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Chi ha ucciso Malcolm X Recensione: la docuserie Netflix sul caso americano

La nuova docuserie Netflix prova a fare luce sul mistero dietro l'omicidio di una delle figure più divisive della storia americana: Malcolm X

recensione Chi ha ucciso Malcolm X Recensione: la docuserie Netflix sul caso americano
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Malcolm X è stato una delle figure più divisive degli anni '50 e '60, e il suo nome negli Stati Uniti continua a generare polemiche. Adorato da molti e odiato da altrettanti, ha rappresentato allo stesso tempo la più grande minaccia all'ordine pubblico americano e la speranza di un riscatto per tutta la popolazione di colore. Il suo omicidio, avvenuto il 21 Aprile 1965 all'Audobon Ballroom di Manhattan, ha subito dato vita a ipotesi di complotto, e sebbene tre persone siano state quasi subito arrestate e in seguito processate e condannate, moltissimi sono ancora convinti che le cose non siano andate come dice la versione ufficiale. La nuova docu-serie Netflix diretta da Phil bertelsen e Rachel Dretzen prova a far luce su alcuni degli aspetti più controversi della vicenda.

Una vita dedicata alla ricerca della verità

Disponibile su Netflix da febbraio, Chi ha ucciso Malcolm X presenta le teorie di Abdur-Rahman Muhammad, non uno storico professionista ma un uomo comune che ha dedicato gran parte della propria vita alla ricerca della verità. La sua esposizione appassionata ci racconta i molti lati oscuri della vicenda, tra approssimatezza delle indagini, possibili teorie alternative, false piste e documenti esclusivi che dimostrano che erano in molti a poter trarre giovamento dalla morte di Malcolm X.

È impossibile non rimanere affascinati dalla storia di Malcolm X. Prima un ragazzo di grande talento che vede le proprie speranze frustrate dal razzismo istituzionalizzato negli Stati Uniti, poi un giovane che non trova di meglio che dedicarsi al crimine per sfogare la propria rabbia, e che proprio in carcere trova l'insperata redenzione nel messaggio di Elijah Muhammad, leader della Nation of Islam che lo prese sotto la sua ala protettiva e lo elevò fino alla posizione di numero due del movimento.

Un incarico che gli regalò grande visibilità, e che Malcolm sfruttò al meglio grazie al proprio carisma, all'eloquenza, al forte impatto della sua figura, sul palco e fuori. Soprattutto grazie a lui la Nation of Islam moltiplicò i propri aderenti, e fece affari per milioni di dollari, portando le tentazioni di potere e denaro laddove avrebbero dovuto teoricamente esistere solo spiritualità e impegno sociale. La docuserie di Netflix racconta con straordinarie immagini dell'epoca come Malcolm X venne prima sospeso e poi di fatto cacciato dalla chiesa, dalle cui fila vennero poi tutti e tre gli assassini condannati per il suo omicidio.

Ma se per uno di loro, preso con la pistola ancora in pugno e in seguito reo confesso, non ci sono mai stati dubbi, sugli altri due i punti di domanda sono moltissimi. Muhammad A. Aziz è l'unico ancora in vita, e non ha mai smesso di proclamare la propria innocenza. Anche Abdur-Rahman ne è convinto, e con una puntuale ricostruzione prima dimostra che non ci sono prove fisiche della sua presenza sul luogo del delitto, poi riporta alcune testimonianze contradditorie che sostengono che i colpevoli sarebbero stati cinque e non tre, e infine asserisce che Aziz, ben conosciuto dalle guardie del corpo di Malcolm X, non avrebbe mai potuto entrare nella sala da ballo indisturbato, figuriamoci con un'arma in pugno.

Chi ha sparato davvero?

L'indagine narrata in Chi ha ucciso Malcolm X non si ferma qui, e arriva anche a identificare quello che secondo Abdur-Rahman è il vero esecutore materiale, che avrebbe vissuto, noto a tutti ma intoccabile la propria vita proprio nella stessa cittadina del New Jersey da dove il gruppo di assassini era partito, e nella quale oggi a Malcolm X sono dedicate scuole e murales.

La qualità delle docuserie true crime di Netflix è spesso straordinaria, e il materiale ritrovato e presentato per la prima volta in Chi ha ucciso Malcolm X è di grandissimo valore. Una storia così grande meritava sicuramente di essere raccontata con questa cura del dettaglio prima che fosse troppo tardi. Nella parole di Abdur-Rahman si nota fin dai primi minuti il senso di urgenza che muove questa indagine, la ferrea volontà di trovare la verità prima che sia troppo tardi e che insieme all'ultimo protagonista di questa storia rischi di scomparire anche la memoria dei fatti.

Ma è proprio questa figura di storico amatoriale ad essere il primo piccolo limite della produzione, in quanto specialmente nel primo episodio permane ancora il dubbio nello spettatore che possa trattarsi di uno dei tanti fanatici capaci di vedere complotti dietro qualsiasi cosa. Ma ben presto si capisce che non è così, la sua ricerca è precisa e riconosciuta valida da storici affermati, e sebbene la sua dialettica pecchi a volte di dilettantismo contribuisce anzi a rendere il racconto più vivo e personale.

Un altro piccolo difetto, se così possiamo definirlo, di Chi ha ucciso Malcolm X è che la narrazione si muove verso un confronto che appare necessario, ma che senza fare troppe anticipazioni viene forzatamente negato. Manca insomma un finale che avrebbe potuto rendere il tutto ancora più emotivamente coinvolgente, ma la cui assenza non è in alcun modo imputabile al senso di completezza del racconto.

Chi ha ucciso Malcolm X? Nonostante queste piccole mancanze, Chi ha ucciso Malcolm X è un nuovo centro per Netflix, una docu-serie che riesce a trascendere il genere true crime e che (come era già successo per Making a Murderer) negli USA ha già dato vita a movimenti popolari per chiedere che anche la giustizia provi a riconoscere finalmente la verità. Vero, drammatico, necessario attivismo civile.

7.7