzazione priva persino di effetti sonori che possano arricchire l'avvenimento, svilendo un momento che poteva essere evitato. La tragedia che si consumò il 26 aprile del 1986 è leggibile soltanto attraverso gli occhi di Lena: la giovane ragazza era arrivata in città con l'obiettivo di costruirsi un futuro e si ritrova, invece, distrutta dal dolore per la perdita di persone amate, rimaste coinvolte nel disastro.

Nelle sue lacrime ci sono i soli momenti di onesta tragedia, scevra da un conflitto amoroso che riesce a sembrare inopportuno in ogni momento possibile. Nel tentativo di farci empatizzare con alcune delle vicende raccontate, però, anche Lena è vittima degli spiegoni che dovrebbero aiutarci a calarci meglio nel contesto, senza però riuscire a vivere a piene mani un dramma che già la storia ci ha permesso di comprendere.

Se le uscite Amazon di agosto 2021 non sono riuscite a rendere pienamente giustizia a questo evento, siamo certi che la premiatissima miniserie HBO di Craig Mazin sarà invece all'altezza delle aspettative e per questo vi invitiamo a riscoprire la nostra recensione di Chernobyl, mentre se siete alla ricerca di una sorta di rip-off in stile Asylum del capolavoro HBO, vi rimandiamo alla recensione di Chernobyl 1986 .

Dopo Chernobyl Dopo aver avuto la possibilità di vivere il disastro di Chernobyl grazie alla serie realizzata da HBO, trovarsi tra le mani uno sceneggiato ucraino come Dopo Chernobyl non riesce a rendere giustizia al disastro nucleare. Con interpretazioni troppo insufficienti e momenti di azione totalmente inadatti alla narrazione, ci troviamo dinanzi a una vicenda raccontata in modo dozzinale e con poche capacità attoriali da parte dei protagonisti. A complicare ancora di più il gradimento dell'opera è l'assenza di un doppiaggio in una qualsiasi altra lingua al di fuori dell'ucraino. Da vedere solo se tremendamente affascinati dalla possibilità di scoprire in che modo è stato vissuto il disastro di Chernobyl dalla popolazione ucraina.

4.5